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27/05/2020

Lite sulle guardie anti-covid: «No alle spie»

Il Giornale di Vicenza

MOVIDA & CONTROLLI. Il progetto annunciato dal ministro Boccia non piace nemmeno ad alcuni esponenti della maggioranza e ha innescato molte reazioni contrarie
Pioggia di critiche alla proposta degli assistenti civici Rucco: «Ora non ci servono altri controllori in giro» Donazzan: «Sbagliato affidare al caso ruoli delicati»
Qualcuno li ha già ribattezzati gli "spioni" della fase 2. Il bando per arruolare i 60 mila assistenti civici non è ancora realtà, eppure quello dell'esercito di controllori che dovrà vigilare sull'uso delle mascherine e sul rispetto delle distanze nei luoghi pubblici è un tema che già divide e fa discutere. Complici non pochi interrogativi che si stanno addensando su queste nuove figure. Non è chiaro quanti di questi volontari, ingaggiati dalla protezione civile e a disposizione dei Comuni, saranno destinati a Vicenza. «Qualche decina», ipotizza il sindaco Francesco Rucco che, contingente a parte, mette in dubbio la bontà della soluzione, non solo perché «nel nostro caso i vicentini si stanno comportando bene», ma anche perché «si tratterebbe di persone prive di formazione». Rinforzi «addestrati» sarebbero, invece, necessari «a riaprire parchi e centri per anziani», avverte il primo cittadino. La sua non è l'unica voce critica al progetto, che sta creando più di qualche malumore anche al Viminale per alcuni nodi irrisolti. Annunciata domenica con una nota dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, e dal sindaco di Bari e presidente dell'Anci, Antonio Decaro, l'iniziativa è collegata ai problemi che molti amministratori riscontrano nel far rispettare le regole di sicurezza dopo il lockdown. Gli assistenti civici, che presteranno servizio a titolo gratuito, saranno schierati nelle zone della movida, nelle spiagge libere, nei mercati, nei parchi e dovranno vigilare affinché tutti utilizzino i dispositivi di protezione individuale, rispettino le distanze e non creino assembramenti. Il bando sarà rivolto «a inoccupati, a chi non ha vincoli lavorativi, anche percettori di reddito di cittadinanza o chi usufruisce di ammortizzatori sociali».Fin qui i contenuti, accolti da una pioggia di critiche. Se il governatore del Veneto Luca Zaia l'ha definita «una sconfitta sociale», neanche Rucco risparmia perplessità: «I vicentini hanno dimostrato che gli assistenti civici non servono. A fronte di 1.896 controlli effettuati nell'ultima settimana, sono solo 3 le sanzioni elevate. Inoltre, si tratterebbe di volontari senza formazione. Al contrario, avremmo bisogno di persone preparate, anche dal punto di vista del primo soccorso, che ci aiutino a riaprire i parchi e i centri per anziani, soprattutto sotto il profilo della sanificazione, della custodia e dell'educazione alle regole. Avrei investito di più nella protezione civile. C'è bisogno di persone che diano una mano, non che siano di intralcio alla ripartenza». Tra le voci contrarie anche quella dell'assessore regionale Elena Donazzan, per la quale reclutare 60 mila assistenti civici tra i percettori del reddito di cittadinanza è «un insulto al buonsenso». «Si affida così, a caso, un ruolo delicato e pericoloso, che non si può improvvisare perché abbisogna necessariamente di delicate e comprovate competenze», spiega. Donazzan invita poi il governo a una retromarcia, «in un momento così particolare, ove mancano nei Comuni e in agricoltura figure che si possono reperire fra chi ha un minimo di voglia di lavorare. L'assistenzialismo non fa parte della cultura dell'Italia migliore, abituata a rimboccarsi le maniche: Fratelli d'Italia darà battaglia contro questo deleterio approccio assistenzialista adottato dal governo, che preferisce piazzare i beneficiari del reddito di cittadinanza in piazza a guardare gli altri, anziché auspicare e favorire per loro un concreto reinserimento lavorativo e sociale». © RIPRODUZIONE RISERVATA