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23/06/2020

Le ‘ ndrine e i grandi appalti

Gazzetta del Sud

Le cosche di Vibo avevano puntato su nuovo ospedalee sede giudiziaria
In ballo3 milioni di euro per il completamento del Tribunale Testa di agnello morto e incendio dell'a uto per intimorire la ditta a cui era stata offerta la fornitura di marmi
Marialucia Conistabile VIBO VALENTIA L' interesse della' ndrangheta sulle grandi opere pubbliche. Altri spaccati degli affari delle' ndrine sui cui Ddae carabinieri hanno messo il naso. Episodi emersi dall' inchiesta Scott Rinascita da cui si evincei tentativi della criminalità organizzata vibonese di tenere sotto controlloi grandi appalti. E così sel' interesse del capo dei capi- ovvero ilsup re mo Luigi Mancuso- sarebbe stato stuzzicato dalla realizzazione del nuovo ospedale (perl' opera sono in ballo circa 144 milioni di euro), quello delle' ndrine operanti nel capoluogo vibonese sarebbe stato diretto verso il completamento della sede giudiziaria di via La cquari. Al 2013 risalirebbel' intenzione del"Sup remo" di partecipare alla costruzione del nuovo nosocomio- all' epoca il decreto della Stazione unica appaltante risalivaa soli tre giorni prima del colloquio intercettato tra Mancusoe un imprenditore edile anche se poii lavori non furono avviati- mentre più recenteè la tentata intromissione nell' appalto per il completamento del nuovo palazzo di giustizia. In questo casoa darsi da fare al fine di trarre profitto attraverso la fornitura di materiali alla Ranisi Domenico Macrì figura emergente ditta appaltatrice (la Sici srl) sarebbe stato Domenico (Mommo) Macrì indicato dagli inquirenti come esponente del locale di' ndrangheta di Viboe nello specifico della' ndrina Ranisi (Pardea), in quantoi lavori- dall' importo di tre milioni di euro- ricadevano nell' area del capoluogo di competenza del gruppo criminale. Unpianoche MommoMacrì- ritenuto il mandante- avrebbe organizzato con altri sodalie chea un avvicinamento" bonario" fece poi seguire pressioni di ben altro tenore. Da quanto emerge dalla maxi-inchiesta, infatti,i movimenti degli operaie del cantiere erano stati ben studiati, tant'è che il gruppo sarebbe statoa conoscenza dove alloggiava il capo cantiere,l' auto utilizzatae il luogo in cui erano ospitati gli altri dipendenti della ditta. Inoltre il piano per una"rapp resaglia" int imidatoria sarebbe stato oggetto di ulteriori incontri. In particolare Macrì nel corso di una conversazione intercettata con un altro sodale avrebbe fatto presente che le vittime designate dormivano in un B&B del capoluogo mentre un' ulteriore squadra alloggiavaa Pizzo.E nel dare indicazioni alla persona che avrebbe dovuto compiere materialmentel' int imidazione, lo avrebbe raccomandato di portarsi un cappello probabilmente per eludere le telecamere, anche se il suo interlocutore lo avrebbe assicurato dicendogli: «... Se tu mi dai le chiavi, se tu mi fai dare le chiavi pure che ci sono le telecamere non mi inte ressa». Chiavi che sarebbero servite per aprire un cancello. A distanza di alcuni giorni dalla conversazione intercettata (a cui nell' immediatezza era seguito un servizio di osservazione da parte dei carabinieri nei pressi del B&B ma senza che nulla accadesse) eranoi militari di una radiomobilea rinvenire, nel corso della notte (14 marzo 2018) una testa di agnello mozzata posta sul parabrezza dell' auto noleggiata dalla Sici srle in uso al capo cantiere, parcheggiata lungo la strada nei pressi del B&Ba Vibo Valentia. I carabinieri sentivano, quindi, il capo cantiere il quale escludeva di aver ricevuto minacce ma riferiva la circostanza che in tre distinte occasioni (tra febbraioe marzo 2018) aveva ricevuto in cantiere la visita di un uomo che, presentatosi come titolare di una ditta che producee lavora marmi, chiedeva la possibilità di presentare un' offerta per la fornitura di materiali circai lavori in corso di esecuzione. Ma la sera dello stesso giorno in cui il capo cantiere era stato sentito dai carabinieri veniva incendiatal' autovettura che aveva in uso. Lo stesso all' indomani, rispetto a quanto aveva riferito il giorno precedente ai militari, aggiungeva che il 6 marzo del 2018, mentre si trovava in una tavola calda per consumare il pranzo, un uomo si sedeva al suo tavolo chiedendogli se fosse in città per motivi di lavoro. Lo stesso che si era recato per tre volte nel cantiere. © RIPRODUZIONE RISERVATA