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10/08/2018

L’INCHIESTA PADOVA Il prefetto vicario di Padova, …

Il Gazzettino

L'INCHIESTA
PADOVA Il prefetto vicario di Padova, Pasquale Aversa, avrebbe permesso che notizie riservate venissero comunicate ai responsabili della cooperativa sociale Ecofficina. Oggi la cooperativa si chiama Edeco, e per anni ha gestito quasi tutta l'accoglienza dei migranti in provincia di Padova. Rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio. È questa l'accusa principale che il pubblico ministero Federica Baccaglini contesta all'alto funzionario dello Stato. Segreti che avrebbero favorito i responsabili della cooperativa, ai quali viene contestata una lunga serie di reati, tra cui la truffa, la frode e la corruzione. E questi avrebbero avuto dalla loro parte un'altra funzionaria della Prefettura di Padova, Tiziana Quintario, incaricata della gestione dei migranti e alla predisposizione di bandi e contratti. Adesso il prefetto vicario Pasquale Aversa ha ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari che per due anni, in gran segreto, hanno controllato gli appalti e l'andamento dei centri dei migranti. Sì, ora l'inchiesta è chiusa e il pubblico ministero Baccaglini sta chiedendo il rinvio a giudizio di sette persone. Oltre al prefetto vicario e alla funzionaria Quintario, gli altri indagati sono il presidente della cooperativa Gaetano Battocchio, la vice presidente Sara Felpati, il gestore Simone Borile, il consulente del lavoro Marco Zangrossi e Simone Costa, dipendente dell'ex Ecofficina, tutti difesi dall'avvocato Alessandro Gotti. I carabinieri, però, non hanno potuto notificare gli avvisi a Borile e alla moglie Felpati: i coniugi risultano essere in vacanza in Africa.
LE IPOTESI
Le accuse più gravi il pubblico ministero Baccaglini le contesta alla funzionaria Quintario e ai responsabili della cooperativa. Sono, a diverso titolo, di turbata libertà degli incanti, frode nelle forniture pubbliche, truffa, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, induzione indebita e falso. Nel fascicolo ci sono tutte le intercettazioni telefoniche dei carabinieri del Nucleo investigativo iniziate nella primavera 2016. Nel capo d'imputazione viene contestato a Pasquale Aversa di aver favorito i responsabili della cooperativa sulla gestione di accoglienza del centro di Bagnoli. Il 12 luglio 2016 l'alto funzionario avrebbe detto al viceprefetto Alessandro Sallusto di informare Simone Borile che il 13 luglio, alle 15, ci sarebbe stata un'ispezione dell'Ulss a Bagnoli. Ed ancora, il 29 settembre Borile veniva informato che il sindaco di Bagnoli, Roberto Milan, aveva chiesto ai funzionari dell'Ulss 17 di effettuare un controllo al centro di accoglienza profughi. La verifica fu rinviata grazie alle autorità della prefettura, afferma il pubblico ministero Baccaglini. Un'altra contestazione che viene fatta al prefetto vicario è di aver falsificato il numero dei migranti nell'ex caserma Prandina. Non erano 40 ma 77. Queste indagini sono sorelle di quelle che hanno già portato a giudizio la funzionaria della prefettura Tiziana Quintario, ora trasferita a Bologna, il presidente e il gestore della Edeco, Gaetano Battocchio e Simone Borile. Sono in Tribunale per concorso in falso, turbativa d'asta e tentata truffa aggravata. Il 6 gennaio 2014 venne firmata una certificazione con la quale si affermava che l'ex Ecofficina aveva due anni di esperienza per la gestione dei migranti chiesta dal Comune di Due Carrare. Secondo il pubblico ministero Baccaglini la certificazione era falsa e aveva danneggiato altre due cooperative che avevano partecipato alla gara pubblica.
RELAZIONI PERICOLOSE
Ebbene, che ci sia stata una grande amicizia tra la funzionaria Quintario e il gestore Borile risulta anche dalle intercettazioni telefoniche. Borile non ha difficoltà ad ammettere che Tiziana Quintario era la mia donna in Prefettura. Insomma, il pubblico ministero Federica Baccaglini sospetta che ci siano stati accordi poco chiari. E qui ci sono due appalti del 2016 per un totale di 20 milioni gestiti dalla funzionaria. Uno di 16 milioni di euro per 1700 posti e un altro di 4 milioni di euro per 500 migranti. Per l'accusa sono stati fatti di proposito per favorire la Ecofficina ai danni di altre cooperative. C'è anche l'accusa di frode nelle forniture pubbliche. Secondo l'accusa le coperte ignifughe erano solo sulla carta. E anche in questo caso la funzionaria avrebbe dovuto predisporre dei controlli sulla gestione dei contratti. Adesso i sette indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie difensive. Dopo il pubblico ministero Baccaglini trasmetterà il fascicolo all'ufficio del giudice delle indagini preliminari con la richiesta del rinvio a giudizio.
Lino Lava
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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