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28/04/2020

Le decisioni che servono per far ripartire la regione

Messaggero Veneto - SERGIO EMIDIO BINI ;

Un mix di interventi statali e locali, l'assessore indica le linee programmatiche
SERGIO EMIDIO BINIGentile direttore,siamo ormai alla fine del secondo mese di questa emergenza epidemiologica che ha colpito nel profondo la nostra società e la nostra economia; in mezzo a questa tremenda pandemia ci sono cose che non dimenticherò mai, primo fra tutti l'eroismo dimostrato dai nostri operatori sanitari ma anche i piccoli gesti di attaccamento alla nostra comunità che molti concittadini hanno posto in essere in questo momento: solidarietà, senso civico, sentimento di comunità, orgoglio di appartenenza alla nostra terra. Valori che sono impressi nella mia mente. L'enormità dei danni che questo virus sta creando è interamente rappresentata nella cruda realtà dei numeri forniti da tutti i principali istituti ed analisti nazionali ed internazionali. Stime di una diminuzione del Pil nel I semestre del 2020 attorno a -10%, di una diminuzione della produzione industriale attorno a -20%, di un costo per il nostro paese di 0, 75% di Pil ogni settimana di lockdown imposto che, tradotto in cifre, significa ca 13 miliardi di euro a settimana. Infine l'arresto della domanda aggregata a livello planetario è impressionante, un dato mai registrato di questa portata nel dopoguerra. È il momento di scelte audaci per far ripartire subito il nostro paese rispettando le giuste esigenze di sicurezza. Dal nostro punto di vista abbiamo bisogno di due diversi assi di intervento, uno più emergenziale e uno di più ampio respiroC'è bisogno quindi come prima cosa di mantenere in vita la nostra imprese, piccoli artigiani, ristoratori, e commercianti con importanti iniezioni di liquidità per evitare una desertificazione del tessuto economico del nostro paese e che cos'ha fatto il nostro governo oltre a privarci delle nostre libertà costituzionali? Purtroppo solo annunci in questo momento. Allo Stato attuale, come ricordava il mio amico Mauro (Di Bert) nostro capogruppo in Consiglio regionale proprio su queste colonne il 18 aprile scorso, solo annunci e pochissimi fatti, dei famosi oltre 400 miliardi a disposizione delle imprese nemmeno l'ombra anzi, con i nemmeno 3 miliardi di euro messi a disposizione di Sace e del Fondo di garanzia per le Pmi per il sistema delle garanzie tramite il decreto "Cura Italia" prima e "liquidità" poi, si può generare una liquidità che ad essere positivi potrebbe arrivare forse a 15-20 miliardi. Sembra che con il decreto Aprile (a questo punto forse meglio chiamarlo decreto Maggio) si voglia rimpinguare tali misure aggiungendo 5 miliardi sul fondo di garanzia per le Pmi e 25 per le garanzie Sace. Una buona notizia finalmente ma con un ritardo non accettabile visto la gravità della situazione. A questo si aggiunge il fatto di come sono stati scritti (male a mio giudizio) l'art 1 e 13 del decreto Liquidità che sembrano spingere le banche a proporre una rinegoziazione del debito esistente aggiungendo almeno 10% di liquidità piuttosto che fornire nuova liquidità in toto. Inoltre sarebbe stato opportuno inserire da parte dello Stato una deroga per gli affidamenti da parte delle banche in questo periodo emergenziale ma purtroppo non c'è nulla di questo e inevitabilmente si crea ulteriore burocrazia come stiamo vedendo. Un plauso alle dichiarazioni di Sabatini (direttore dell'Abi) che mi trovano completamente d'accordo e che vanno proprio in questa direzione. Invece di questo sistema pieno di burocrazia posto in essere dal governo avrei preferito un sistema alla tedesca dove la liquidità sarebbe arrivata in modo più automatico alle nostre imprese. Speriamo che con i prossimi provvedimenti ci sia una svolta in questo senso. Noi abbiamo cercato di fare la nostra parte: ricordo ad esempio il blocco del pagamento delle rate a valere sui fondi gestiti dal Frie e da Friulia che hanno lasciato nelle tasche delle nostre aziende centinaia di milioni di euro, i contributi per i canoni di locazione, l'istituzione delle sezioni anticrisi e all'assegnazione di ulteriori fondi al sistema de Confidi. Adesso c'è bisogno però anche di ripensare al futuro della nostra Regione, visto i cambiamenti in atto. Sarà una sfida importantissima per salvaguardare la nostra terra in questo momento così delicato per tutti. Dovremo decidere assieme quale sarà il ruolo del Friuli Venezia Giulia da qui a 10 anni. Ecco alcuni assi ai quali stiamo pensando1) Liquidità a fondo perdutoDobbiamo aiutare le nostre imprese nel breve termine, non indebitarle. Altrimenti domani, una volta che la crisi finirà, le nostre imprese saranno gravate da debiti che peggioreranno il loro merito creditizio. Visto che non ci pensa il governo, cercheremo noi di sopperire a questa mancanza con le risorse a nostra disposizione, all'interno delle prossime misure regionali quindi cercheremo di venire incontro a questa esigenza. Su questo punto aggiungo anche le iniziative che stiamo proponendo a livello comunale con i nostri rappresentanti, sottolineo la bella idea portata avanti da Michele Zanolla, nostro capogruppo a Udine, sull'istituzione di un fondo per la attività economiche per aiutare i ristoranti, bar, piccoli commercianti a coprire le spese sostenute in questo periodo di chiusura relative a bollette per consumi energetici (luce acqua e gas) e per alcuni costi fissi come la tassa di occupazione suolo pubblico. 2) Patrimonializzazione delle imprese e sviluppo di nuovi strumenti finanziari alternativi al canale bancarioQuesta sfida per certi aspetti è forse la più importante nel lungo termine perché la crescita italiana è già bassa da molti anni e rallenterà ancora se dopo la crisi le nostre imprese saranno a corto di capitale di rischio e gravate da nuovi debiti stipulati per affrontare la crisi. Cogliamo l'occasione per agire in questo senso. Sottolineo come la ricapitalizzazione con fondi pubblici sarà robusta nel Nord Europa. Quindi, se non agiamo in questa direzione, post crisi, avremo imprese italiane sottocapitalizzate che dovranno combattere la concorrenza di attori economici stranieri irrobustiti da ingenti aiuti di Stato. In questo senso abbiamo uno strumento eccezionale come Friulia che da oltre 50 anni opera nel tessuto economico regionale, dovremo dotarla di nuove risorse per potare avanti questa azione come fatto durante il terremoto del '76. Friulia inoltre potrà essere il perno per lo sviluppo di strumenti finanziari alternativi al canale bancario come ad esempio basket bond o bond di filiera oppure strumenti legati al fintech. 3) Investimenti pubblici per crescereSaremo al fianco dei nostri colleghi di maggioranza per sostenere un piano di interventi pubblici e sbloccare i cantieri. Queste azioni posso dare concreti benefici alle imprese che si occupano di questo. Questo tipo di misure, in un quadro di rispetto delle norme vigenti, o prevedendo anche degli opportuni interventi legislativi, dovranno essere lanciate cercando di dare lavoro alle nostre imprese del territorio. Non da ultimo cercheremo di muoverci nelle sedi opportuni per sostenere a livello nazionale azioni che propongano anche delle "deroghe mirate" al Codice degli Appalti (ricordo che questa norma prevedeva anche ben 62 regolamenti attuativi) come richiesto dal nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi. 4) Piano per attrarre nuove realtà imprenditorialiQuesta crisi ha messo in luce anche molte debolezze della globalizzazione così com'è stata attuata fino ad ora, ci sarà un radicale ripensamento delle catene del valore a livello globale, dovremmo quindi cogliere queste opportunità per agevolare tutte le realtà che vorranno tornare a produrre qui da noi anche attraverso un importante piano di defiscalizzazione. 5) Defiscalizzazione/crediti d'impostaSu questo argomento continueremo con le nostre idee che abbiamo già in parte attuato con la creazione di specifici crediti d'imposta, continueremo a incentivare investimenti in R&S, digitalizzazione, cybersecurity e anche spese sostenute dalle imprese ad esempio per fusioni (e non solo) attraverso questo meccanismo del credito d'imposta che reputiamo molto più utile e veloce rispetto al meccanismo dei bandi (che comunque rimarranno per altre forme di intervento). 6) Intelligenza artificialeÈ un tema che sta modificando i paradigmi del "fare impresa" che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Importanti studi ci dicono che ormai nell'arco del prossimo quinquennio moltissimi lavori che oggi facciamo non li faremo più e si creeranno nuovi tipi di lavori. È una vera rivoluzione che o saremo in grado di governare o ne subiremo le conseguenze. Noi vogliamo governare questo fenomeno. Di lavoro quindi ce n'è tanto: un vecchio proverbio friulano dice "il furlan no si ferme quant c'al è strac. Si ferme quant c'al à finit". assessore regionale alle attività produttive