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08/06/2019

L’INCHIESTA ASCOLI L’ombra della corruzione si all…

Corriere Adriatico

L'INCHIESTA
ASCOLI L'ombra della corruzione si allunga sulla Regione Marche e, soprattutto, sulla gestione delle macerie del tragico sisma del 2016. Ad accendere i riflettori sugli uffici regionali è un'inchiesta che il capo della Procura della Repubblica di Ascoli Piceno, Umberto Monti, sta portando avanti per fare piena luce sul sistema degli appalti che riguardano tutto il contesto dello smaltimento delle macerie. Un funzionario della Regione Marche è stato iscritto sul registro degli indagati e il reato ipotizzato è quello di corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio.
L'indagine
Gelo ieri sulla Regione Marche, che si è espressa solo attraverso l'assessore alla protezione civile, Angelo Sciapichetti: «Ci siamo affidati a un consorzio pubblico, più di questo non potevamo fare». Nei giorni scorsi, nell'ambito dell'attività investigativa, gli agenti di polizia giudiziaria della guardia di finanza hanno effettuato una perquisizione nell'ufficio del funzionario sequestrando materiale informatico e documenti ritenuti decisivi ai fini dell'indagine. L'inchiesta scuote la struttura amministrativa della Regione Marche che è finita sotto la lente d'ingrandimento della magistratura per quanto riguarda una materia delicata come lo smaltimento delle macerie che nel corso degli anni ha attraversato un vero e proprio percorso ad ostacoli con denunce varie e strascichi nelle aule dei tribunali.
Le autorizzazioni
Un fuoco incrociato che aveva messo in evidenza problemi con gli impianti di lavorazione delle macerie, richieste di autorizzazioni a poter trattare un quantitativo giornaliero maggiore di macerie divenute oggetto di ricorso al Tar delle Marche, concessioni di servizio di lavorazione dei detriti del terremoto revocate a Picenambiente e poi affidate alla Consmari (che già gestiva la lavorazione delle macerie nel Maceratase) e poi affidate ad altre società, provvedimenti di sospensione temporanea della raccolta nelle zone colpite dal sisma e del conferimento nei siti di deposito temporaneo dislocati su tutto il territorio regionale per il rischio di inquinamento per il rischio di presenza dell'amianto. Oltre due anni durante i quali si sono registrati notevoli intralci burocratici che hanno rallentato notevolmente lo smaltimento delle macerie dalle zone colpite dal sisma e, di conseguenza, anche la ricostruzione.
Le denunce
È probabilmente una di queste denunce o le segnalazioni che le stesse aziende che compiono il servizio di gestione delle macerie sul territorio - le quali informano quotidianamente le autorità e gli enti preposti al controllo - che potrebbe aver dato il via all'indagine della Procura di Ascoli che ha portato alla perquisizione degli uffici regionali e all'iscrizione sul registro degli indagati di un funzionario. L'inchiesta continua e non è escluso che nei prossimi possa allargarsi ulteriormente e coinvolgere altre persone che a vario titolo hanno avuto a che fare con la gestione delle macerie possano essere iscritte sul registro degli indagati.
Le verifiche
Quella della Procura di Ascoli non è la prima che coinvolge il personale della Regione Marche per quanto riguarda gli interventi disposti a seguito del sisma del 2016. A luglio dello scorso anno era stata la Procura di Ancona e che aveva portato all'iscrizione sul registro degli indagati di quattro persone tra le quali il dirigente della protezione civile delle Marche, David Piccinini. In quel caso, il reato ipotizzato era l'abuso d'ufficio nell'ambito degli appalti che riguardavano le casette. Ma ancora lo scorso mese di marzo nel mirino dei carabinieri forestali lo smaltimento delle macerie contenenti amianto: quattro anche in questo caso gli indagati, tra cui il presidente della Cosmari, Giuseppe Giampaoli. Ieri l'ennesima doccia fredda sulla Regione con una sola dichiarazione ufficiale: quella dell'assessore competente in materia, Angelo Sciapichetti.
La nota
Che ha sottolineato in una nota: «Per lo smaltimento delle macerie noi ci siamo affidati al consorzio pubblico Cosmari. E proprio per il fatto che il consorzio è pubblico riteniamo che dia più garanzie». L'assessore regionale non si è sbilanciato oltre. «Abbiamo massima fiducia nella magistratura affinché faccia chiarezza e vedremo quello che emergerà - ha sottolineato Sciapichetti che fino a ieri non aveva avuto informazioni dirette su atti o sviluppi dell'inchiesta - ma più che affidarci a un consorzio pubblico non potevamo fare».
Luigi Miozzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA