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22/06/2021

L’edilizia sconfigge il Covid e vola I sindacati: «Luce sui contratti»

Il Piccolo di Trieste - Francesco Fain

Il monito della Fillea-Cgil: «Numeri positivi ma serve una cabina di regia per controllare le irregolarità»
Francesco FainDi mezzo c'era il Covid-19 ma, oggi, il settore dell'edilizia ha ripreso a correre nell'Isontino.Un po' di numeri che parlano da soli: 29.886 ore lavorate nell'aprile 2020 contro le 117.976 dell'aprile 2021; 825 operai impiegati (aprile di un anno fa) contro i 1.113 dell'aprile di quest'anno; denunce salite da 186 a 256.Il comparto, da queste parti, è uscito indiscutibilmente meglio di altri settori dalla crisi sanitaria e pandemica in corso, tanto da poter porre al centro della discussione il rilancio del settore e la necessità di un "governo" dei processi. «A spingere l'attuale domanda - spiega Massimo Marega, segretario generale della Fillea-Cgil Trieste Gorizia - ci sono, in primis, i vari incentivi fiscali legati ai bonus per la ristrutturazione edilizia e l'efficientamento energetico, e in prospettiva, i finanziamenti provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che si focalizzeranno sulle infrastrutture, anche digitali, del nostro Paese e sulla transizione verde. A Gorizia, dai dati forniti dalla direzione della Cassa edile, emerge in maniera chiara come anche nella nostra provincia nei primi 6 mesi del 2021 il numero delle ore medie lavorate, delle denunce di cantiere, del numero dei lavoratori e della massa salari registrano un dato tendenziale e percentuale in aumento».Ed è qui che si inseriscono alcune considerazioni. «Il legame tra edilizia e bonus fiscali/superbonus ha ingenerato sicuramente un volano importante nel settore che, al momento, è però esposto alla speculazione internazionale, con imprese della catena di fornitura dei materiali che hanno predisposto aumenti vertiginosi delle materie prime e dei materiali da ponteggio. I medesimi aumenti si sono registrati anche nel sistema dell'impiantistica, in quanto il legame tra edilizia e superbonus ha fatto sì che le grandi multiutility abbiano predisposto approvvigionamenti consistenti di impianti energetici e materie prime, promuovendo incentivi connessi al 110% ma anche al 65 e 50%. Oggi, però, il tema centrale riguarda la maggior qualificazione del settore, che incide sulla qualità e regolarità del lavoro», annota Marega.Da qui, la necessità di modificare la percezione che si ha del lavoro in edilizia, in quanto il settore «registra la richiesta di figure legate alle attività produttive collegate ai bonus, ma anche di figure altamente qualificate come tecnici, ingegneri informatici, architetti. Tali professionalità fanno fatica a trovar riscontro con il rischio più che tangibile di fenomeni elusivi di natura contrattuale e di irregolarità, in tal senso riteniamo vi sia la necessità di una cabina di regia che metta assieme istituzioni preposte e parti sociali per il necessario controllo di ciò che avviene quotidianamente nei cantieri e sulle impalcature - l'analisi del sindacalista della Fillea -. Dunque, è utile aver chiaro che, rispetto al tema della ricerca di manodopera, i livelli di problematicità riguardano, nel primo caso, l'immediato legato al volano dei bonus e, nel secondo caso, un tema che traguarda il medio e lungo periodo legato alle risorse previste nel Pnrr, dove centrale sarà l'investimento e la sensibilizzazione delle giovani generazioni attraverso l'inserimento proficuo in corsi di formazione professionale (Scuola edile in primis) che, alla fine del ciclo, possano garantire un inserimento controllato nel comparto delle costruzioni».C'è poi il tema della manodopera straniera, percentualmente preponderante. «Si pone la questione del corretto afflusso di manodopera, possibilmente anche qualificata, attraverso un'inserimento all'interno del sistema facente riferimento alla Cassa edile in quanto propedeutico ad una maggior tutela dei lavoratori e ad una leale concorrenza tra le imprese stesse. Tutti i fondi di cui il comparto disporrà nei prossimi anni, a nostro parere, andranno dunque canalizzati in una leva di politica industriale finalizzata alla maggior qualificazione delle imprese e dei lavoratori puntando al rispetto del lavoro e dell'ambiente evitando semplici e strumentali scorciatoie. Tra queste: la manomissione del Codice degli appalti, utilizzato maldestramente da alcuni per poter evitare di confrontarsi realmente nelle vere problematiche del comparto come quelle basate sulla sola competizione sul prezzo o la necessaria qualificazione delle stazioni appaltanti», conclude la Cgil. --© RIPRODUZIONE RISERVATA