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12/06/2020

L’inchiesta di Ferrara partita da un pentito

QN - Il Resto del Carlino

MIRANDOLA È destinato ad allungarsi l'elenco degli indagati sul presunto giro di tangenti e corruzione relativo alla ricostruzione post-sisma del Centro Fiere di Ferrara. Nelle indagini dei militari e della Finanza compare il nome di 'AeC' di San Possidonio, aggiudicataria dell'appalto post sisma, risalente al 2016 e legato alle opere in muratura della Fiera, finanziato con contributi regionali per circa 5 milioni. Al momento non vi è alcuna conferma ufficiale in quanto i faldoni sequestrati nella maxiperquisizione di martedì, quando i finanzieri hanno varcato i cancelli dell'azienda, non sono ancora stati spulciati dal pm Alberto Savino, titolare dell'inchiesta. Tuttavia, trattandosi di appalto pubblico, con procedura Sfinge, che coinvolge amministrazioni pubbliche come Regione, Comune e altri enti, non è escluso che ai 14 nomi che sono stati destinatari di avvisi di garanzia e sottoposti a perquisizione da parte dei militari della Guardia di Finanza e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Ferrara se ne possano aggiungere altri. Certo è che non tutti gli iscritti nel registro degli indagati sono stati sottoposti a perquisizione. Nel vortice delle indagini sono finiti l'attuale presidente e l'ex dell' Ente Fiera di Ferrara: Filippo Parisini (attuale) e Nicola Zanardi. Così come i massimi dirigenti di AeC Costruzioni, Sandro Mantovani e Stefano Zaccarelli. L'azienda si è aggiudicata l'appalto milionario per la ricostruzione post terremoto 2012, con 5 milioni, anche se l'appalto non sarebbe ancora concluso. Pare, infatti, che manchi l'erogazione dell'ultimo stralcio. Sotto indagine sono anche i vertici di Acer, l'ente appaltante dei lavori, che di fatto ha gestito la gara: il presidente Palombo e i dirigenti Massimo Cazzola e Marco Cenacchi. Nell'inchiesta della procura di Ferrara spicca il nome di un pentito, Pietro Scavuzzo, imprenditore di origini trapanesi, firmatario di un esposto ai carabinieri del Nucleo investigativo. 'Pentito' non solo di pagare tangenti, come avrebbe riferito agli investigatori, all'Ente Fiera, ma in quanto collaboratore di giustizia nel processo al massimo esponente del Sisde Bruno Contrada. A Ferrara, Scavuzzo si era rifatto una vita lavorativa con la sua impresa e con l'esclusiva degli allestimenti per l'ente fieristico. Esclusiva che, sempre secondo la sua versione, veniva però assicurata extra fattura. Con tangenti di decine di migliaia di euro, per un totale di 70mila euro circolati in nero. Tagliato fuori dal 'giro', nel periodo in cui sono iniziati i lavori per la ricostruzione, Scavuzzo ha deciso di raccontare tutto ai magistrati, sapendo di finire lui stesso sotto inchiesta. L'indagine, iniziata due anni fa, sembra destinata ad aprire nuovi scenari e a veder finire sotto inchiesta altre persone, anche con ruoli pubblici. A parlare per conto di AeC è il legale Cosimo Zaccaria. «AeC - sottolinea l'avvocato - è ed è sempre stata una azienda seria, e quindi massima disponibilità a collaborare con le forze dell'ordine per fare luce su questa vicenda, la stessa disponibilità fornita anche durante la perquisizione. La 'regolarità' e la correttezza sono elementi fondanti dell'azienda. Quanto all'aggiudicazione della gara, è avvenuta in modo corretto, e non vi è mai stato alcun contatto, diretto o indiretto di AeC con il pentito Scavuzzo». Intanto, Lega e Cinque Stelle chiedono spiegazioni alla Regione sul terremoto giudiziario per la ricostruzione post-sisma del Centro Fiere, con 14 persone indagate, che «moltiplica i dubbi sulla reale efficacia dei controlli che la Regione ha messo in piedi per garantire la corretta assegnazione di quei fondi». La Lega chiede alla Regione di chiarire in commissione i legami con AeC Costruzioni, che «dopo l'inchiesta sul cemento depotenziato utilizzato per la costruzione delle scuole Frassoni a Finale Emilia, è finita di nuovo nel mirino degli inquirenti». Viviana Bruschi