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07/08/2020

Leandro Del Gaudio Dagli ospedali Covid ai tamponi…

Il Mattino

Leandro Del Gaudio
Dagli ospedali Covid ai tamponi. È l'altra faccia dell'emergenza coronavirus in Campania a finire sotto inchiesta. Sette del mattino, blitz dei carabinieri all'interno dell'Istituto zooprofilattico di Portici, ma anche all'interno del centro diagnostico Amed di Casalnuovo. Sotto inchiesta finiscono così il presidente dell'Istituto zooprofilattico Antonio Limone (raggiunto da un decreto di perquisizione mentre era in vacanza, costretto a fare ritorno a casa, dove ha consegnato cellulare e ha reso disponibile la propria abitazione nell'avellinese alla perquisizione dei carabinieri); ma anche il consulente dell'istituto porticese Pellegrino Cerino; e il manager Antonio Fico, patron della Amed di Casalnuovo.
LE VERIFICHE
Tre persone indagate, in una vicenda che punta a chiarire i rapporti tra pubblico e privato all'ombra della pandemia. Turbativa d'asta è l'ipotesi al centro delle indagini condotte dai pm Simone De Roxas e Maria Di Mauro, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio, chiaro il ragionamento degli inquirenti: siamo a marzo scorso, quando Soresa affida all'istituto zooprofilattico il ruolo di coordinamento del piano campano dello screening; a questo punto l'Istituto porticese si affida ad Amed per allocare i propri macchinari, il personale e i reagenti necessari a fare i tamponi. Perché questa scelta? È uno dei punti da approfondire. Ci sono alcuni punti fermi: tra Istituto zooprofilattico e il centro Ames era in corso un rapporto consolidato: a dicembre scorso, Ames vince una gara per realizzare lo screening sulla popolazione della terra dei fuochi; questa gara culmina in un contratto formalizzato il 24 marzo, nel pieno della crisi Coronavirus, quando si decide di introdurre una clausola in cui, Ames si impegna (gratuitamente) a fornire i locali in cui ospitare macchine e professionisti dell'istituto zooprofilattico. Non c'erano altri locali in regione?
L'APPALTO
Non è finita. A marzo, Soresa si rivolge ai privati per la realizzazione dei tamponi. Una gara aperta e chiusa in 24 ore, che contiene un requisito giudicato capestro da Federlab: la capacità di somministrare 500 tamponi al giorno, un numero che taglierebbe le gambe ai centri privati piccoli e medi. Inutile dire che la Amed strappa subito la leadership, assieme ad altri tre colossi napoletani. Scoppiano le polemiche, tanto da spingere Soresa a rivedere la manifestazione di interesse e a lanciare un nuovo appalto con tempi e modi differenti: in questo caso cade il requisito dei 500 tamponi al giorno ed entrano in gioco anche altre realtà territoriali.
LE ACCUSE
Per i pm esistono «elementi di criticità in relazione alle procedure di affidamento del servizio di analisi dei tamponi finalizzato al monitoraggio della diffusione del virus Covid 19, nonché in relazione alle altre gare indette nel periodo di emergenza epidemiologica in atto». Diversa è la valutazione dei diretti interessati. Spiega l'avvocato Nello Pizza, difensore del direttore Antonio Limone: «C'è amarezza ma anche convinzione di poter dimostrare la correttezza del proprio lavoro. Limone non faceva parte dell'unità di crisi. Il laboratorio Ames ha messo a disposizione la struttura dove allocare i macchinari, il personale e i reagenti portati dall'istituto zooprofilattico». Inevitabile una domanda: possibile che in Campania non fosse reperibile una struttura pubblica? Spiega l'avvocato Pizza: «C'era un protocollo d'intesa con la Asl di Salerno, che per motivi di tempo non vennero perfezionati, tant'è vero che di qui a qualche giorno i macchinari saranno trasferiti a Salerno». Fiducia nella magistratura anche da parte del consulente Pellegrino Cerino (difeso dall'avvocato Emiddio Gallo), raggiunto dal decreto di perquisizione sempre per la storia dei tamponi. Difeso dal penalista napoletano Lucio Majorano, il patron della Ames di Casalnuovo è determinato «a dimostrare la trasparenza della propria condotta». E al Mattino l'avvocato di Ames spiega: «Mai effettuato un solo tampone per conto di Soresa. Sono stati messi a disposizione i locali, in virtù di una clausola inserita a marzo, con l'avallo del direttore generale di Soresa». Intanto, nello stesso giorno del blitz dei carabinieri, l'Istituto zooprofilattico di Portici viene «visitato» anche dalla Guardia di Finanza, su delega della procura della Corte dei conti.
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