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06/12/2018

«Le imprese locali a bocca asciutta nell’assegnazione degli appalti»

Il Tirreno - Enrico Pizzi

Cna, Confartigianato e Ance all'attacco del Comune Gli imprenditori chiedono meccanismi di gara differenti economia e sviluppo
Enrico PizziGROSSETO. Alla politica grossetana non interessa il problema delle imprese edili locali penalizzate negli appalti pubblici. È un attacco frontale, quello che Cna, Confartigianato e Ance muovono nei confronti del Comune di Grosseto, alla luce dei dati che vedono le ditte maremmane restare a bocca asciutta, impossibilitate, spesso, anche solo a partecipare alle gare a causa del meccanismo di sorteggio sistematicamente applicato. Secondo i presidenti delle tre associazioni, Riccardo Breda, Giovanni Lamioni e Rossano Massai, potrebbero essere adottati meccanismi di gara, che altri enti utilizzano e che, nel rispetto del codice degli appalti, garantiscono alle ditte del territorio almeno la partecipazione. Il tema è quello degli appalti sotto la soglia del milione di euro, la stragrande maggioranza nel Comune di Grosseto. Sarebbe possibile la licitazione negoziata: il Comune dovrebbe avere un albo di fornitori, da aggiornare periodicamente, in cui selezionare, a rotazione, le ditte da invitare alle gare. Le associazioni hanno proposto anche una licitazione privata con un 50% di imprese locali, scelte dall'albo dei fornitori, e un 50% di imprese selezionate con il sorteggio.Invece si continua ad adottare il sorteggio sempre e comunque: il Comune chiede una manifestazione di interesse, ne arrivano a centinaia da tutta Italia e, poi, si sorteggiano le ditte da invitare alla gara. Qualche decina in tutto, ed è improbabile che la dea bendata premi le imprese locali, numericamente inferiori. Gli amministratori comunali, però - questa la sensazione delle associazioni di categoria - lasciano ai tecnici il compito di dirimere la questione, tanto che il 12 novembre, all'ultimo tavolo di confronto, dopo un anno di incontri, sindaco e assessori non si sono presentati e il muro dei tecnici, che sostengono che le proposte delle tre associazioni sono in contrasto con il codice degli appalti, appare invalicabile. Cna, Confartigianato e Ance non chiedono favoritismi, ma un segnale preciso dalla politica, un indirizzo che permetta, come in altre realtà, anche della provincia di Grosseto, di dare un'attenzione alle imprese locali. Massai sottolinea che il tessuto imprenditoriale locale è fatto di poche medie imprese e di molte piccole e micro imprese che non sono in grado di lavorare fuori dal territorio. «Con il sistema adottato dal Comune di Grosseto - dice - rischiano di scomparire. Se siamo arrivati a questo punto è perché con il Comune, nonostante vari incontri, non siamo riusciti a ottenere nulla, solo un regolamento che non intacca minimamente le procedure di sorteggio». «Le costruzioni - dice Lamioni - sono il nostro manifatturiero, storicamente. Non ne abbiamo molti altri e dobbiamo cercare di salvaguardare almeno quello che abbiamo». Nel merito delle proposte fatte «Ci dicono - spiega - che uno dei problemi è la rotazione delle ditte, perché quelle qualificate per i lavori pubblici, che hanno le varie attestazioni Soa, sarebbero troppo poche. Ma non è vero, perché ne abbiamo contate ben 70, un numero che potrebbe garantire una turnazione adeguata». Eppure il comparto dell'edilizia è in sofferenza, gli amministratori lo sanno e i dati presentati la scorsa settimana dalla Camera di Commercio lo testimoniano. «L'edilizia - ricorda Breda - ha subito più di altri la crisi, perdendo 1. 800 posti di lavoro in sei anni e dimezzando le imprese gestite da giovani. Le imprese che vengono da fuori non lasciano ricchezza sul territorio, più spesso lasciano problemi. Bisogna che la parte politica dia l'input per dare alle imprese locali almeno la possibilità di partecipare». --

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