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16/04/2020

l’intervistamARCO zatterinGiovanni Tria non è sorp…

Gazzetta di Mantova - mARCO zatterin

l'intervistamARCO zatterinGiovanni Tria non è sorpreso. Quelli del Fmi «sono dati simili a quelli che ci aspettavamo», però «sono elaborati sull'ipotesi di una caduta di due o tre mesi e, dunque, tutto dipende da come si svilupperà la pandemia, in Italia e negli altri Paesi». Il senso, concede il ministro del Tesoro del primo governo Conte, è che ce la vediamo con un nemico ignoto e dunque potrebbe andare peggio, se non si agisce in fretta e con determinazione. Anche perché, nelle stime, «Washington lavora su un modello previsionale in cui «l'intervento del governo sull'economia non è sufficiente».Ci vorrebbe una scossa vera, dice il professore di Tor Vergata. Che ha un piano. Oltre a concedere piene garanzie pubbliche perché le imprese possano accedere senza indugi al credito bancario, lo Stato dovrebbe decidere «un intervento di compensazione a fondo perduto commisurato alla flessione del valore aggiunto fra il 2019 e l'anno in corso». In altre parole, dovrebbe coprire di tasca sua le perdite dovute al virus, contando sul fatto che metà dei fondi tornerebbe indietro sotto forma di tasse, prelievi e contributi, mentre il resto finirebbe comunque a pagare stipendi e materie prime. Costo stimato, sulla base dello scenario attuale, 70 miliardi.È sicuro che funzioni?«Il virus ha provocato una interruzione diffusa dell'attività economica delle imprese. Il governo ha fatto bene a chiudere il Paese, ma in questo modo ha limitato il ruolo delle aziende come produttrici e distributori di reddito. Se vogliamo ripartire subito, ed evitare una caduta verticale del Pil, è necessario ripristinare questa funzione attraverso un risarcimento della collettività. Non è solo questione di equità. C'è anche la ragione economica».Perché lo Stato dovrebbe regalare soldi?«Con una simile manovra tiene in piedi le imprese e l'unione tra capitale umano e quello imprenditoriale. Non solo. Una caduta dell'8-9% del valore aggiunto comporterà una rilevante discesa del gettito, perché alle imprese non basta garantire l'accesso al credito che, pure, è necessario. Non si può solo dire "adesso indebitatevi". Specie le piccole e piccolissime non ce la faranno».E allora?«Servono le garanzie bancarie e il risarcimento diretto per le mancate entrate».Molti economisti dicono che i regali non servono.«Una metà del costo del risarcimento verrebbe recuperato con gettito di varia natura. Evitando che si rompa il sistema venoso dell'economia, cioè l'attività di impresa, si consente che si paghino stipendi e fornitori, i quali a loro volta pagano tasse. Oggi, nell'incertezza, anche chi ha liquidità tende a tenersela. E così si facilita il collasso del sistema». Non dovrebbero esserci delle condizioni?«Chi ottiene i contributi a "fondo perduto" dovrà impegnarsi al mantenimento del lavoro dipendente. E, in caso di cassa integrazione a carico dello Stato, le somme erogate attraverso questo canale dovrebbero essere detratte».Quanto tempo abbiamo?«Bisogna agire in fretta. Un ritardo ci metterà in gravi difficoltà. Perché il mercato dei titoli si affollerà, creando difficoltà di sottoscrizione e tensione sui tassi. Non possiamo usare soluzioni ordinarie. Famiglie e imprese devono pagare le tasse e potrebbero non sapere come fare».Lo avete detto al governo?«Gualtieri ha ricevuto il documento che ho preparato con Pasquale Lucio Scandizzo, lo sta considerando. So che la decisione deve essere politica e spetta a loro».Intanto il Fmi dice che siamo i peggiori fra i grandi. Le fa rabbia vedere l'Italia sempre così indietro?«Certo che sì. Continuiamo a scontare l'incapacità di prendere decisione drastiche. Io ero per intervenire sul codice degli appalti e rilanciare gli investimenti pubblici. Il deficit è basso perché non abbiamo investito. Ma per fortuna, quello che abbiamo risparmiato non è finito in spesa corrente». --© RIPRODUZIONE RISERVATA