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01/06/2021

Licenziamenti, la Cgil mette all’angolo il Pd

QN - La Nazione

di Ettore Maria Colombo ROMA Scilla (la Cgil) e Cariddi (Draghi). Il rischio, per il Pd di Enrico Letta e la sua 'agenda', spostatasi decisamente a sinistra (tassa di successione, ddl Zan, ius soli, misure sociali, eccetera) è sbattere contro gli scogli di entrambi. Da un lato, la Cgil di Maurizio Landini che rivendica la cara, vecchia, 'cinghia di trasmissione' tra partito e sindacato; dall'altra Draghi, che veleggia verso lidi confindustriali. Ieri, i sindacati confederali sono scesi in piazza. In realtà Cgil-Cisl-Uil, sul codice degli appalti, hanno vinto la partita, con lo stop alla normativa sul massimo ribasso (anche se la soglia dei subappalti permessi si è alzata dal 40 al 50%), appoggiata però da molti partiti (dal Pd alla Lega), ma hanno perso sul resto, proprio come il ministro al Lavoro, Andrea Orlando, loro alfiere. In particolare sul blocco dei licenziamenti: Orlando chiedeva la proroga fino a fine agosto, mentre i sindacati ne fino anche a fine ottobre. Ha vinto Confindustria: dal primo luglio le grandi aziende saranno libere di 'ristrutturare' (cioè, licenziare), a meno che non vogliano usare la Cig ordinaria. Da qui, l'ira funesta dei sindacati. Le piazze, così, tornano a riempirsi, non solo di turisti, ma anche di operai di aziende in crisi o con esuberi. La pace sociale è a rischio e Landini la mette giù dura: «Il governo sottovaluta la rabbia sociale». Sul blocco dei licenziamenti «la partita non è chiusa, abbiamo chiesto al governo di riaprire il confronto», tuona Landini a piazza Montecitorio, dove poi è stato ricevuto dal presidente, Roberto Fico, insieme a Sbarra (Cisl) e Bombardieri (Uil). «Anche a Confindustria - incalza Landini - diciamo che il primo luglio non può essere il giorno in cui partono i licenziamenti. Se non dovesse cambiare la norma, non l'accetteremo passivamente». Tradotto: la minaccia è quello di uno sciopero generale contro il governo. Che cosa farebbe, nel caso, il Pd? Il dubbio amletico già arrovella le menti del Nazareno. Scendere in piazza con i sindacati - modello Rifondazione e i suoi ministri nel governo Prodi II dell'Unione - oppure cercare una mediazione in Parlamento? Landini lancia la Cgil come lobby di pressione: «Incontreremo tutti i gruppi parlamentari, è il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Le chiacchiere sono finite». Insomma, «si vedrà chi sta con chi» nel corso dell'iter parlamentare del dl Sostegni bis, dove è contenuta la norma sul blocco dei licenziamenti. Ma come potrebbe il Pd strappare con la maggioranza e il governo, appoggiando le istanze della Cgil senza rischiare polemiche a non finire? Letta dovrà decidere presto da che parte stare. Se con la Cgil, come già l'ala sinistra dem (Orlando, Provenzano, Cuperlo, Misiani) o con Draghi, come vogliono gli ex renziani di Base riformista. © RIPRODUZIONE RISERVATA