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23/04/2021

LINCIATO. ROVINATO. 5 ANNI IN CELLA ASSOLTO. IL CAPOLAVORO DI GRATTERI

Il Riformista - Piero Sansonetti

Rocco Femìa, ex sindaco di Marina di Gioiosa, nella Locride, arrestato dieci anni fa con altre quaranta persone tra le quali molti assessori. Erano innocenti. Infangati dai giornali e da Piero Grasso
ARocco Femia è innocente. Scagionato da tutto. Proprio da tutto. Non è mafioso come sostenevano i Pm e come hanno detto i giudici di primo e secondo grado. Non ha preso tangenti, non ha corrotto, non è stato corrotto, non ha neppure trafficato influenze. Però si è fatto 5 anni di prigione. Anzi, un po' di più: cinque anni e nove giorni. Rocco Femìa è l'ex sindaco di Marina di Gioiosa, nella Locride. Oggi ha sessantadue anni, sposato, quattro figli. Sono andati ad arrestarlo la mattina del 3 maggio del 2011. Erano le tre. Ha fatto appena in tempo a salutare la moglie e la bambina piccola, quella di otto anni. Poi è iniziato l'inferno. Carcere di Reggio, in otto in una cella prevista per due detenuti, con i topi, gli scarafaggi, un filo d'acqua. Poi Palermo, Vibo, Locri. I processi, le condanne. Il vetro che gli impediva di accarezzare i parenti quando andavano a trovarlo. Non poteva, perché era un mafioso pericoloso. Solo la bambina, ma dopo i dodici anni neanche lei. Le accuse basate sul nulla. Alla fine è intervenuta la Cassazione. Ha detto che il processo non stava in piedi e ha fatto ripetere l'appello, cancellando l'ipotesi di associazione mafiosa e chiedendo ai giudici di secondo grado di cercare eventuali prove di concorso esterno o di corruzione. ma spiegando che non bastava un sentito dire: occorreva almeno qualche indizio. Restava in piedi solo l'ipotesi che avesse favorito qualcuno negli appalti. Però era certo che in cambio non aveva ricevuto niente. Visto che i magistrati non trovavano prove a carico, gli avvocati si sono presi la briga di trovare le prove dell'innocenza. Hanno portato ai giudici il rendiconto di tutti gli appalti concessi dal Comune nei tre anni incriminati. Uno per uno. Tutti. È risultato che nessuno degli appalti era andato al gruppo - presunto, ma solo presunto mafioso che era stato indicato dall'accusa, e che tutti - tutti - non erano stati assegnati direttamente dal Comune ma demandati alla Stazione unica appaltante della Provincia. Lo hanno assolto, non potevano fare altro: assolto con formula piena. Ora bisogna vedere come lo risarciranno. Che conseguenze avrà questo flop mostruoso della giustizia.