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13/01/2019

Lo sfogo di Zappalorto «Il sistema salvò i sindaci e scaricò tutto su di noi»

Corriere del Veneto

Il prefetto di Venezia: «L'accusa è un pugno nello stomaco»
«Non sono mai stato tenero con i prefetti - ammette il presidente del consiglio regionale, Roberto Ciambetti - e più volte denunciai i pericoli del loro comportamento. Ma i funzionari dello Stato si trovarono a eseguire ordini sbagliati e applicare direttive disposte da una classe dirigente sconsiderata». Il deputato del Movimento 5 Stelle, Alvise Maniero, quand'era sindaco di Mira accolse nel suo Comune molti profughi: «Non ho motivo di dubitare dell'operato di Zappalorto e confido nella magistratura. Posso solo dire che questo sembra l'ennesimo caso nel quale il tema dell'accoglienza diventa terreno fertile per la malavita». Solidarietà anche da Alberto Panfilio, il sindaco di un paese, Cona, che ospitava il più grande hub del Veneto: «Zappalorto è una persona molto franca, che vede le cose come sono. Insieme, abbiamo capito che la soluzione al problema del Centro di accoglienza doveva arrivare da quella politica che, invece, abbandonò le prefetture in situazioni emergenziali. Da quel contesto lui e i suoi colleghi ne sono usciti "provati". Eppure il vero colpevole fu la mancanza di volontà, da parte della politica, di governare il fenomeno dell'arrivo in massa dei migranti». Per il Partito Democratico interviene il deputato Nicola Pellicani. E anche lui difende il prefetto di Venezia: «Non ho dubbi sulla sua onestà e correttezza istituzionale. Penso che le vicende al centro dell'inchiesta siano il prodotto della mancanza di regole certe e di organizzazione da parte del governo. Una situazione che non è nuova, ma che è destinata ad aggravarsi, in quanto il decreto sicurezza peggiorerà le cose». Infine Gianfranco Bettin, presidente della municipalità di Marghera: «Basta avere anche appena conosciuto il prefetto Vittorio Zappalorto per non avere dubbi sulla sua dedizione negli incarichi che ha ricoperto e ricopre. Non si può che restare sorpresi di fronte alle accuse che investono il suo lavoro a Gorizia. Funzionari come Zappalorto rischiano di diventare capri espiatori di vicende le cui responsabilità stanno soprattutto in capo a una politica che in tema di immigrazione è da troppi anni ottusa e vile e quindi inefficiente, fautrice di disordini e ingiustizie». Giulia Busetto Andrea Priante «Mi lasci dire una cosa prima di rispondere a qualsiasi domanda: o questi prefetti indagati, che se non sbaglio sono una quarantina in tutta Italia, sono tutti disonesti, oppure c'è qualcosa in questo sistema di accoglienza dei migranti che non va. E' stato scaricato tutto il peso su di noi, incaricati di risolvere una situazione quasi impossibile con strumenti e risorse minime». Il telefono squilla in continuazione, messaggi e chiamate, è un filo ininterrotto dalle sette della mattina. E' avvilito e amareggiato, sono i giorni della sorpresa, del colpo inaspettato per chi come lui della legalità ha fatto la sua ragione di vita. Vittorio Zappalorto però risponde a tutti: «Solidarietà e vicinanza, mi stanno chiamando da tutta Italia - dice il prefetto di Venezia - da Gorizia, Udine, Trapani, Roma, magistrati e politici, anche i sindaci a cui ho dato i migranti da assistere nei loro comuni. Queste dimostrazioni di stima mi danno grande forza e serenità». L'accusa a cui deve rispondere è forte: associazione a delinquere. «Sono un prefetto, ho sempre servito lo Stato nel rispetto della legalità e della trasparenza, ho sempre fatto il mio dovere nell'interesse delle istituzioni, ho la coscienza a posto e fiducia nella magistratura, non posso non averla». Se l'aspettava? «Assolutamente no, per me questa accusa è un pugno sullo stomaco. Chiedo soltanto che non passi troppo tempo per l'accertamento e che si faccia chiarezza sulla mia estraneità presto. Non si lascia un uomo dello Stato, così come ogni cittadino, in questa situazione di incertezza. Sono costretto a giustificarmi per il lavoro fatto con onestà e impegno solo perché è stato scaricato sui prefetti tutto il peso e la responsabilità delVENEZIA l'accoglienza». Sta accusando la politica? «Senta, o siamo tutti disonesti e sprovveduti, o c'era un sistema sbagliato. I territori hanno alzato i muri, continuavano ad arrivare ogni giorno decine o centinaia di migranti da sistemare, eravamo la parte più debole della catena, gli unici obbligati ad intervenire. E' stato questo il vero problema: l'obbligatorietà all'accoglienza doveva essere stabilità per legge anche per i sindaci, era chiaro che il sistema non poteva funzionare. Quando la politica ha capito che avrebbe "perso" i sindaci ha preferito scaricare tutto sui prefetti senza fornire adeguate risorse e strumenti. Nello stesso tempo in cui decideva già sapeva che sarebbe stato un fallimento». Lei però è riuscito a svuotare il centro di Conetta in poco più di un mese: da prima di Natale come promesso dal ministro dell'Interno Salvini non ci sono più ospiti. «Perché è cambiata l'aria, l'accoglienza diffusa è aumentata e i migranti non arrivavano più a frotte come prima, altrimenti Cona sarebbe ancora al collasso e avremmo realizzato altri hub. I sindaci non hanno capito, o non hanno voluto capire, che la distribuzione di queste persone su tutto il territorio non avrebbe comportato conseguenze, avrebbe invece impedito la creazione di questi grandi centri di accoglienza con tutti i problemi che ne sono seguiti, di vivibilità per gli ospiti ma anche di legalità». In che senso? «E' chiaro che quello dei migranti con il tempo è diventato un business, grossi numeri e milioni a disposizione, hanno presto attirato soggetti discutibili. Noi dovevamo fare gli appalti che venivano vinti sempre dalle stesse società o consorzi, che poi si sono dimostrati poco affidabili». E' accusato di non aver controllato abbastanza. «Ma se quando sono arrivato alla prefettura di Gorizia il primo gennaio 2014 ho attivato una task force sui migranti rimettendo in moto una macchina ferma a causa di inchiesta giudiziaria avviata nel 2011. Nessuno voleva muovere una carta per paura di essere indagato, ma non potevamo stare fermi, dovevamo intervenire per l'accoglienza degli stranieri ricominciando a pagare la Connecting People che nel frattempo aveva anche smesso di pagare i propri dipendenti. Abbiamo fatto controlli e contestazioni, poi sfociate in penali prima e nell'estromissione della cooperativa poi, in seguito ad una trattativa durata oltre sei mesi, sempre concordata con l'Avvocatura e il ministero dell'Interno, che ha portato alla risoluzione consensuale del contratto evitando anche altri contenziosi». Perché avrebbe dovuto essere d'accordo con i gestori del centro? «E lo chiede a me? Io arrivo, impongo le penali, mi accorgo che la situazione così non può continuare, cerco di risolvere il contratto e una situazione che avrebbe potuto sfociare in problemi umanitari e di ordine pubblico, quale sarebbe stato il mio vantaggio ad andare a patti con queste persone se poi li ho anche estromessi? Cosa farà adesso? «Continuerò a fare il mio lavoro con trasparenza così come ho sempre fatto. Gli attestati di solidarietà di queste ore mi stanno in parte ripagando di questa amarezza». Francesco Bottazzo

●Gli acronimi

«CIE» E «CARA»

I Centri per l'identificazione e l'espulsione (Cie), sono strutture realizzate per trattenere gli stranieri «sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera» nel caso in cui l'ordine non sia immediatamente eseguibile. Il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) è invece una struttura in cui vengono accolti i migranti appena giunti in Italia irregolarmente che intendono chiedere la protezione internazionale

Chi è

● Nato a Treviso nel 1956, Vittorio Zappalorto è prefetto di Venezia dal 23 luglio 2018. ● La sua carriera è iniziata a Trieste dove ha svolto l'attività presso l'Ufficio di Gabinetto. Nel 1991 fu trasferito a Roma, entrando a far parte dell'Unità di Crisi costituita in occasione degli sbarchi di albanesi sulle coste pugliesi. ● Nel 2002 è promosso viceprefetto e nel 2008 è stato nominato vicario della Prefettura di Treviso. Nel 2013 diventa prefetto di Gorizia sino al 31 luglio 2015 e nel frattempo è commissario straordinario al Comune di Venezia, fino al giugno 2015. ● Dal 1 agosto 2015 diventa prefetto di Udine, prima di rivestire lo stesso incarico a Venezia

controlli Quando sono arrivato ho trovato una situazione ferma, nessuno voleva più firmare una carta. Ho istituito una task force sul centro di accoglienza, aumentato i controlli, fatto contestazioni poi sfociate in penali e dopo una trattativa di sei mesi, concordata con il ministero dell'Interno, ho estromesso dalla gestione la cooperativa

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