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20/03/2021

L’impero dei Calderone nonostante i guai giudiziari

Domani - LINDA DI BENEDETTO E NELLO TROCCHIA

AI DOMICILIARI I RE DELLE AMBULANZE
ROMA Sicilia, Lazio, Campania, Lombardia. Sono alcune delle regioni nelle quali i fratelli Calderone, Francesco e Antonio, hanno fatto affari in questi anni nel settore dei trasporti in ambulanza. I re dell'emergenza hanno continuato a fare incetta di appalti nonostante «precedenti penali» e guai giudiziari, lasciando la compagine societaria e affidando la gestione a fedelissimi come Domani può ricostruire. Lo schema descritto trova conferma anche in un'indagine giudiziaria. La Guardia di finanza di Pavia ha eseguito una misura cautelare, firmata dal giudice Maria Cristina Lapi, a carico dei fratelli Antonio e Francesco Calderone, entrambi finiti ai domiciliari, e di Michele Brait, direttore sanitario dell'Asl di Pavia e di Davide Rigozzi, responsabile unico del procedimento. Ai quattro viene contestata la frode in pubbliche forniture, ai due funzionari pubblici anche la turbativa libertà del procedimento in merito all'affidamento alla cooperativa First Aid One di un appalto per il servizio di trasporto sanitario in emergenza. La cooperativa si sarebbe aggiudicata, grazie al contributo dei due funzionari, l'appalto con un'offerta palesemente inadeguata e basata sul presupposto che una parte del lavoro dei dipendenti sarebbe stato effettuato sotto forma di volontariato. Non solo. Secondo la procura l'appalto non sarebbe stato revocato nonostante le gravi anomalie riscontrate nel periodo di prova. Secondo la procura i Calderone sono gli amministratori di fatto della cooperativa anche se non figurano nello schema societario. Emerge anche dalle intercettazioni. «Questo Di Dio non l'avete mai visto?», si chiedono al telefono due dipendenti e la risposta è chiara: «No! Di Dio non si è mai visto». Francesco Di Dio è ufficialmente l'amministratore della First Aid One, anche lui indagato. «La predetta società cooperativa è amministrata dai fratelli Antonio e Francesco Calderone e da Pepe Salvatore (anche lui indagato, ndr), soggetti che risultano gravati da precedenti penali di rilevante allarme sociale (in particolare Pepe Salvatore per delitti connotati dal metodo mafioso», scrive il giudice. Hanno sempre agito in nome e per conto della First Aid One, una cooperativa che di recente si è aggiudicata anche un appalto all'Asl Napoli 1 insieme a una srl, la Heart Life Croce Amica. L'appalto in regione Lazio L'altra sigla, non coinvolta nell'indagine, cara ai Calderone si chiama Heart life Croce Amica, che si è aggiudicata, nel 2015, un appalto milionario con l'Ares 118, l'azienda della regione Lazio per l'emergenza. Lo scorso 28 gennaio è stato prorogato per la durata di altri sei mesi. L'Ares 118 cercava un nuovo contraente e aveva delegato la direzione acquisti della regione Lazio, ma senza successo e l'auspicato stop agli affidamenti esterni è stato disatteso. A beneficiarne ancora una volta la Heart Life Croce Amica. La società è stata fondata da Tindaro Calderone, padre dei due fratelli arrestati dalla finanza, ma poi è stata ceduta a un'altra società, amministrata oggi da Fabio Caminiti Cutuli, totalmente estraneo all'indagine come la stessa società. L'azienda regionale Ares ci fa sapere che: «non si evince in alcun modo che i Calderone abbiano un ruolo all'interno della società». Domani ha letto un verbale di un accordo sindacale, sottoscritto, lo scorso dicembre, da Cgil, Cisl e Uil con Heart Life Croce Amica, rappresentata, in quell'occasione, da Antonio Calderone. Durante la presentazione alla stampa dei nuovi modelli di ambulanza Antonio Calderone era presente con i funzionari e i vertici regionali. L'ufficio stampa della società Heart non smentisce: «I Calderone sono ai domiciliari, non parliamo, aspettiamo di leggere le carte per commentare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA