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25/04/2020

«L’edilizia non può ancora rimanere bloccata»

QN - Il Resto del Carlino

Gli imprenditori e i lavoratori dell'edilizia della provincia di Fermo attendono la fine del lockdown, e pongono una serie di domande per ridare fiato al settore che, con l'indotto, da lavoro a decine di migliaia di persone. Domandano come sanificare un cantiere, il macchinario, l'attrezzatura, l'ambiente e come coprire le spese per rendere tutto sostenibile? Chiedono norme certe, perché ogni imprenditore vuole comportarsi nel modo corretto e sicuro. «Poi pensiamo anche al lato economico e alla conseguente sottoproduzione», rileva Stefano Violoni presidente Ance di Confindustria Centro Adriatico. Tre le richieste del presidente al governo nazionale e regionale: la prima è che siano pagati subito i crediti verso la pubblica amministrazione. La seconda concerne lo split payment: «Se fatturo cento euro di lavori, in realtà sono 122 con l'Iva; per effetto di questa norma ne riscuoto solo 100. E così l'imprenditore, la anticipa. E passano mesi prima del rimborso. Chiediamo sia abolita questa norma e sbloccato il rimborso del primo trimestre. Non possiamo attendere altri mesi, deve bastare l'autocertificazione del commercialista» ha precisato Violoni. La terza richiesta è legata alla ricostruzione. «Si parla degli stati di avanzamento, di uno sblocco di fondi. È una mezza verità, perché se ci sono le risorse, poi c'è anche la burocrazia che impone rilievi in cantiere, comunicazione all'Ufficio ricostruzione e altri passaggi burocratici. Risultato, tutto fermo. Ho spedito una Pec al commissario Legnini e al presidente Ceriscioli perché applichino il codice degli appalti e quindi la possibilità di una semplice contabilità del lavoro svolto in quantità provvisoria. Mi hanno detto che si stanno adeguando. Le aziende hanno urgente bisogno di quelle risorse». Infine, il presidente Violoni fa un appello al legislatore in vista della ripartenza dei cantieri: «A oggi, un caso di Coronavirus è classificato come 'infortunio professionale', il che può comportare un procedimento civile e penale verso il datore di lavoro. Non dimentichiamo che per il sistema è quest'ultimo che deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile affinché l'infortunio non avvenisse. Un conto sono i dispositivi di sicurezza da cantiere, su cui da anni investiamo, un altro è prevenire un virus che una persona può prendere ovunque. Per questo, o cambia la normativa nazionale - finisce Violoni - o riaprendo con queste norme mettiamo a rischio le imprese in modo più pesante dello stesso lockdown». Mauro Nucci© RIPRODUZIONE RISERVATA