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16/06/2020

L’intervistaLuca Monticelli«Siamo arrivati al punt…

Il Secolo XIX - Luca Monticelli

L'intervistaLuca Monticelli«Siamo arrivati al punto di svolta: servono regole chiare e meno burocrazia. Se non ce la facciamo neanche questa volta le imprese rischiano di sparire, non ci sarà più nessuno in grado di fare opere pubbliche in Italia». Gabriele Buia, presidente dell'Ance, è deluso, gli Stati generali dell'economia non lo entusiasmano perché è stanco di sentire solo chiacchiere: «Se ci fosse un fallimento di questo governo sarebbe un disastro, la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni aumenterebbe e sarebbe deleterio per l'Italia».Presidente, cosa si aspetta dagli Stati generali dell'economia?«A noi interessano le norme, siamo stanchi di sentire le promesse o le ipotesi di sviluppo economico. Tutti hanno la ricetta, ma nessuno ha la bacchetta magica e noi continuiamo a soffrire. Siamo già all'ultima spiaggia, o arriva adesso un piano di rilancio o le imprese spariranno, siamo allo stremo. Io aspetto le norme: il decreto Semplificazioni».Siete stati coinvolti dal governo su questo provvedimento? «Certo, a parole sono tutti disponibili e dicono di aver capito cose serve, in realtà nella politica c'è tanta confusione. Intanto il decreto è in ritardo di due settimane rispetto a quanto ci avevano detto e ormai credo che non sarà approvato prima della fine del mese».Cosa volete?«Misure chiare, semplici e precise una volta per tutte per poter lavorare e far crescere questo paese. Vogliamo solo semplicità, toglierci di dosso questa burocrazia infinita, non ne possiamo più».È la burocrazia che ferma le costruzioni?«C'è una montagna di norme che un ingegnere non può conoscere, perché tutte queste leggi non le conoscono neanche i giuristi. Poi ci sono i tecnici delle amministrazioni che non firmano gli atti perché hanno paura dei tribunali, del danno erariale e dell'abuso di ufficio. Non si prendono decisioni, si demanda sempre al "dopo" e il risultato è che siamo bloccati. Sono anni che denunciamo l'inerzia nell'utilizzo della spesa pubblica, nei nostri studi abbiamo rilevato 63 miliardi fermi. Usare queste risorse sarebbe un volano per l'economia e l'occupazione».Il Codice degli appalti va superato?«Mi chiedo perché nominare dei Commissari per sbloccare i cantieri e accelerare le procedure. Non si on le possono sveltire per legge? Anche qui, noi chiediamo una normativa ordinaria e semplice. Se lo Stato chiama dei Commissari vuol dire che ha fallito».Il premier Conte ha parlato di un grande piano infrastrutturale, ha citato l'Alta velocità, la Roma-Pescara e interventi al sud.«Non dimentichiamo però le opere più piccole, dobbiamo ragionare su tutto il sistema e sulla manutenzione, ci sono i ponti che crollano, scuole inagibili. E' giusto pensare alle opere strategiche ma anche a quelle medie e piccole, è un errore fare due mercati, uno per le grandi e uno per le piccole».Che ne pensa del Ponte sullo Stretto?«Non diciamo che non va fatto, però prima mettiamo a posto tutto quello che non va».Cosa la amareggia di più?«Ho visto cose vergognose fatte contro di noi. Adesso il rinnovo dello split payment (la Pa versa l'Iva a l'Erario e non al fornitore, ndr) è la goccia che fa traboccare il vaso. Una cosa insostenibile che non ci aspettavamo, se vogliono far chiudere le imprese di costruzioni continuino su questa strada».Almeno l'ecobonus al 110 per cento le piace?«È un provvedimento importante, ma non è la panacea di tutti i mali. Il governo non può pensare che siccome in questo caso ci ha accontentano non diciamo più niente. L'ecobonus va allungato perché un anno non basta e bisogna trovare un modo per anticipare lo sconto fiscale alle imprese che hanno bisogno di liquidità». --© RIPRODUZIONE RISERVATA