scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
01/07/2021

«Legalità, formazione e ambiente: il futuro è di chi investe sulla crescita professionale»

Gazzetta di Reggio - Sergio Armanino

Le criticità e la trasformazione necessaria del mondo della produzione secondo l'assessore Vincenzo Colla, chiamato a gestire scelte cruciali
L'INTERVISTASergio ArmaninoL'Italia riparte, l'Emilia-Romagna fa anche meglio del Bel Paese e ancora devono arrivare i fondi europei per il Pnrr. C'è voglia di belle notizie, dopo lo smacco, anche economico, inflitto dalla pandemia. Ma non ci si può voltare dall'altra parte davanti alle tragedie che anche nei giorni scorsi hanno segnato il mondo del lavoro. Tutti aspetti d'attualità che abbiamo affrontato con Vincenzo Colla, assessore regionale cui sono state affidate gran parte delle deleghe economiche.Assessore Colla, le cronache parlano d'infortuni e malori, anche mortali, sul lavoro: la ripresa a pieno regime nel post pandemia sta costando un prezzo altissimo. «Una ripresa evidente in tutto il Paese - che in Emilia-Romagna vede confermata una crescita al 5,5%, un colpo di frusta che non ha precedenti -, non può essere solo un fattore economico, ma anche sociale. Il tema della sicurezza, specie in settori come l'edilizia, uno dei più delicati, ma anche quello della logistica, dev'essere centrale: dobbiamo fare in modo di esplicitare la possibilità di fare accordi fra le parti sociali e questo spetta alle istituzioni. Il decreto semplificazioni impegna le parti, anche per tenere fuori i farabutti, perché l'illegalità è terreno fertile per la mancanza di sicurezza. Poi, bisogna fare cultura preventiva, formazione: c'è una legge, quando si fa un'assunzione dev'essere preceduta dalla formazione sulla sicurezza. Non si possono introdurre le persone nel sistema lavorativo senza spiegare prima come evitare infortuni, se non peggio. Poi c'è il tema dei servizi ispettivi, che in un sistema in crescita vanno rafforzati. Bisogna capire come si vuole fare crescita dentro la legalità: è un fatto di serietà, ma anche un investimento, perché l'illegalità è concorrenza sleale. Questo in generale, in questa regione c'è anche tanta serietà delle imprese e un dialogo sindacale fertile, ma lo stillicidio di tragedie nel mondo del lavoro c'è e non possiamo continuare a registrare morti».Altro fenomeno che si è registrato, questo sì proprio nella sua terra piacentina d'origine, è una sorta di guerra fra poveri, di manifestanti e altri soggetti che li prendevano a legnate.«Sarà anche una guerra fra poveri, ma la gestiscono i ricchi. Il tema evidente è che quelle piattaforme internazionali devono darsi una calmata. Non possono gestire l'algoritmo che sopra mette ricchezza e poteri e non guarda cosa c'è sotto. Carichi e tempi di lavoro gestiti da un algoritmo, poi non pagano le tasse nei Paesi dove operano: bisogna aggredire lì, se vuoi risolvere di là. Se una multinazionale come Fedex arriva a chiudere un magazzino con 300 lavoratori la domenica per il lunedì, è un atto inconcepibile in un Paese democratico come il nostro. Il resto è conseguenza: se metti le persone sulla strada, la rabbia supera ogni possibilità di mediazione, di rappresentanza. E il problema è di chi lavora dentro i magazzini, ma anche di chi lavora fuori, nell'indotto, anche loro soggetti a quell'algoritmo. Il ministro Orlando ci sta lavorando, serve un'authority sugli appalti, perché quelli sono tutti appalti, con poteri come abbiamo in altri settori: quell'authority deve gestire le liste di merito delle imprese, se vuoi partecipare agli appalti devi certificare di essere un'impresa corretta e che sai e puoi gestire quegli appalti, hai la struttura per farlo, la serietà, altrimenti prendi soldi pubblici e scappi; questo deve valere anche nel privato. Siamo nell'era della digitalizzazione: chi prende l'appalto deve avere il vincolo di consegnare all'authority il come e il perché ha ricevuto quell'appalto pubblico. Penso sia giunto il momento di avere una legge sulla rappresentanza erga omnes, i contratti al ribasso no, per ciascun tipo di appalto ci dev'essere un contratto di riferimento, una paga oraria sotto la quale non si va. Quando hai questo quadro, poi anche i controlli sono più semplici. Una task force da fare con le rappresentanze imprenditoriali, che hanno capito che nella giungla non c'è impresa seria». Sono tornati anche i morti per il caldo e l'Emilia-Romagna è terra di campagne: anche qui occorrono interventi preventivi?«L'agroindustria sarà uno dei settori di maggior applicazione dell'innovazione. Il tema è fondamentale per la sostenibilità, a partire dal bisogno di risparmiare l'acqua, di diminuire i fertilizzanti, per il clima... Avere una filiera corta che ci permette di produrre e gestire il prodotto in termini green: dalla terra alla vendita, è il progetto su cui il sistema agricoltura di questa regione sta andando. Noi faremo grandi investimenti su questa impostazione, come per esempio su tutti i temi dell'economia circolare. Là dove c'è tecnologia e impresa evoluta c'è anche lavoro dignitoso. Là dove prendi e fuggi con il raccolto, può succedere di tutto: lavoro nero, caporalato, ore di lavoro sotto il sole. In questa regione tutti vogliamo stare nella prima visione, ma senza non voler vedere che esiste la seconda, delle sacche da combattere, e non si fa mai abbastanza: c'è una fascia grigia, ma anche una nera gestita da soggetti che la Costituzione non l'hanno mai letta e non gliene importa niente». Licenziamenti: i sindacati hanno chiesto di bloccarli sino a fine ottobre, per darsi il tempo di estendere le tutele a chi non le ha. «Con la ripresa che abbiamo in regione, pensiamo di recuperare una grossa fetta di lavoratori che hanno perso il posto. Oggi abbiamo una novità, fra Europa e Italia, siamo dentro una cultura keynesiana (semplificando, la necessità dell'intervento pubblico in economia, a sostegno della piena occupazione e della domanda, ndr)».Ci sono settori, anzi, che lamentano la mancanza di personale esperto o formato: su tutti, l'edilizia.«L'edilizia è un settore importantissimo, soprattutto nelle filiere interne; il terziario muove tante cose e drena lavoro. Negli anni scorsi certe politiche, e mi riferisco al fiscal compact, hanno fatto perdere tante competenze. Ora abbiamo bisogno d'imprese con spalle più larghe, ma anche di formazione, perché anche in quel settore c'è bisogno di più professionisti che stiano sul tratto del cambiamento digitale».Quale sviluppo vede nel settore?«C'è bisogno di rigenerazione nelle città e nelle periferie: bisogna far sì che ci sia la proroga degli ecobonus, non solo quello al 110%, ma anche al 90%. Però, attenzione ai soli colpi di frusta: servono imprese edili anche per le infrastrutture. Abbiamo bisogno di professionalità alte e intermedie, quelli che si chiamavano maestri muratori e che gestivano il personale, lo affiancavano, facevano sicurezza: anche la manodopera va ricostruita. È un settore multiculturale, al 50% lavoratori che arrivavano da altri Paesi: bisogna fare un'altra discussione sull'integrazione, avere una nuova idea, non solo di come gestiamo l'accoglienza, ma anche l'integrazione».Dagli ultimi stanziamenti della Regione, sembrerebbe che l'Emilia-Romagna punti soprattutto sull'altissima formazione professionale: sarebbe una scelta élitaria.«Non è così: per quanto importante, il sostegno alla formazione post-laurea è solo una piccola parte dell'investimento che faremo. Al contrario, ho proprio pensato al new deal della formazione: 100 milioni all'anno di investimenti in istruzione e formazione, per quella continuità di formazione che si rende sempre più necessaria, negli anni 2021-27. Abbiamo bisogno di più lauree e professionalità, riscoprire le facoltà scientifiche, l'orientamento verso il digitale, dove le ragazze sono bravissime. Poi, recuperare i nostri istituti professionali, costruire un sistema integrato con le aziende, trasformare le agenzie per il lavoro che diventano di comunità. Dobbiamo ridisegnare il nostro futuro: non c'è un buon manufatto che si fa senza la qualità delle teste e non solo i laureati, ma un ceto medio che va riqualificato, altrimenti scivola nella povertà, nell'analfabetismo dell'innovazione, che invece è patrimonio di questa regione, ma per gestirla in futuro dobbiamo investire nell'economia della conoscenza».Un lavoro immane per una rivoluzione culturale.«Abbiamo ancora una cultura gentiliana: per carità la cultura dell'Umanesimo è importantissima, ma c'è un ultimo miglio che, se vai nella direzione giusta, incroci più facilmente l'articolo 1 della Costituzione. Il tema dell'orientamento è importante, per i ragazzi e le famiglie, anche perché non tutti hanno gli strumenti per capire quale sia la direzione giusta». --© RIPRODUZIONE RISERVATA