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12/09/2018

Lo schiaffo di Toninelli ai Benetton: sul ponte affido diretto a Fincantieri

La Verita' - FRANCESCO BONAZZI

• ITALIA MARCIA
II ministro delle Infrastnitture prepara il decreto per tagliare fuori Atlantia dalla ricostruzione. Se Bruxelles si mette di mezzo, si ripiegherà su una gara ristretta. Nessun passo verso Toti e Tria sceglie il no comment Grillinifreddi con il governatore della Liguria e con Renzo Piano Sulle concessioni ci si aspetta un giro di vite anche per il gruppo Gavio
Una tragedia che hanno visto e seguito in tutta Europa, un'emergenza decisamente eccezionale e un ponte da ricostruire il prima possibile, ovviamente a cura dello Stato. Insomma, il ponte Morandi vai bene un'eccezione alle regole europee sugli appalti pubblici e allora venerdì arriverà un «decretone» per Genova, con l'affido diretto della ricostruzione a Fincantieri, quotata in Borsa, ma controllata per il 71% dalla solita Cassa depositi e prestiti. L'annuncio l'ha dato ieri alla Camera Danilo Toninelli, anticipando che ci sono «segnali positivi» dai primi colloqui con Bruxelles. Per il governo di Giuseppe Conte si tratta di derogare platealmente al Codice degli appalti, se non altro per dare un altro schiaffone ad Atlantia e alla famiglia Benetton che vorrebbero essere della partita. E se non sarà semaforo verde per l'affidamento diretto, da Palazzo Chigi si aspettano quantomeno il via libera a una procedura ristretta con la chiamata di due, massimo tre soggetti. Insomma, una cosa veloce. Il ministro delle Infrastnitture ha scoperto le carte in un'audizione alla commissione Ambiente di Montecitorio, ribadendo che Autostrade resta fuori dalla partita della ricostruzione, da cui, anche come immagine, avrebbe sicuri benefici. «Nei prossimi giorni», ha spiegato, «nel Consiglio dei ministri di venerdì, il governo approverà un decreto legge in cui ci saranno importantissime misure per Genova e per i genovesi. L'obiettivo è fer ripartire una delle città più importanti del nostro Paese». Venerdì dovrebbe essere dunque approvato un decreto, il cui punto nodale sarà l'affidamento diretto della ricostruzione del ponte Morandi a Fincantieri, guidata dal settantaquattrenne Giuseppe Bono, che scade nel 2019 ma a questo punto ha in tasca, come minimo, la riconferma ai vertici della cantieristica di Stato, dove si è installato nel lontano 2002. In Borsa, Fincantieri ha chiuso piatta (+0,14% sulla vigilia), segno che la maxicommessa è al momento giudicata dal mercato qualcosa di simile al non profit. Sul fronte Atlantia, Piazza Affari ha fatto spallucce e il titolo ha recuperato 1*1,36%, forse aiutato anche dalle parole di Giovanni Tria. Il ministro dell'Economia, interrogato dai giornalisti dopo l'audizione del collega Toninelli, se l'è cavata alla Andreotti: «Ho già il problema della nota di aggiornamento al Def e della legge di Bilancio. Aspetto per vedere che succede». Ma certo, intanto, ieri in Parlamento è stata prospettata una sorta di punizione esemplare per Autostrade. E Toninelli l'ha motivata con chiarezza: «Partiremo dalle regole attuali del codice e sulla base dell'eccezionaiità potremo affidare direttamente a una società pubblica, pensiamo a Fincantieri, l'appalto per la ricostruzione del ponte». Anche perché, ha aggiunto il ministro, «il crollo del ponte Morandi non è dovuto a tragica casualità, ma a una mancata manutenzione che spettava ad Autostrade per l'Italia». E questa punizione esemplare spazza via anche i progetti di Giovanni Toti, governatore ligure assai attivo sulla vicenda nonostante le sue competenze di legge limitate, insieme all'architetto e senatore a vita Renzo Piano. Agli occhi dei 5 stelle, i due sarebbero un pò il ventre molle delle istituzioni di fronte ad Autostrade e al suo ad, Giovanni Castellucci, ansiosi di rientrare in gioco. Ma Fincantieri, in ogni caso, rischia di dover lavorare chiedendo il «permesso)» ad Autostrade, titolare della concessione. E non è un problema da poco. Mentre Toninelli parlava, il governo stava iniziando a trattare a Bruxelles sulla deroga alla gara europea, spingendo molto sul fatto che la tragedia della vigilia di Ferragosto è paragonabile a un'alluvione o a un terremoto, e che Fincantieri è statale. Ieri sera, fonti dell'esecutivo davano per «cautamente positivo» l'esito delle prime discussioni con la Commissione Uè, anche se non eseludevano l'arrivo di una controproposta «ragionevole» come una gara a invito di «due 0 tre massimo generai eontractor». Già che c'era, anche per rovinare la serata agli altri oligopolisti del casello come il gruppo Gavio, il ministro delle Infrastnitture ha anche minacciato novità sulle concessioni: «Intendo dare un segnale di svolta ben preciso: d'ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nelle manutenzioni, a cominciare da ponti e gallerie». Non solo, ma in attesa delle nuove regole, nei prossimi giorni il ministero convocherà tutti i concessionari, che dovranno presentarsi ognuno con un piano ben preciso di tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e con la previsione dettagliata delle risorse dedicate. Nella sua audizione alla Camera, il ministro di Cremona ha infine calato la pietra tombale su Fs-Anas, «che non staranno più insieme». «Stiamo studiando», ha spiegato Toninelli, «se procedere con una scissione che possa essere fatta internamente alla holding Fs o per decreto. Anas ha un obiettivo d'impresa che non è compatibile con Fs». Insomma, va bene non privatizzare più Ferrovie, come già aveva deciso il centrosinistra dopo i sogni di gloria di Matteo Renzi, ma non si vede perché affossarla con l'Anas.

Foto: COMBATTIVO Danilo Toninelli, 44 anni, ministro pentastellato delle Infrastnitture e dei Trasporti


Foto: [LaPresse]