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08/09/2018

Lega, l’altolà di Luca Zaia «Il nome non si tocca Attacco alla democrazia»

Il Mattino di Padova

il governatore dopo la sentenza
SUSEGANANo, non ci sono dubbi, per Luca Zaia, presidente della Regione. La Lega non deve cambiar nome, tanto meno deve rinunciare alla sua denominazione d'origine: Liga Veneta. Anche se qualche dirigente o militante ritiene di fare punto e a capo. A Toni Da Re, segretario nazionale, non dispiacerebbe, ad esempio, una qualche forma di rigenerazione, che renda il partito o il movimento più attrattivo. Zaia, invece, vorrebbe tener fede alle radici. E anche in questo i due massimi esponenti della Liga veneta propongono le distinzioni che li hanno contraddistinti negli ultimi tempi. Probabilmente un gioco delle parti, come interpretano taluni, per dare copertura alle diverse sensibilità del movimento. «Io tifo perché resti sempre il nome Lega - ha confessato ieri, nel corso del sopralluogo a Ponte della Priula -, ma sono vicende delicate molto complicate che hanno dei profili giuridici da esaminare». Il cambio del nome è stato suggerito, in taluni ambienti del Carroccio, quale ipotetica soluzione per contenere gli effetti del sequestro patrimoniale legato alla sentenza pronunciata dal Tribunale del riesame di Genova. Zaia dice di non avere dubbi, al riguardo: questo pronunciamento corrisponde alla volontà di cancellare un partito. «Ma non ce la faranno. Oggi noi difendiamo non solo la vita della Lega - ha sottolineato con forza ieri - ma la democrazia da un evento di estrema gravità». E da leghista della prima ora, il governatore ha voluto dire la sua - criticamente - sul "decreto corruzione", perché sarebbe parziale. «Le pene per la corruzione debbano essere inasprite e certe - ha sottolineato -. Ma si inaspriscano anche - ha aggiunto - le pene anche per altri reati, se no raggiungiamo l'assurdo che il corrotto, anche per poco, espia la sua pena ma lo stupratore o spacciatore sta poco in galera». Per Zaia, dunque, è giusto «inserire correttivi a livello parlamentare, penso che l'agente provocatore debba essere ben pesato, se no diamo la patente di provocatore a chiunque. Poi - ha proseguito - diamo anche la patente di onestà perché non può passare l'idea che 60 milioni di italiani siano delinquenti». Su questa frequenza d'onda, il presidente della Regione ha proposto che il codice degli appalti sia cambiato. F.D.M BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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