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23/01/2021

«Legato alle cosche» anche l’uomo scelto da Arcuri per le mascherine

La Verita' - GIACOMO AMADORI e PATRIZIO CANESTRI

Natale Errigo, analista di Invitalia, incarcerato per scambio elettorale mafioso. Il commissario lo inserì nel team che si è occupato anche dei dispositivi di protezione cinesi finiti nell'inchiesta di Roma II suo nome risulta nelle intercettazioni svolte per indagare sul gruppo che ha importato materiale sanitario con provvigioni da oltre 72 milioni Nei suoi confronti c'è l'accusa di aver preso accordi con alcuni imprenditori per influenzare l'esito delle regionali in Calabria
< Da buon aziendalista, su Facebook, il 30 dicembre aveva pubblicato un articolo delì'Huffington post intitolato «Vaccino Pfizer, 6 dosi a flacone (e non 5) grazie alle siringhe di Arcuri». Ora Natale Errigo, trentaquattrenne dipendente di Invitalia e membro dello staff del commissario all'emergenza Covid-19 Domenico Arcuri, è finito in carcere (per il gip l'unica misura che «risulta in grado di recidere i legami con i contesti 'ndranghetisti») con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso. Sempre sui social leggiamo il suo motto: «Sul cadavere del leone festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani». Devono pensarla così anche i pm e il gip, che ritengono che Errigo, nonostante avesse iniziato un brillante carriera in Invitalia, non abbia mai tagliato i ponti con la sua famiglia 'ndranghetista. Hanno scritto gli inquirenti nella richiesta di arresto: «Imparentato con esponenti della cosca De Stefano/Tegano di Archi, segnatamente con Francesco Antonio Saraceno condannato in via definitiva» e con altri malavitosi. Errigo, di professione commercialista, su Linkedin fa sapere di essere dal 2013 business analyst di Invitalia e i pm di lui scrivono: «Professionista e consulente (in realtà dipendente, ndr) di Invitalia, società pubblica di enorme interesse nazionale, ha mostrato una non comune capacità relazionale interagendo con politici e faccendieri». Gli inquirenti specificano che «il vertice di Invitalia», Domenico Arcuri, anche se non viene nominato, è «assolutamente estraneo alla indagine» ed «è stato nominato commissario straordinario per l'emergenza Covid-19; a dimostrazione della importanza dell'incarico ricoperto da Errigo». L'accusa per quest'ultimo è quella di essersi accordato con un gruppo di imprenditori, tra cui Antonio Gallo, personaggio intorno al quale ruota l'inchiesta, e consiglieri comunali calabresi, accusati di mafiosità, per sostenere la candidatura alla Camera di Francesco Talarico, segretario locale dell'Udc e assessore regionale. Tutti «gli confermavano il sostegno elettorale» scrivono i magistrati, «peraltro Errigo facendosi chiarire esplicitamente (...) la necessità che i patti venissero onorati, il tutto in cambio di utilità consistite, oltre a quelle già pattuite (...), in altrettante entrature nel settore degli appalti per Errigo - consulente aziendale e referente di imprese che intendeva favorire - e Antonino Pirrello, titolare di impresa di pulizie con commesse in enti pubblici». Gli accordi sarebbero stati presi a Catanzaro, Roma e Reggio Calabria, tra il mese di giugno 2017 e il 4 marzo 2018, data delle ultime elezioni. Sempre la Procura fa altri riferimenti a Invitalia. Per esempio diversi imprenditori, attraverso dei prestanome, secondo l'accusa, stavano realizzando una società per edificare un villaggio turistico in Calabria grazie a contributi di Invitalia. Si parla dell'agenzia anche in una conversazione ambientale tra Gallo e il «business analyst», captata dal trojan il 16 gennaio 2018. Per gli investigatori «Errigo espone alcune dinamiche di Invitalia, affermandone i risultati positivi in merito ai decreti di finanziamento in atto (parla del decreto "Resto al Sud"). Poco più defilati c'erano Antonino Pirrello e Franco Talarico». Dopo alcuni minuti il discorso entra nel vivo ed Errigo dà il proprio numero di cellulare a Talarico e poi dice che «lui vive ormai da 4 anni a Roma dopo aver {fatto, ndr) master in giro per l'Italia» e aggiunge: «Se lei dovesse avere bisogno di qualcosa a Invitalia...». Successivamente, secondo i pm Errigo «si presenta meglio»: «Siamo completamente, allora premesso che... quindi allora siccome noi siamo, noi siamo il gruppo... diciamo, che seguiva Antonio (Caridi, ex senatore di Forza Italia arrestato nel 2016 in un'inchiesta su 'ndrangheta e massoneria e oggi imputato a piede libero, ndr) dappertutto, andavamo... cioè per dirne una... andammo anche al compleanno di Berlusconi eh... andai con Antonio, quindi per dire e considerato che si è rivelato un po'... così... allora a quel punto io sono disposto a mettere scheda bianca». Ieri Invitalia ha diramato questo comunicato: «La Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Catanzaro ci ha informato che un dipendente di Invitalia, Natale Errigo, con la qualifica di impiegato di terzo livello, è stato sottoposto a misura cautelare (...). Il suddetto impiegato faceva altresì parte, negli ultimi mesi, del gruppo di dipendenti di Invitalia che supportano la struttura del Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19. Invitalia ha già provveduto a sospendere dalle funzioni e dallo stipendio il suddetto impiegato, riservandosi, espressamente, ogni ulteriore azione a tutela della società». La Procura ha chiesto l'esibizione di documentazione attinente all'indagine e da Invitalia fanno sapere di aver «già provveduto a mettere a disposizione degli inquirenti le informazioni e la documentazione richiesta (...) nell'imprescindibile spirito di assoluta e totale collaborazione». In quest'ottica «è stato già verificato e comunicato agli inquirenti che non sussiste alcuna relazione né alcun rapporto economico 0 contrattuale tra le altre persone fisiche e le persone giuridiche oggetto delle indagini e la struttura del Commissario all'emergenza». Un controllo rapidissimo, trattandosi di decine di indagati. Il nome di Errigo viene citato nelle intercettazioni dell'inchiesta romana sulla maxi fornitura di mascherine cinesi da 1,25 miliardi di euro portate in Italia grazie a un gruppo di mediatori oggi indagato per traffico illecito di influenze. Il nome di Errigo, che nell'organigramma dello staff di Arcuri (40 persone in tutto) fa parte del gruppo «Gestione distribuzione», compare in una telefonata tra Massimo Paolucci, global advisor della struttura per l'emergenza, e Antonio Fabbrocini, addetto agli acquisti, tuttora indagato per corruzione, anche se la Procura ha chiesto l'archiviazione. Ecco il brogliaccio: «Fabbrocini dice che domani manda Natale e Moricone (fonetico) ad aprire tutti i pacchi delle tute "per verificare la corrispondenza di quelle che ci sono con quelle dei documenti che ha la dogana"». Anche il mediatore Andrea Tommasi e N. V., titolare di una ditta perquisita nell'inchiesta, fanno il nome di Errigo a proposito di richieste di chiarimenti in corso. N. V.: «Ieri ho mandato tutto a Irene... come aveva chiesto Natale». Tommasi: «Esatto, così lui... Sicuramente ci chiederanno altra roba, sicuro, ma intanto abbiamo preso tempo». Insomma a fare i controlli per la struttura del commissario sembra che fosse Errigo. Quando si dice essere in una botte di ferro.

Foto: OMBRE La gestione commissariale di Domenico Arcuri ha sollevato molti interrogativi ANSA