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17/07/2020

L’Europa vuole l’«Unione della Salute»

Avvenire - GIOVANNI MARIA DEL RE

BIOETICA E SALUTE
Errori, assenza di coordinamento, l'ombra di un ritorno del contagio in autunno: Parlamento e Commissione cercano di cambiare marcia
S e c'è una cosa che hanno insegnato la pandemia da Covid-19 e il caos delle prime settimane è che è urgente un maggior coordinamento Ue, mentre secondo i trattati vigenti la sanità è materia strettamente nazionale. Un messaggio rilanciato da una risoluzione del Parlamento Europeo, approvata la scorsa settimana, che chiede un'Unione Europea della salute, e da una comunicazione presentata ieri dalla Commissione per una migliore preparazione in vista di una possibile nuova ondata di contagi in autunno, con l'occhio anzitutto alle categorie più vulnerabili. «Vigilanza, preparazione e coordinamento - ha dichiarato la commissaria alla Salute Stella Kyriakides - sono indispensabili per prevenire epidemie incontrollate. Chiediamo una forte azione congiunta per proteggere i nostri i cittadini». «Una veloce risposta della Commissione e degli Stati membri - si legge in una nota - è essenziale per far sì che la diffusione del virus possa essere contenuta evitando nuovi blocchi generalizzati». Proprio ieri il quotidiano britannico The Guardian ha rivelato che l'Italia già il 26 febbraio aveva allertato il sistema d'emergenza Ue senza aver risposta. «Non si è trattato di mancanza di solidarietà - ha detto al quotidiano il commissario alla Gestione delle crisi Janez Lenarcic - ma di mancanza di equipaggiamenti: non eravamo in grado di aiutarla». Da allora molto è cambiato, la Commissione è diventata un centro di coordinamento insieme all'Ecdc (Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie), sono state lanciate gare d'appalto comuni di materiale protettivo e programmi di preacquisto in comune di futuri vaccini. «Traendo le lezioni dei mesi passati - ha detto il vice presidente Margaritis Schinas - ora vogliamo pianificare in anticipo per evitare misure improvvisate». Bruxelles raccomanda di incrementare i tamponi, il tracciamento dei contatti e la vigilanza da parte delle autorità sanitarie per individuare tempestivamente i focolai. La Commissione in proposito ieri ha deciso il sostegno dell'interoperabilità al di là dei confini nazionali delle applicazioni mobili di tracciamento e allerta. Si punta inoltre a incrementare il ricorso alle gare d'appalto congiunte e misure di stoccaggio strategico di materiali protettivi, medicinali e attrezzature. Altro punto importante: la Commissione chiede stress-test dei sistemi sanitari per individuarne le fragilità e rafforzarli. Cruciale anche il sostegno ai gruppi vulnerabili, come gli anziani, chi ha patologie pregresse o gli emarginati. Infine Bruxelles raccomanda di anticipare e incrementare la somministrazione di vaccini antiinfluenzali per evitare che le influenze di stagione aggravino il carico sui sistemi sanitari. Misure immediate ma, ha sottolineato Kyriakides, è necessario guardare oltre: «Ora è il momento di riflettere sulle competenze dell'Ue nell'area della sanità pubblica». Un tema affrontato dalla risoluzione (che non ha valore vincolante) del Parlamento Europeo (firmata da Liberali di Renew, Popolari, Socialisti, Verdi e sinistra Gue) per una «Unione Europea della salute», votata con 526 sì (tra cui Pd, M5S, Forza Italia), 105 no (tra cui buona parte dei Conservatori e degli euroscettici) e 50 astenuti (tra cui Lega e Fratelli d'Italia). «Covid-19 - si legge - ha evidenziato che l'Ue non dispone di strumenti sufficientemente solidi per far fronte a un'emergenza sanitaria». La pandemia «ha colpito in misura sproporzionata le popolazioni vulnerabili, le minoranze etniche, gli ospiti delle case di riposo e le persone con disabilità». Il Parlamento «chiede che le istituzioni europee e gli Stati membri traggano i giusti insegnamenti e si impegnino in una cooperazione molto più forte nel settore della salute. Chiede pertanto misure volte a creare un'Unione Europea della sanità». Tra i punti principali, la creazione di un meccanismo europeo di risposta sanitaria (Ehrm) e il rafforzamento del mandato dell'Ecdc, con l'autorità di elaborare orientamenti obbligatori per tutti gli Stati membri. Il Parlamento vuole «l'accesso rapido, equo ed economicamente accessibile per tutte le persone su scala globale ai vaccini e alle terapie futuri contro Covid-19». La risoluzione invoca inoltre misure per favorire la produzione in Europa di medicinali e attrezzature sanitarie, riducendo la dipendenza da Paesi terzi (anzitutto Cina e India). Si chiede la creazione di parametri comuni di valutazione dei sistemi sanitari, una direttiva sugli standard minimi di assistenza medica, un adeguato finanziamento dei sistemi sanitari anche con la creazione di un fondo Ue ad hoc, e misure contro le diseguaglianze e la tutela delle fasce più vulnerabili. Qualche polemica hanno causato due emendamenti approvati (uno dei liberali di Renew, l'altro della sinistra Gue), che introducono la menzione della garanzia del «diritto all'aborto sicuro», alla contraccezione, e dei diritti delle persone Lgbti.

Foto: Bruxelles, manifesto «Per un'Unione Europea che si impegna di più»