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26/05/2021

Licenziamenti, salta il blocco Ma resta il gelo tra premier e Pd

QN - Il Resto del Carlino

di Claudia Marin ROMA La soluzione al durissimo braccio di ferro sul capitolo licenziamenti tra il Pd, con il ministro del Lavoro Andrea Orlando, e il premier Mario Draghi arriva a tarda sera. Attraverso una ipotesi di mediazione «che mantiene la possibilità per le imprese di utilizzare la Cassa integrazione ordinaria, anche dal primo di luglio, senza pagare addizionali fino alla fine dell'anno, impegnandosi a non licenziare». Salta completamente, però, la proroga del divieto di licenziamento al 28 agosto per le imprese che utilizzano la cassa Covid in giugno. E, dunque, la scelta rimane affidata alle aziende, senza più obblighi. La bufera pare allontanarsi un po' ma questa tregua non elimina la tensione che, al contrario, resta palpabile in seno al governo tra il Presidente del Consiglio (con la Lega a soffiare sul fuoco) e i vertici del Pd. Tant'è che lo stesso Orlando si dichiara amareggiato: «Confindustria e Lega hanno alzato le barricate». L'affare non era da poco e non era la prima grana ad avvelenare i pozzi della maggioranza di governo. La norma inserita fuori sacco da Orlando prevedeva la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 28 agosto per le imprese che chiedono la cig Covid entro fine giugno. Inoltre stabiliva che dal primo luglio le aziende che utilizzano la cassa ordinaria non dovranno pagare le addizionali e non potranno licenziare mentre utilizzano la cassa integrazione. Piombata sui tavoli quasi contemporaneamente alla proposta di Enrico Letta sulle nuove tasse di successione da destinare a un fondo per i diciottenni, la «norma fantasma» sulla proroga del blocco dei licenziamenti, non menzionata nel pre-consiglio dei ministri né presente nel testo in entrata al Cdm, eppure uscita a sorpresa dal taschino di Orlando al momento di tirare le somme del Sostegni bis in conferenza stampa, ha suscitato forte irritazione nel premier. Né si è fatta attendere la dura reazione di Confindustria, per il «disorientamento» creato dalla norma non concordata e che anzi contrastava con l'accordo sulle misure emergenziali già trovato con Draghi. Disappunto notevole anche dal Mef, costretto a smentire almeno ufficiosamente che il ministro Daniele Franco fosse a conoscenza della norma, come sostenuto dai vertici del Pd. E con fonti beninformate di Via XX Settembre che menzionano esplicitamente un «bigliettino» uscito a sorpresa da una tasca del ministro Orlando. Risultato, a tarda sera di ieri il Decreto Sostegni bis, portato al Cdm di giovedì in urgenza da codice rosso, restava invece al palo, immobile, non bollinato dalla Ragioneria dello Stato né pubblicato nella Gazzetta ufficiale. Tra Roma e Bruxelles, dove Draghi si trova per il vertice straordinario dei capi di Stato e di governo, comincia nel pomeriggio un duro braccio di ferro tra il premier e lo stato maggiore del Pd, accorso in sostegno di Orlando. Tutti alla ricerca di un punto di caduta che costituisca una mediazione valida per uscire dal cul de sac. Che arriva dopo una difficile gestazione e sembra aver soddisfatto tutti i requisiti per non dover richiedere un ulteriore passaggio in Cdm. A quel punto il Pd tenta di rivendicare la conferma dell'impostazione di Orlando, ma la freddezza di Palazzo Chigi rimane, mentre i sindacati, a loro volta, definiscono «pericolosa» la posizione di Confindustria e insistono per una proroga del blocco per tutto il 2021. Resta tutto aperto, invece, il nodo della riforma del codice degli appalti con Pd, sindacati e una parte dei grillini che contestano il Decreto Semplificazioni. Arriva a soluzione, al contrario, il dossier sulla governance del Recovery Plan, che tanto aveva suscitato polemiche con Giuseppe Conte. © RIPRODUZIONE RISERVATA Governo e Ue dialogano Soluzione ancora lontana
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