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16/05/2020

Lo sbloccacantieri porta altre tensioni Conte: non posso fare i miracoli

Corriere della Sera - Marco Galluzzo

L'aut aut di Italia viva per il maxi piano sui lavori pubblici Possibili convergenze con il M5S sullo stop al codice Delrio Ma il Pd frena sull'ipotesi di un intervento da 109 miliardi
ROMA Lo chiedono le imprese, il mondo delle costruzioni, ne ha bisogno l'economia per rilanciarsi, Matteo Renzi ne fa un punto dirimente per restare nel governo. Mentre tutti nella maggioranza indicano nel decreto sulle semplificazioni e contro la burocrazia il prossimo passo decisivo del governo, il piano per sbloccare i cantieri - che dovrebbe essere contenuto nello stesso provvedimento - rischia di dividere governo e maggioranza.

Giuseppe Conte ha già sul tavolo le bozze di un provvedimento di semplificazione a largo raggio delle procedure amministrative anche nel settore degli appalti, dice «non posso fare miracoli» a chi gli chiede di essere più drastico possibile, ma non ha ancora deciso a quale modello votarsi per andare incontro alle richieste di Italia viva, che su un piano da 120 miliardi per sbloccare le opere e le infrastrutture nel nostro Paese sta giocando tutte le sue carte.


«Il problema è il Pd», dicono sempre nel partito di Renzi, aggiungendo che un piano analogo al loro l'ha già messo nero su bianco il viceministro delle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, un piano che si rifà al modello del ponte Morandi, che congela per tre anni le norme del codice degli appalti e che si ripromette di cantierare nel breve periodo opere già finanziate, con progetti definitivi già approvati, per 109 miliardi, una massa di investimenti che generebbe un indotto da 500 miliardi e che sarebbe una boccata di ossigeno contro la recessione.


Su questo piano il Movimento è compatto, Iv potrebbe convergere, mentre appare meno decisa la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli, che sconta alcune resistenze del suo partito (Delrio ha la paternità del codice degli appalti) e che vorrebbe un piano di spessore inferiore, più facile da attuare, intorno ai 15 miliardi a regime, con una ventina di opere da realizzare, per avviare un piano pluriennale da 200 miliardi.


Potrebbe essere questo il prossimo scontro nella maggioranza, e toccherà a Conte fare una sintesi delle diverse ambizioni, anche se lo stesso presidente del Consiglio, all'inaugurazione dell'ultimo tratto del ponte Morandi disse che «il modello attuale è applicabile a tutto il territorio nazionale», facendo capire che lui sarebbe favorevole ad un piano di vaste dimensioni e con le stesse deroghe di cui ha usufruito la ricostruzione del ponte di Genova.


Nel piano dei 5 Stelle ci sarebbero due soli commissari, nella persona degli amministratori delegati di Anas ed Rfi, che a loro volta potrebbero nominare dei subcommissari. Ma una sintesi fra il ministro e questo piano non è stata ancora raggiunta, mentre Conte deve tenere in considerazione la minaccia politica di Renzi: «O si fa un piano su vasta scala nazionale che dia uno choc all'economia o noi non ci stiamo».


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