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04/08/2020

Lo sguardo dal Ponte

Milano Finanza - Gaetano Belloni e Franco Canevesio

L'ultimo taglio è quello del nastro tricolore. Dopo 620 dal tragico crollo del Morandi, ecco risorgere dalle ceneri il nuovo ponte Genova San Giorgio, firmato dall'architetto Renzo Piano e costruito da Pergenova, joint venture tra Salini Impregilo (dal 2020 Webuild) e Fincantieri. Il progetto esecutivo è firmato da Italferr mentre per il project management, la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza è stato scelto il Rina. L'inaugurazione è fissata per lunedì 3 agosto 2020 alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La prima auto a transitare sul nuovo viadotto sarà quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esattamente come avvenne 53 anni fa, il 4 settembre 1967, con la Lancia Flaminia 335 presidenziale con a bordo l'allora presidente Giuseppe Saragat. Un ponte non risolutivo, ma che darà un po' di respiro alla viabilità ligure (e non solo). «Un ponte semplice e parsimonioso, ma non banale. Sembrerà una nave ormeggiata nella valle, un ponte in acciaio chiaro e luminoso. Di giorno rifletterà la luce del sole ed assorbirà energia solare e di notte la restituirà. Sarà un ponte sobrio, nel rispetto del carattere dei genovesi», scrive nel documento. Un'idea di ponte, con cui traccia le linee guida e le ispirazioni del progetto, Renzo Piano, genovese purosangue, classe 1937. Un viadotto che è un nuovo inizio. Come ha dichiarato a MF-Milano Finanza Marco Bucci, sindaco di Genova ma soprattutto Commissario straordinario per la ricostruzione del ponte autostradale sul Polcevera: «Con questo ponte ripristiniamo una viabilità a quattro corsie più due eventuali. Sei corsie in più per la mobilità Est-Ovest più gli allacciamenti alle autostrade. Ripristiniamo un sistema di trasporto pubblico e di infrastrutture che ci darà un risultato migliore rispetto a quando siamo partiti». Al suo fianco, come braccio operativo, ha avuto un ruolo di primo piano il Rina che ha confermato come la scelta della struttura commissariale che applica il codice degli appalti europeo, anziché il vetusto codice italiano, abbia dato ai lavori una spinta non da poco. «Come Rina abbiamo dimostrato che l'applicazione di un avanzato project management ha consentito di svolgere in parallelo la difficile demolizione di un ponte imponente, quale era il Morandi e la costruzione di un nuovo viadotto, che nonostante la sua semplicità strutturale, restituirà a Genova e al nostro Paese condizioni di mobilità normali, rappresentando contestualmente un grande motivo di orgoglio per tutti», dichiara Roberto Carpaneto, a.d. di Rina Consulting. Quella nata a Genova, non è solo un'opera ingegneristica. È qualcosa di più e di diverso. Nel caso di Fincantieri, per esempio, è la nascita, o meglio, la conferma di un nuovo modello. «È prevalsa l'urgenza di fare l'opera e lì sta il modello Fincantieri» sottolinea l'ad di Fincantieri, Giuseppe Bono. «Noi siamo abituati a gestire sistemi complessi, come le navi, rispettando sia i tempi di consegna che la qualità del prodotto. Abbiamo la capacità di lavorare con molte ditte, con l'indotto, e di sapere organizzare il lavoro in modo che non ci creino discrasie. Ecco», ribadisce l'ad, dello Fincantieri» sottolinea l'ad di Fincantieri, Giuseppe Bono. «Noi siamo abituati a gestire sistemi complessi, come le navi, rispettando sia i tempi di consegna che la qualità del prodotto. Abbiamo la capacità di lavorare con molte ditte, con l'indotto, e di sapere organizzare il lavoro in modo che non ci creino discrasie. Ecco», ribadisce l'ad, «questo è quello che io intendo per modello Fincantieri. Nel nostro Dna c'è il rispetto dei tempi, l'organizzazione del lavoro, la capacità di capire le problematiche per risolverle e dare la migliore qualità al cliente. D'altra parte noi siamo in grado di lavorare 240 mila tonnellate di acciaio. E non dimentichiamo che le navi sono fatte a ponti, magari più piccoli». La visibilità che sta dando quest'opera funziona alla grande anche a livello di marketing. Proprio Fincantieri Infrastructure sta seguendo la costruzione del più grande ponte sospeso sul Danubio, in Romania: lungo 1.975 metri sarà pronto entro fine 2021 e ambisce a essere un'opera simbolo, con la campata centrale che è la più lunga d'Europa. Ha inoltre vinto la gara per costruire la diga di Vado Ligure e per ricostruire il porto Carlo Riva di Rapallo (Fincantieri Infrastructure opere marittime), il nuovo stadio di calcio di Bologna (in partnership con comune di Bologna e Bologna calcio) e ha firmato un accordo di collaborazione con il governo e la Marina Militare del Qatar per la costruzione della nuova base navale nell'emirato. Tante sono le aspettative riposte sulla nuova infrastruttura, chiamata da più parti a far cambiare volto alla città.A patto che vengano edificate una serie di altre infrastrutture necessarie allo scopo. «Il ponte è la punta dell'iceberg della rinascita di Genova. Da qui a cinque anni il capoluogo ligure è destinato a cambiare faccia, diventando un esempio per l'Italia», dice chiaro Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria. Ponte, parco, waterfront, i silos in porto: sono le tappe ulteriori di una rinascita annunciata, secondo il governatore. Ancora di più. La Camera di Commercio, per evidenziare le priorità della regione, ha editato il Libro bianco sulle priorità infrastrutturali a cui mettere mano al più presto se non si vuole perdere troppo terreno nella competizione industriale. «Viviamo un isolamento grave. Le nostre ferrovie datano secoli. Per questo abbiamo scritto il Libro bianco. Sollecitiamo ben altri interventi più significativi rispetto al ponte», sottolinea Luigi Attanasio, presidente della Camera di Commercio. Tra le opere indifferibili c'è, solo per citarne alcune, la velocizzazione della Milano-Genova (156 milioni), la Gronda (475 milioni), la metropolitana da adeguare (327 milioni) e il nodo di Genova (6,8 miliardi di euro di investimento). Proprio su quest'ultimo progetto è già all'opera Webuild, il nuovo gruppo nato quest'anno da Salini Impregilo. «Ci impegniamo per dare continuità al lavoro iniziato in Valpolcevera mettendoci all'opera sul nodo ferroviario di Genova con cui da domani 500 persone tornano subito a lavorare», sottolinea Pietro Salini, a.d. di Webuild. Una volta a regime, la ferrovia del terzo valico assicurerà il collegamento tra Genova e Milano in 50 minuti: oltre alla costruzione del tracciato principale ad alta velocità, prevede la costruzione di quattro interconnessioni tra Voltri, Genova Parco Campasso, Novi Ligure e Tortona, che permetteranno di collegare la nuova linea con quelle già esistenti. Spinge verso il futuro anche il presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini. «Dobbiamo andare avanti. È necessario ottimizzare la logistica, già prima la situazione era critica, ora parliamo di 5 mila Tir che attraversano le nostre strade. Siamo sempre deficitari. Ripristinare un'arteria fondamentale è il primo passo. Le vie di accesso al porto sono limitate.E il porto è in crescita da dieci anni, anche se tra ponte e covid adesso la crescita è "stoppata"». Lo sa bene il presidente dell'autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale, Paolo Emilio Signorini che ribatte: «Non siamo nella situazione esistente prima del crollo del ponte Morandi: al posto di un ponte ammalorato abbiamo almeno due alternative, se non tre, che arrivano a sostegno della viabilità genovese. Nuovo ponte, Lungomare Canepa rifatto, la nuova via della Superba e soprattutto la strada Guido Rossa sono assi viari importanti, che hanno eliminato una parte delle code ataviche in zona Sanpierdarena. Ora tocca al porto, con i suoi progetti, nati perlopiù con Decreto Genova. Un programma straordinario di investimenti pari a 1,06 miliardi di euro e un elenco di interventi predisposto attraverso un lavoro congiunto tra autorità di sistema portuale, struttura del Commissario straordinario e Società di gestione dell'aeroporto di Genova». (riproduzione riservata)

Foto: Lo schizzo progettuale del ponte


Foto: Una fase della realizzazione


Foto: Renzo Piano


Foto: Giuseppe Conte