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30/08/2018

Livorno, intercettazione choc «C’è l’alluvione, brindiamo»

Il Messaggero - Omero Cambi

Come a L'Aquila: arrestati
L I V O R N O «Brinderemo all'alluvione». Come a L'Aquila nella notte del terremoto, anche a Livorno c'era qualcuno che si rallegrava delle disgrazie di una città sognando guadagni, in quel caso il tragico nubifragio che nel settembre scorso costò la vita a 9 persone. L'intercettazione ha portato all'arresto di due imprenditori. Cambi a pag. 12 F I R E N Z E «Brinderemo all'alluvione». Come a L'Aquila nella notte del terremoto, anche a Livorno c'era qualcuno che si rallegrava delle disgrazie di una città sognando guadagni, in quel caso dopo il tragico nubifragio che nel settembre scorso causò nove vittime. «Ci siamo allarmati quando da alcune intercettazioni abbiamo sentito dire da alcuni imprenditori che avrebbero brindato all'alluvione», ha detto ieri il capo della squadra mobile di Livorno, Salvatore Blasco, illustrando con il questore Lorenzo Suraci le indagini che hanno portato all'arresto di Riccardo Stefanini, ex coordinatore della protezione civile del Comune. Stefanini, che era già stato arrestato a maggio per peculato continuato e aggravato dalla recidiva (per una condanna in primo grado, stesso reato, per fatti del 2009), avrebbe pilotato due gare d'appalto. L'accusa è di turbativa d'asta in concorso con Emanuele Fiaschi, titolare della livornese Tecnospurghi, per la gara "Multiservizi", e con Nicoletta Frugoli, rappresentante della società romana Comunicaitalia Srl, per la gara sull'Alert system. Stefanini e Fiaschi sono ai domiciliari con il braccialetto elettronico, mentre per la Frugoli è stato disposto il divieto di esercitare qualsiasi ufficio direttivo e di rappresentanza di imprese per un anno. GLI APPALTI Quelli nel mirino degli investigatori sono due appalti sotto soglia, ovvero sotto i 41mila euro. Nel primo caso, Stefanini avrebbe favorito Fiaschi, scoraggiando un concorrente, in una gara da 35mila euro per la fornitura di mezzi spargisale; nel secondo episodio, per un appalto da 23mila euro, si sarebbe accordato con Frugoli - tramite email - sui criteri del bando prima che venisse emesso. Frugoli respinge le accuse: «Sono finita in un tritacarne. Lavoro seriamente. Sia io che l'azienda non facciamo queste cose: non ho niente da nascondere», ha affermato in una nota della società Comunicaitalia. «La stessa ordinanza della procura, di natura puramente cautelativa - prosegue la nota - dichiara che l'esistenza dei presupposti di un reato da parte della signora Frugoli è ancora da accertare. Sappiamo per certo che tali presupposti non esistono e che la procura lo confermerà dopo avere completato le indagini». I REGALI L'imprenditore livornese e il funzionario, secondo gli inquirenti, sarebbero invece legati da un rapporto consolidato, fatto di regali e cene pagate da Fiaschi. Entrambi sono indagati anche per truffa aggravata ai danni dello Stato. Colpa dei costi gonfiati in occasione dell'emergenza gelo alla fine del febbraio scorso, quando Stefanini avrebbe aumentato orari e mezzi impiegati dalla ditta facendo lievitare le spese di migliaia di euro. «Grazie alle forze dell'ordine, chi voleva lucrare sul disastro dell'alluvione ora non brinda più - ha detto il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin - Gli arresti sono la prova che questa amministrazione e il sottoscritto in particolare hanno fatto bene a chiedere agli investigatori di accendere un faro su alcuni funzionari della protezione civile comunale». «È vergognoso - ha aggiunto - che un dipendente pubblico, di fronte a un evento tragico come l'alluvione dello scorso anno, abbia come priorità quella di favorire un imprenditore amico e pensi al proprio tornaconto personale, invece di aiutare i cittadini in ginocchio a rialzarsi. Una condotta sistematica, che ha moltiplicato i costi a carico del Comune e questo fa ancora più male: ogni euro regalato all'imprenditore amico è un euro sottratto alla collettività. Un vero e proprio schiaffo a tutti noi, per primi ai familiari delle vittime dell'alluvione». Il Comune, ha annunciato infine il sindaco, non solo si costituirà parte civile in un eventuale processo, ma chiederà anche un risarcimento per «il danno d'immagine» alla città e «alla stessa Protezione civile comunale».

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