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01/07/2020

Le spine dei rosso-gialli

Il Gazzettino

`Zingaretti in pressing: basta tergiversare E indica 10 filoni finanziabili grazie alla Ue
LA GIORNATA
ROMA Lo scontro molto duro sul Mes che oppone Pd e 5Stelle offusca la preparazione del decreto sulle semplificazioni e di quello sul nuovo scostamento del deficit (cioè sullo stanziamento di altre risorse destinate però ad aumentare il debito pubblico).
Il Mes sta diventando sempre più una questione dirimente: chi lo accetta accetta di far restare l'Italia nell'area di influenza, chiamiamola così, europea o franco-tedesca. Un po' come accadde nel dopoguerra con il piano Marshall che non era solo un fondo per la ricostruzione della nostra industria ma anche l'inizio di un legame robusto con gli Stati Uniti. Per questo il Fondo sanitario europeo ieri è stato oggetto di una lettera aperta di Nicola Zingaretti in cui il segretario del Pd, con la chiarezza e la forza che lo contraddistingue da qualche settimana, chiede che sull'attivazione del fondo non si perda altro tempo in ammuine di vario genere.
L'affondo del leader Dem innesca immediatamente l'effetto contrario, rendendo più solido e il muro di un MoVimento 5 Stelle segnato dalla tensioni interne. E rischiando di trasformare il voto in Aula sulle comunicazioni del premier prima del Consiglio Ue in un rebus ad altissima suspence.
Una riunione tra i membri del governo pentastellati, in serata, fa il punto provvisorio anche sul Mes. Ma è su tutta l'agenda di governo che il Movimento ribolle. «Così non si può andare avanti», spiega una fonte autorevole pentastellata puntando il dito sull'impasse nella quale sembra essersi arenata l'azione dell'esecutivo per la ripresa.
LA REPLICA
E, forse non caso, in un post su Facebook in cui Conte annuncia i nuovi vertici di Alitalia, il premier ribadisce un concetto: il governo non è fermo ma prosegue, «senza sosta», la sua azione. «Ci siamo ripromessi di raggiungere ambiziosi obiettivi, ambientali e occupazionali, e siamo ben determinati a rispettare questo impegno», sottolinea Conte.
Oggi il premier cercherà di dare una nuova sterzata al Recovery Plan italiano in un vertice di maggioranza tutto a sfondo economico: sul tavolo ci saranno infatti il decreto legge semplificazioni e quello sul nuovo scostamento di bilancio per mettere in campo un decreto luglio che potrebbe arrivare fino a 20 miliardi con un aumento di un altro punto del debito pubblico.
Sul decreto semplificazioni il premier vuole chiudere, prendendosi anche il rischio di tenere l'attività parlamentare aperta per la conversione della norma ad agosto inoltrato. Ma già sulla bozza del testo emergono delle divisioni. Nel M5S c'è più di un dubbio sulle deroghe al codice degli appalti previste e, nel capitolo sull'edilizia, alcuni ambientalisti segnalano il pericolo di un condono. Interpretazione tutta da verificare anche perché su un provvedimento del genere sia il Pd che i 5Stelle hanno sempre espresso la loro contrarietà . Su un altro tema, il prolungamento della Cig in deroga e il blocco dei licenziamenti fino a dicembre, Movimento e Pd sono sulla stessa linea ma è Italia Viva a dirsi contraria.
Ma il vero groviglio da sciogliere resta quello del Mes. Zingaretti, come detto, ha lanciato dieci proposte per rivoluzionare la sanità italiana. Con il Mes «oggi possiamo avere le risorse mai viste prima, la danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre», spiega il segretario Dem. La sortita rischia di far andare in fumo il piano di Conte: rinviare il voto sul Mes e sull'intero pacchetto di aiuti Ue a settembre, dopo l'intesa sul Recovery Fund. Il 15 luglio il premier sarà in Aula. La strategia sarebbe quella di mettere in campo una risoluzione di maggioranza esclusivamente incentrata sul Recovery Fund, oggetto del Consiglio Ue del 17-18.
Ma è pacifico che le opposizioni presentino delle loro risoluzioni-trappola sul Mes, chi contro (come già fece Fdi), chi a favore, come PiùEuropa. E lì il rischio di un blitz di forze della maggioranza o di una sortita della fronda M5S più vicina a Alessandro Di Battista è altissimo.
Anche perché la posizione del M5S, sul Mes, non cambia. «Restiamo contrari, se debito deve essere facciamolo con lo scostamento di bilancio», sottolinea Vito Crimi, capo politico di un Movimento dove crescono i malumori anche su un altro dossier: quello del presunto aumento della pubblicità a Mediaset. E i 5Stelle fanno notare la somiglianza fra le proposte di Zingaretti e un analogo documento di Italia Viva. Netta la replica di Michele Bordo, vicecapogruppo dei deputati Pd: «Solo miopia e ideologismo impediscono di vedere quanto sia cambiata l'Europa in questi mesi».
D.Pir.
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