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01/02/2020

Legacoop ha fiducia nel futuro «Le nostre realtà non rallentano»

QN - Il Resto del Carlino

di Francesco Moroni «Da 150 anni la cooperazione è il motore dell'Emilia-Romagna. Una forma d'impresa che consente di plasmare idee, capace di soddisfare i bisogni della comunità, nel rispetto dei principi di sostenibilità e con l'obiettivo di migliorare la qualità alla vita delle persone». Parla da sé il biglietto da visita di Legacoop Emilia-Romagna, l'associazione di rappresentanza sul territorio regionale delle cooperative aderenti a Legacoop nazionale, parte del movimento cooperativo italiano e autonoma dal punto di vista economico e giuridico. Se l'Emilia-Romagna è la regione italiana con più cooperative, per tradizione storica, longevità e dimensioni delle imprese, numero di soci, settori presidiati e punte d'eccellenza, Legacoop ha la funzione di rappresentare questa rete ricca e dinamica, valorizzandone il ruolo e le aspirazioni in relazione con il territorio, le istituzioni, le altre associazioni di imprese, i sindacati, il volontariato. Per capire cos'ha portato il 2019 alle cooperative emiliano romagnole, lo abbiamo chiesto direttamente al presidente Giovanni Monti. Presidente Monti, può tracciare un bilancio a consuntivo del 2018 per quanto riguarda le cooperative aderenti a Legacoop Emilia-Romagna? «Si è trattata di un'annata sostanzialmente positiva, in linea con i trend di crescita che contraddistinguono l'Emilia-Romagna nel contesto nazionale ed europeo. La filiera dell'abitare e il comparto delle costruzioni sono quelli nei quali si riflettono ancora le debolezze del sistema Italia». In che modo? «A partire dall'eccessiva esiguità della domanda pubblica, dal peso delle burocrazie e da un Codice degli appalti che va rivisto. Tuttavia, a parte qualche criticità, anche qui si registra una lieve crescita, più forte per le cooperative che hanno scelto anche l'estero per svilupparsi». E sugli altri comparti, cosa ci racconta? «L'agroalimentare, al netto delle sofferenze causate dal clima e dalla cimice asiatica, sulle quali era già intervenuta la Regione - alla quale si è aggiunto, nei giorni scorsi, uno stanziamento significativo da parte del Governo -, dalla bassa redditività per gli agricoltori, è sempre tra i più importanti dell'Emilia-Romagna e della cooperazione». I repentini cambiamenti climatici non hanno mandato il settore in crisi? «Basti pensare che la cooperazione agroalimentare, a seconda delle referenze, organizza dal 40 al 70% della produzione: una filiera che porta dal campo alla commercializzazione, alla trasformazione fino all'esportazione. È un settore che ha saputo evolversi mantenendo salde radici nella tradizione, intercettando contemporaneamente i bisogni di consumatori esigenti e attenti alla salute loro e del pianeta». Mentre negli altri settori, il 2019 che anno è stato? «Il comparto dei servizi, la cooperazione sociale, il manifatturiero, la grande distribuzione, l'assicurativo danno risultati molto positivi sia in termini di fatturato, sia per incremento degli addetti. Sono nate nuove cooperative, sia attraverso i workers buyout, lavoratori che rilevano le imprese con il supporto dei fondi cooperativi, sia in settori innovativi. Buoni risultati anche per i consorzi e le cooperative che organizzano i singoli imprenditori: agricoltori, artigiani, lavoratori della cultura». Cosa prevedete, ora, per il 2020? «Le guerre commerciali e quelle tragiche combattute sul campo, la Brexit e le tendenze a chiudersi nei confini nazionali, non aiutano sicuramente lo sviluppo dell'economia. Nonostante tutto, per la nostra regione si prevede una lieve crescita del Pil, in ogni caso maggiore rispetto alle altre regioni italiane». Continua il percorso sempre più deciso di uscita dalla crisi iniziata un decennio fa. «Tra il 2008 e il 2019, l'insieme della cooperazione emiliano-romagnola ha prodotto oltre 23mila nuovi posti di lavoro. Vogliamo continuare su questa strada, ma in generale occorre che il posto di lavoro sia maggiormente garantito e che le retribuzioni siano più consistenti. In questo senso, va salutato con favore l'intervento del Governo sul cuneo fiscale. È un primo passo, dobbiamo fare di più». Quali gli altri obiettivi su cui via state focalizzando? «I target della cooperazione coincidono con le esigenze delle nostre comunità: siamo nati e viviamo per questo. Mettiamo al primo posto il lavoro, che deve essere sicuro e ben retribuito. Ci sono criticità che dobbiamo affrontare tutte e tutti assieme: la questione ecologica, che si declina anche nell'organizzazione della logistica, nella rigenerazione urbana e nella riqualificazione e messa in sicurezza del territorio». Attenzione al clima, ma non solo. Poi che altro? «L'accresciuta longevità della popolazione, che è un bel risultato, ma richiederà una forte innovazione nei servizi alla persona. L'evoluzione delle tecnologie digitali, inoltre, ci sottopone l'esigenza di formare nuove figure professionali, senza lasciare indietro chi è meno pronto per affrontare queste sfide». © RIPRODUZIONE RISERVATA