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05/05/2021

L’EUROPA LO VUOLE. E LO FINANZIA

Economy - Nello Rapini*

SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY
Next Generation EU e, a cascata, Recovery Plan hanno destinato la maggior parte delle risorse a linee finanziarie direttamente collegate alla transizione ecologica
e guardiamo a ritroso nel tempo, all'evoluzione del sistema degli incentivi in Europa e in Italia, ci accorgiamo che almeno da vent'anni a questa parte il reale filo conduttore della programmazione (soprattutto quella comunitaria), è stato il tema della sostenibilità ambientale dei processi produttivi. La declinazione, anche terminologica, di questa scelta di politica industriale, nel tempo ha seguito le evoluzioni della "morale ecologica collettiva", passando da un generico "Sviluppo Sostenibile" a concetti più concreti come "Efficienza Energetica", "Riduzione degli impatti ambientali", "Cogenerazione", "Ri utilizzo delle materie prime seconde" ecc. ecc. Non è esagerato affermare, almeno in Italia, che, sicuramente in parte, questa attenzione ambientale nella politica comunitaria abbia fatto da acceleratore o almeno da facilitatore alla crescita di una vera e propria coscienza civica "ecologica" da parte del nostro sistema economico. È stato un processo lungo e spesso contrastato, ma oggi l'impresa italiana, ed in questo forse siamo davvero europei più che in altri settori, sente la necessità di quella che viene sinteticamente chiamata "Transizione Ecologica" non più come un vincolo o un obbligo burocratico, ma come una vera e propria opportunità di sviluppo e di consolidamento della propria competitività internazionale. Il legislatore, soprattutto quello comunitario, ha utilizzato i perimetri rigidi della programmazione dei fondi strutturali per "obbligare" gli Stati membri ad intraprendere un percorso virtuoso per l'utilizzo di tali risorse. Si è iniziato con strumenti di politica europea come i Libri Verdi, per passare progressivamente alle Raccoman dazioni ed ai Regolamenti, atti cogenti nel panorama giuridico comunitario che, nel solco del principio della gerarchia delle fonti normative, ha nei fatti, obbligato gli Stati, ma anche le Autorità locali (in primis le Regioni) a privilegiare scelte agevolative a forte caratterizzazione ambientale. Questa "forzatura" è stata ancor più stringente in Paesi, come l'Italia, che, nel sistema delle agevolazioni, dipendono quasi esclusivamente dalle risorse comunitarie, ciò sia a livello centrale che a livello regionale dove nella "traduzione" locale di tali vincoli, le imprese si sono trovate a confrontarsi con bandi disegnati, in buona parte, per favorire o perlomeno accompagnare processi di riqualificazione industriale in un'ottica green . Questa "crescita culturale" non ha riguardato solo il sistema economico, ma ha impattato notevolmente anche con l'intera macchina amministrativa italiana, formando intere generazioni di funzionari pubblici che, non è esagerato affermare, in assenza di tale processo probabilmente sarebbero restati a logiche di programmazione dello sviluppo industriale degli anni '60. È sorprendente constatare come oggi, a fronte di una situazione pandemica di tale impatto sull'intero sistema economico, gli strumenti di contrasto, sia di natura comunitaria come Next Generation EU e, a cascata, di carattere nazionale come il famigerato Recovery Plan, abbiano destinato la maggior parte delle risorse a linee finanziarie diretta mente collegate alla transizione ecologica, dando così per scontata una visione dello sviluppo e, in questo caso del recupero, industriale dell'Europa che solo pochi anni fa sarebbe sembrata a dir poco azzardata. Ed è altrettanto sorprendente che, sia dalla società civile italiana che dal mondo politico nazionale (che di certo non ha mai brillato per "vision" di lungo periodo) non si sia levata, su tale scelta, una sola voce di critica, confermando in ciò come la sensibilità ambientale sia ormai trasversale nella nostra società sia agli orientamenti politici che alle responsabilità ed alle funzioni sociali, affermandosi, fortunatamente, come il reale elemento di coesione intergenerazionale del Paese. Il sistema agevolativo comunitario Le agevolazioni per gli investimenti a tutela e salvaguardia ambientale trovano la propria fonte giuridica primaria nel Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato. In pratica tale Regolamen to deroga per diverse categorie di aiuti, al principio generale che vieta i cosiddetti "aiuti di Stato" in quanto distorsivi della libera concorrenza. È importante ricordare che ogni intervento legislativo in uno Stato membro e quindi anche in Italia deve essere obbligatoriamente coerente con tale normativa che, agli articoli dal 36 al 49 individua e disciplina compiutamente quali aiuti siano ammissibili, in che modalità e con quali caratteristiche. Tutta la nostra programmazione nazionale del sistema degli incentivi discende quindi, in tema ambientale, da tale Regolamento, in prima battuta con gli strumenti pianifi catori, come i Programmi Nazionali o i Programmi Regionali e successivamente con i bandi attuativi. Il sistema agevolativo comunitario si divide in due grandi macrocategorie, i fondi diretti e quelli indiretti, i primi sono gestiti direttamente da Bruxelles, per tramite delle singole DG competenti, mentre i secondi sono programmati, all'interno sempre di regole molto stringenti dell'Unione Europea, dai singoli Stati membri ed in buona parte poi delegati alle Regioni. Vediamo così che il sistema imprenditoriale si trova ad avere, a seconda delle linee di agevolazione prescelte uno dei seguenti tre interlocutori, nell'ordine: l'Europa, le autorità nazionali (ministeri) e le autorità regionali (Regioni). Una ulteriore considerazione preliminare è d'obbligo, ci troviamo proprio in questi mesi in una fase di programmazione, sia per gli strumenti aggiuntivi derivanti dalla situazione epidemica (Next Generation EU) che per i Fondi Strutturali (Fesr, Fse, Feoga, ecc.) che attraverso i singoli Piani Operativi si appestano a definire il settennio 2021 - 2026. Partiamo dall'Europa Escludiamo per ragioni di spazio i programmi che possiamo definire "minori" come Life, Interreg ecc. la maggior parte delle risorse per la R&S e quindi anche per l'ambiente, saranno concentrate dall'UE all'interno di Horizon Europe. Horizon Europe è il prossimo Programma Quadro Europeo per la Ricerca e l'Innova zione per il periodo 2021-2027, che succederà ad Horizon 2020 (2014-2020). Con un budget di 95,5 miliardi di euro, è il più ambizioso programma di ricerca e innovazione europeo di sempre. Dopo 2 anni e mezzo di negoziato, l'11 dicembre il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto, d'intesa con la Commissione, l'accordo politico finale su Horizon Europe e sul relativo budget. Una volta ricevuta l'approvazione definitiva del Consi glio e del Parlamento europeo potrà quindi venire adottato il piano strategico 2021-24, che definisce l'indirizzo politico, i macro orientamenti strategici e gli impatti attesi e, successivamente, forse entro il mese di aprile, verranno pubblicati i primi bandi. Horizon Europe individua sei "Sfide globa li e competitività industriale europea" e di queste ben due sono direttamente riconducibili ai temi ambientali: - Clima, energia e mobilità - Prodotti alimentari, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura e ambiente Quindi è del tutto plausibile immaginare che nei prossimi sette anni, attraverso il più grande programma di agevolazioni mai pianificato in Europa, sul tema ampio dell'ambiente, inteso come leva di competitività industriale, l'Unione Europea investirà, per mezzo di bandi rivolti al sistema delle imprese, qualcosa come 20/25 miliardi di euro. Per l'Italia Il Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) è, congiuntamente ai Fondi strutturali europei, lo strumento finan ziario principale attraverso cui vengono attuate le politiche per lo sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale e la rimozione degli squilibri economici e sociali. Anche in questo caso siamo in piena fase di programmazione e l'impiego della dotazione finanziaria del Fsc attraverso i Piani di sviluppo e coesione (Psc) dovrà trovare coerenza con il Piano Sud 2030, con l'Accordo di partenariato per i fondi strutturali e di investimento europei del periodo di programmazione 2021-2027 e con il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr), secondo princìpi di complementarità e addizionalità delle risorse. Il Contratto di Sviluppo Ambientale Comunque, sempre rimanendo sui temi ambientali, lo strumento principale per l'accesso ai fondi resterà il Contratto di Sviluppo Ambientale che, a mio avviso, continua a mantenere alcuni limiti che ne diminuiscono fortemente l'utilizzo. La procedura è sempre a bando, quindi bisogna comunque aspettare che il Ministero dello Sviluppo economico "apra" una fine stra agevolativa, mentre, per la strategicità di tali investimenti, sarebbe più opportuna una procedura negoziale, oggi riservata solo ai programmi di dimensioni molto più IL LIMITE DELL'INVESTIMENTO MINIMO DI 20 MILIONI DI EURO È PROBABILMENTE TROPPO ELEVATO rilevanti, come gli Accordi di Sviluppo. Il secondo limite è proprio quello dimensionale, la soglia dei 20 milioni come minima per accedere alle agevolazioni è, a mio avviso, del tutto fuori misura. Si potrebbe riallineare il Contratto di Sviluppo Ambientale ai Contratti di Sviluppo Agroindustriali o, come fatto recentemente, ai Contratti di Sviluppo Turistici, abbassando tale limite a 7,5 milioni. Le misure legate ai processi di innovazione, dei quali la componente ambientale è fondamentale, trovano sostegno attraverso gli Accordi per l'Innovazione che, anche in questo caso, a mio parere, hanno un range troppo alto di ammissibilità, nell'ultimo bando era infatti pari ad almeno 5 milioni. Con questi limiti il mondo delle Pmi sembrerebbe tagliato fuori dalle agevolazioni per gli investimenti ambientali, ciò in parte è vero, ma, e qui veniamo al terzo interlocutore istituzionale, ormai già dalla passata programmazione, tutte le autorità regionali hanno inserito nei loro Programmi Operativi almeno una intera linea dedicata all'ambiente. Attraverso il Fesr, Fondo Europeo Sviluppo Regionale, infatti, le Regioni hanno contri buito, e nella programmazione 21-26, continueranno notevolmente a contribuire al sostegno verso una transizione ecologica sostenibile per il sistema industriale delle Pmi. Anche in questo caso le procedure sono a bando, spesso applicando il cosiddetto regime de minimis quindi con agevolazioni più ridotte ed indirizzate quasi esclusivamente all'efficientamento energetico e alla produzione energetica da fonti alternative. In conclusione, il sistema delle agevolazioni per la riduzione degli impatti ambientali derivanti dalle attività industriali è molto articolato e significativo, sia in termini di risorse che di tipologie di interventi, abbiamo provato, in queste poche righe a dare un inquadramento generale, tralasciando tra l'altro tutto ciò che ruota attorno agli incentivi automatici, come i crediti d'imposta del Piano Transizione 4.0, al cui interno ci sono ampi spazi per il supporto agli investimenti ambientali, tenendo infi ne presente che è un mondo in continua e costante evoluzione, dove si intrecciano gli aspetti politici, economici, industriali, ma anche sociali e culturali. * Partner - Financial Grants and Facilities Leader - RSM Italy SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY

Foto: L'IMPRESA ITALIANA SENTE LA SCELTA DELLA SOSTENIBILITÀ NON PIÙ COME UN VINCOLO MA COME UN'OPPORTUNITÀ


Foto: L'AUTORE, NELLO RAPINI IL REGOLAMENTO 651/2014 DELLA COMMISSIONE EUROPEA DEROGA AL PRINCIPIO GENERALE CHE VIETA GLI AIUTI DI STATO