scarica l'app
MENU
Chiudi
04/07/2020

Lite su grandi appalti e commissari: i nodi che bloccano il decreto `

Il Mattino

Forti dubbi dal Pd. Non convince il modello senza gara per le opere oltre 5 milioni: mina concorrenza e trasparenza. E Iv insiste sull'abuso d'ufficio
IL CASO
ROMA Ci sono gli appalti, che non convincono il Pd. Il condono, che non piace a Leu, l'abuso di ufficio che non garba a Iv. Sul tavolo del pre-Consiglio ieri pomeriggio non è arrivato un testo politicamente chiuso e in attesa solo degli eventuali aggiustamenti che solitamente i tecnici dei ministeri fanno ai decreti. Di fatto è arrivata una massa informe di articoli tutti da coordinare tra loro e con la legislazione italiana ed europea. Su ogni foglio grosse scritte a mano libera con le obiezioni di ministri e partiti. Approvare un testo oltremodo semplificato ed asciugato, rispetto alle promesse, sarebbe per Giuseppe Conte l'ammissione di impotenza nei confronti di una maggioranza litigiosa e che dovrebbe essere guidata da un partito, il Movimento 5S, che da mesi è senza leader, dilaniato da lotte interne e con parlamentari il cui principale obbiettivo è arrivare in fondo alla legislatura. Un caos che costringe Conte a metà pomeriggio a minacciare di ritirare il testo «se troppo annacquato». Se si esclude la parte relativa alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, esaltata da Vito Crimi con apposito post sui social, il resto è ancora tutto da definire costringendo Palazzo Chigi ad ipotizzare un ulteriore slittamento del Consiglio dei ministri che potrebbe andare alla prossima settimana.
A dispetto dello loro storia, stavolta non sono i 5S a protestare per il forte ridimensionamento del reato di abuso di ufficio, ma i renziani. «Non abbiamo mai votato leggi ad personam e non lo faremo ora», spiegano riferendosi al fatto che del depotenziamento del reato ne beneficerebbero le due sindache M5S Raggi e Appendino. Così come sull'abolizione delle gare d'appalto sotto i 5 milioni, non protestano i grillini, ma il Pd di Zingaretti e di Delrio. Quest'ultimo autore, da ministro, di un codice degli appalti che «lo scorso anno ha fatto salire gli appalti di 30 miliardi», difende la riforma e mette in guardia i colleghi ministri da una possibile reazione dell'Europa.
I PUNTI CRUCIALI
Nel ginepraio di normative complesse e di veti politici, rischia di impantanarsi uno dei pilastri della Fase 3 e «l'immobilismo» del governo, come lo definisce l'azzurra Maria Stella Gelmini, rischia a questo punto di «lasciare a palo la ripresa».
Dunque. i principali nodi tecnici aperti sono sostanzialmente anche quelli politici. Il vero scontro è sugli affidamenti sopra la soglia comunitaria, ovvero sul modello delle grandi opere con una corsia preferenziale, senza gara e sotto il controllo di commissari ad hoc, con tanto di lista stabilita dal governo, una sorta di modello Genova esteso. Sarebbe un apposito Dpcm a definire le opere di «rilevanza nazionale», legate al superamento dell'emergenza Covid che non possono attendere i tempi ordinari. Un modello senza gara che non convince il fronte Pd guidato dalla ministra Paola De Micheli e da Del Rio, non è ben visto dall'Anac e non piace nemmeno all'Ance, preoccupata da una rotta che dietro la bandiera dell'accelerazione possa nascondere uno schema pubblico-privato che rischia di limitare concorrenza e trasparenza del mercato. Nel dettaglio, per i contratti superiori alla soglia comunitaria è prevista la procedura aperta, ristretta o negoziata, con la possibilità di fare ricorso alle procedure negoziate (a trattativa privata) senza gara, sulla base di motivazioni precise, oppure alla procedura ordinaria.
Sono state invece già modificate le soglie di affidamento fino a 5 milioni, ampliando il numero di operatori da consultare (non più cinque): c'è l'affidamento diretto fino a 150.000 euro e l'applicabilità della procedura negoziata senza bando con consultazione di almeno cinque operatori per tutte le altre procedure, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti. In particolare, per importi tra 350.000 euro e 1 milione la consultazione deve riguardare almeno dieci operatori, che salgono a quindici per importi fino a 5 milioni. Ancora sul tavolo rimane poi il nodo dei subappalti, in deroga alle norme Ue, quello del collegio consultivo che può sospendere o far modificare le opere. Mentre sembra superabile il tema dell'abuso di ufficio.
Roberta Amoruso
Marco Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA