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03/06/2020

«L’emergenza Covid dimostra l’utilità di realizzare a Taggia l’ospedale nuovo»

Il Secolo XIX - Paolo Isaia

Paolo Isaia / Taggia«La pandemia di Covid-19 influirà anche sulla realizzazione del nuovo ospedale della provincia di Imperia: il progetto dovrà prevedere ad esempio la possibilità di adottare percorsi separati, e in ogni caso l'esperienza di questo periodo servirà a tracciare determinate linee guida: potrebbe diventare uno dei primi ospedali della Regione in grado di affrontare eventi del genere».L'assessore ligure alla Sanità Sonia Viale è più decisa che mai a portare avanti la realizzazione dell'ospedale unico, o appunto "nuovo", di Taggia, finora un disegno sulla carta - non definitivo - ma che ha dalla sua parte un punto fermo: la copertura finanziaria da parte dell'Inail per 225 milioni di euro. La struttura rimarrà pubblica e di proprietà dell'ente: la Regione verserà un canone annuo.«Si tratta di un'opportunità irrinunciabile, e a chi ha qualche dubbio che venga costruito ricordo che il progetto è stato inserito nel piano sociosanitario approvato dall'attuale maggioranza con convinzione, in base a una scelta strategica ben precisa, e condivisa, per rispondere alle esigenze dei cittadini e superare la situazione dei due presìdi di Sanremo e Imperia, che non possono essere mantenuti come oggi. E questo non deve avere colore politico. Oltretutto è stato anche approvato all'unanimità dalla Conferenza dei sindaci dell'Asl 1». Poi, un'ulteriore precisazione. «L'impegno parallelo, in questo caso già avviato, è di potenziare i servizi sul territorio, perché la parte territoriale e l'ospedale nuovo devono andare di pari passo: molte attività che adesso vengono svolte in ospedale dovrebbero trovarsi all'esterno. L'esperienza della sanità imperiese in questi ultimi mesi - continua la Viale - è servita anche nell'ottica della riapertura graduale che si sta verificando dal mese di maggio. La ripartenza di tutti i servizi ambulatoriali è un'esigenza molto forte. Entro breve, inoltre, sarà operativa a pieno regime anche nell'Asl 1 la Breast Unit, fornendo una risposta sul territorio». Ma è proprio l'emergenza coronavirus ad avere un ruolo sul futuro presidio di Taggia, un Dea di primo livello con 600 posti letto. «L'ipotesi considerata finora di creare due corpi separati sembra poter rispondere a quanto è accaduto con la pandemia: se ci fosse stato l'ospedale nuovo di Taggia l'organizzazione dei reparti sarebbe stata avvantaggiata». Il complesso ospedaliero di Sanremo è infatti diventato centro Covid provinciale, sia per la presenza di Malattie infettive («in questo si è rivelata fondamentale la scelta di mantenerla», sottolinea l'assessore Viale) e Rianimazione, e perché composto da più padiglioni separati tra loro. «Il lavoro di questi mesi è servito per capire come poter affrontare in tempo reale un'eventuale ritorno dell'epidemia in autunno con le attuali strutture, ma anche e soprattutto per comprendere quali siano le future necessità: l'ospedale nuovo dovrà essere una realtà strutturata e già pensata in questa direzione, con il prezioso contributo di chi ha combattuto, e combatte ancora, la pandemia in prima linea. Sarà un presidio forte e pronto per affrontare emergenze di questo tipo che ciclicamente possono verificarsi, ricordiamo l'Hiv, o l'Ebola».Resta il nodo della tempistica. «Con la pandemia la pratica si è inevitabilmente fermata, ma nei prossimi 10 giorni sarà fissata una riunione con il sindaco di Taggia Mario Conio, alla presenza degli uffici del Comune e della Regione, per fare ripartire l'iter sotto il profilo tecnico, anche l'Inail si è espresso in questo senso». Un primo passo di una strada che potrebbe rivelarsi meno lunga del previsto, soprattutto considerando che i fondi dell'ente garantiscono una certa sicurezza. Il nodo è quello del codice degli appalti.«La mia valutazione è che si va a realizzare una struttura sanitaria, che quindi ha una certa priorità rispetto ad altre opere. E per questo non escluso che si possa avanzare la richiesta di adottare anche per l'ospedale nuovo di Taggia il cosiddetto "modello Genova" che ha consentito di realizzare in tempi inimmaginabili il ponte sul Polcevera, nell'assoluto rispetto delle regole legate alla sicurezza sul lavoro e all'Antimafia. Quello che intendo è che anche troppa burocrazia può creare percorsi poco chiari, e credo che il Paese sia maturo per questo cambiamento, almeno per quanto riguarda la realizzazione degli ospedali: se si decide che servono, come quello di Taggia, non si può aspettare 10 anni per averlo». --© RIPRODUZIONE RISERVATA