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04/06/2019

Lite su Sblocca-cantieri, subito un nuovo stop

Avvenire - NICOLA PINI

LA LEGA NON RITIRA L'EMENDAMENTO SU FRENO AL CODICE DEGLI APPALTI
Nessuna intesa al vertice serale: Conte se ne va, riunione interrotta, si teme un incidente in aula. Toninelli: «È una provocazione». Dl crescita, spunta un maxi-scivolo di 7 anni nelle grandi aziende
Roma e ci sono due provvedimenti che evidenziano le difficoltà e le divisioni nelle quali si dibatte la maggioranza negli ultimi mesi, questi sono il decreto "sblocca-cantieri" e il "dl crescita". Ieri sera se ne è avuta la prova: si è interrotto dopo nemmeno un'ora l'ennesimo vertice a Palazzo Chigi, voluto e convocato dal premier Conte con i capigruppo e i relatori nel tentativo di sbloccare un iter parlamentare a dir poco faticoso. Conte ne aveva parlato anche in conferenza stampa, sottolineando come i due decreti costituiscano «due passaggi determinanti del contratto del governo». Determinanti ma divisivi, evidentemente. Il "decreto crescita" prima doveva approdare oggi in aula alla Camera per la discussione generale, ma ieri le commissioni Finanze e Bilancio della Camera hanno fermato i lavori in attesa delle riunione a Palazzo Chigi riconvocandosi per questa mattina. Anche lo "sblocca cantieri", che deve essere convertito in legge entro il 18 giugno procede a rilento: l'esame da parte del Senato doveva iniziare giovedì scorso, ma è stato rinviato a oggi. Su questo testo si combatte la sfida del Codice degli appalti. La Lega ha presentato un emendamento che intende bloccare il Codice per due anni: Salvini ha detto che frena il Paese e ieri sera ha fatto ripetere ai suoi che, per loro, lo "sbloccaggio" può derivare proprio da questa proposta, più che dal resto. Ma i 5 stelle non sono d'accordo. «L'emendamento di Salvini, presentato dalla sera alla mattina, non condiviso da nessuno e che butta all'aria mesi e mesi di lavoro, è una provocazione - ha sottolineato ieri sera il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli - e con questo atteggiamento penso che Conte non ce la farà mai». Nella riunione lo stesso premier (che ha premesso di aver «poco tempo») ha criticato il metodo di presentare modifiche non condivise fra gli alleati. Nei giorni scorsi Palazzo Chigi aveva chiesto un chiarimento pure all'Autorità anticorruzione, che si è schierata: il Codice non può essere sospeso. Le difficoltà d'altronde vengono da lontano. La prima approvazione del provvedimento da parte del governo risale infatti al 20 marzo, con la formula "salvo intese", cioè in pratica senza un testo condiviso. S'è dovuto attendere il 18 aprile per un secondo passaggio in Cdm, deciso dopo i rilievi del Colle. I problemi restano anche sul pacchetto crescita: tra l'altro manca l'accordo sul cosiddetto "Salva-Roma" sui debiti, osteggiato dal leader leghista. Ieri tuttavia i relatori del provvedimento hanno presentato un emendamento comune, non ancora messo al voto. La misura prevede la possibilità di lasciare l'impiego fino a 7 anni prima di avere raggiunto i requisiti per l'uscita, con uno "scivolo" pagato dall'azienda, attraverso un meccanismo chiamato "contratto di espansione" che prenderebbe il posto degli attuali contratti di solidarietà espansiva. La norma è pensata però solo per le grandi aziende con più di 1.000 lavoratori che, all'interno di un piano di ammodernamento tecnologico, potrebbero favorire l'uscita dei lavoratori più anziani: l'entità dello scivolo sarebbe commisurato alla pensione lorda maturata al momento dell'uscita. Il meccanismo prevede che le aziende possano anche ridurre l'orario di lavoro degli altri dipendenti e in cambio assumere nuovi lavoratori.