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30/06/2020

Le imprese di costruzioni centrali per una economia da ” recuperare “

La Sicilia

L ' INTERVENTO
* Le ragioni del mantenimento delle attività La questione morale
BIAGIO BISIGNANI Le " Imprese di Costruzioni " sono notoriamente le attività sulle quali si è sempre esercitata l ' aspettativa di " volano dell'economia " e, in tempi di recessione, hanno sempre svolto una funzione anticiclica. La politica in questo settore ha svolto una funzione cardine. Oggi ci troviamo davanti ad un fenomeno del tutto eccezionale. Intraprendere la strada del parallelo con " eventi " storicizzati, è un percorso estremamente tortuoso. Il vero primo esempio fu l ' esperienza del " piano Fanfani " , denominato " piano Ina casa " . La grande innovazione della legge si ascrive nella intuizione di assicurare la proprietà della prima casa a tutte le manovalanze impegnate alla edificazione delle abitazioni di prima necessità. Le maestranze avrebbero costruito le abitazioni per loro e per chi era sprovvisto di casa propria. Il " meccanismo " avrebbe assicurato un minimo salariale e la abitazione di proprietà. Contemporaneamente, nel 1958, veniva inaugurato il primo tratto dell '" Autostrada del Sole " . Oggi possiamo confrontare le esperienze. Lo Stato potrà intervenire con aiuti a pioggia? Si porrebbe un importante " q u estione morale " . Appare chiaro che l ' aiuto una tantum potrà essere un ripiego temporaneo. Ragionare sulla riorganizzazione dei flussi economici e sistematizzare elementi innovativi che implementino eventuali virtuosismi, sembrerebbe opportuno. Si dovrebbero trovare meccanismi tali da poter rendere più agevole le attività al fine di agevolarne lo sviluppo e non il " fallimento " . Qualsiasi scelta istituzionale, sovente, impone una analisi della " questione morale " . Riprendere le attività imprenditoriali, con un meccanismo duraturo ed efficace nel tempo, non è strettamente legato ad una attività legittima. Di contro, non vi è una certezza sulla illegittimità delle azioni e sulla immoralità delle azioni già intraprese. Le cosiddette " sanatorie " , note al popolo italiano e da sempre riproposte nei momenti di grande difficoltà economica, possono essere strumenti virtuosi se ben utilizzati. Ragionerei su due livelli di opportunità da dare alle imprese. Il primo aspetto di tipo tecnico ed uno di tipo fiscale. Pensare al possibile intreccio positivo tra l'interesse privato e la opportunità di farlo diventare economia di interesse pubblico. La riqualificazione, il miglioramento delle condizioni ambientali, il raggiungimento degli obiettivi di utilità pubblica, potrebbero essere elementi di riflessione. Il reale recupero degli abusi edilizi, il recupero abitativo, anche utilizzando i bonus fiscali, sismici ecc., farebbe sistema anche con le aree pubbliche dismesse e non più utilizzate. Recuperare il patrimonio edilizio esistente, incentivare la sostenibilità sarebbe una strada percorribile. Il secondo aspetto potrebbe invece essere riferito alla " smaterializzazione " degli effetti, per un certo verso contorti, sugli appalti. Una nuova sanatoria edilizia non significa necessariamente dare possibilità di recuperare fiscalmente abusi edilizi perpetrati sul territorio in maniera negligente. Potrebbe essere anche una nuova chiave di lettura per il recupero ambientale di edifici, di cubature, già esistenti e che diversamente resterebbero presenti nel tempo, compromettendo definitivamente anche aree sensibili. In alternativa si potrebbero utilizzare meccanismi di scambio delle quote di cubatura con imprese di costruzioni, le quali, le realizzerebbero in opportune aree, anche cumulando le singole cubature. Tutti interventi che sarebbero con bilancio zero delle quote edificatorie. Sul fronte dei lavori pubblici appare chiaro che la semplificazione del decreto 50 dovrà necessariamente avviare un percorso di riattivazione veloce degli appalti, senza che ciò possa nuocere alla assegnazione degli stessi, contravvenendo ai principi di legalità. La storia, ad oggi, ci ha insegnato che le infiltrazioni mafiose, o comunque le attività non lecite, non hanno mai tenuto conto degli iter burocratici, ma esclusivamente dell ' entità e del tipo di appalto. La riorganizzazione dei " p r o t ocolli di legalità " tra stazioni appaltanti ed appaltatori potrebbe essere una strada perseguibile. Gli appalti potrebbero essere affidati in maniera più fluida, veloce, evitando che il sistema, di contro, possa inficiare la normale prosecuzione delle opere di interesse pubblico. L'affidamento diretto delle opere è una soluzione. L'attuale legge sugli appalti, che favorisce di fatto i grandi gruppi imprenditoriali, favorisce la suddivisione territoriale dei General Contractor, senza tener conto dei localismi e delle capacità esistenti sul territorio. La esperienza ha dimostrato che il controllo in itinere degli appalti (protocolli di legalità), e non ex-ante attraverso la disamina delle white list, potrebbe definitivamente essere una valida soluzione. La disamina effettuata è una opinione, essa mira a far riflettere sulla opportunità di non agire sempre e solo con aiuti di Stato. Le ipotesi descritte orientano ad una metodologia di riconversione delle già esistenti risorse in reali opportunità. * Capo ufficio Urbanistica Comune di Catania