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18/06/2020

«Licenziamenti bloccati? Si prolunghi anche la cig»

Corriere del Trentino

Confindustria
Manzana e Giudiceandrea si allineano a Bonomi: dal governo pochi fatti. E punzecchiano l'Inps: ha fatto brutte figure
di Alberto Mapelli Troppi annunci e pochi fatti e risposte concrete per ripartire. Fausto Manzana e Federico Giudiceandrea, presidenti rispettivamente di Confindustria Trento e Assoimprenditori Alto Adige, sono allineati al pensiero del presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che mercoledì ha criticato il governo per non aver stilato un piano dettagliato per la ripartenza. «Servirebbe meno confusione - commenta Manzana - e più semplicità negli strumenti da adottare per ripartire. Bisogna cercare di capire cosa non funziona e semplificarlo». Una posizione di linearità e velocità degli strumenti condivisa anche da Giudiceandrea: «Alle imprese non servono proclami ma due cose concrete: riforma del codice degli appalti e investimenti in infrastrutture. Il modello è quello del ponte di Genova». Lunedì, al termine della seconda giornata di Stati Generali, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato la possibilità per le aziende di anticipare le quattro settimane di cassa integrazione inizialmente previste per settembre e ottobre, in attesa di un possibile aumento delle settimane a disposizione. Allo stesso tempo il segretario della Cgil Maurizio Landini ha chiesto il prolungamento del blocco dei licenziamenti, in scadenza il 17 agosto, fino a fine anno. Due temi che si intersecano. «Imporre il blocco dei licenziamenti è stata una misura condivisibile - riflette Manzana - perché è stata affiancata da uno strumento come la cassa integrazione, che ha consentito di temporeggiare senza rinunciare a posti di lavoro. Prevedere che le due misure non proseguano di pari passo sarebbe una decisione sbagliata». «Calare dall'alto uno stop dei licenziamenti è una scelta sbagliata - continua Giudiceandrea -. Nessuno prende a cuor leggero la decisione di rinunciare a dei lavoratori, gli stessi sindacati lo sanno che nei nostri territori si è licenziato solo di fronte a difficoltà oggettive e con accordi sindacali. È impensabile - prosegue - imporre a un'azienda che ha un fatturato dimezzato di mantenere la forza lavoro di prima. Immagino che si aggiungerà altra cassa integrazione. La priorità deve essere salvare le aziende». I due presidenti, invece, sono molto più critici rispetto ad un'altra novità per la cassa integrazione. Lunedì è stato imposto un limite temporale di 45 giorni alle aziende per presentare il modello Sr41, ovvero la domanda che fa scattare i pagamenti della cassa integrazione. Se la scadenza non verrà rispettata, saranno i datori di lavoro a dover pagare il sussidio. «Sono vincoli di forma e poca sostanza - spiega Giudiceandrea -. L'Inps, con i suoi sistemi antiquati, ha fatto brutte figure nella gestione di questa cosa». «Per un'azienda strutturata non ci saranno problemi a rispettare il limite, ma è sbagliato cercare di trovare altri responsabili per i ritardi - commenta Manzana -. Il sistema che va in default o che mostra dati sensibili di altri non è gestito né dal Governo né da Confindustria».