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04/08/2020

Le chat all’alba tra i funzionari regionali per sistemare il pasticcio della donazione *

Il Messaggero - Val.Err.

IL RETROSCENA
IL NODO DELL'ORDINE ANNULLATO: NESSUNO SI PREOCCUPÒ CHE I CAPI NON SAREBBERO STATI CONSEGNATI
ROMA «Chiudiamo questa partita». I dirigenti di Aria, la centrale di acquisti della pubblica amministrazione della Lombardia, non sapevano come "sanare" quell'unicum: la fornitura interrotta dal cognato del presidente della Regione e una parziale donazione. Ma fanno di tutto per sistemare il caso, senza mai porsi il problema che la consegna del materiale sanitario, acquistato in deroga alle leggi sugli appalti, per via dell'emergenza, non sarà completata. Nessuno si pone il problema che la società Dama possa essere considerata inadempiente, perché ha unilateralmente deciso di rescindere il contratto. A togliere il sonno ai dipendenti è invece il problema burocratico. La fitta corrispondenza interna, con messaggi a tarda sera e all'alba, è stata acquisita dal nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza ed è adesso agli atti dell'inchiesta che vede indagati anche Dini e Fontana. LA COMUNICAZIONE Sono le 11 del mattino quando Dini scrive a Bongiovanni, facendo riferimento a una conversazione mai avvenuta, almeno secondo la testimonianza dello stesso Bongiovanni ai pm e le verifiche degli inquirenti sui tabulati, e interrompe la fornitura: «Come anticipato per vie brevi, la presente per comunicarle che abbiamo deciso di trasformare il contratto di fornitura in una donazione. Certi che apprezzerete la nostra decisione, vi informiamo che consideriamo conclusa la nostra fornitura». Due ore prima l'imprenditore ha già provato a vendere, aumentandone il prezzo, i 25mila camici che non consegnerà alla Regione. Bongiovanni risponderà dopo le 18 ringraziandolo. Ma il problema si deve essere già posto se Sabrina Marchetti dell'amministrazione finanziaria della centrale di acquisto della pubblica amministrazione lombarda, invia a Dini un'email alle 22.46: «Ho preso atto della vostra generosa offerta di trasformare il vostro ordine in donazione, oltre a congratularmi con voi (in particolar modo col cuore varesotto) per il gesto volevo informarla che potrei ancora rifiutare la fattura pervenuta per poterla modificare senza l'emissione della nota di credito. Mi faccia sapere se questo può essere utile». L'OSTACOLO Alle 6 del mattino del 21 maggio la responsabile settore acquisti di Aria e responsabile unico del procedimento (ora indagata per la commessa assegnata in conflitto di interessi), Carmen Schweigl scrive a Paola Chiara Fusarri, del suo staff, a Stefano Marras, area legale, e a Marlen Romano, un'altra dipendente: «Riceviamo notizia della donazione da parte della società Dama a cui avevamo emesso ordinativo di fornitura e che a questo punto per la parte consegnata viene emessa nota di accredito, mentre per la parte che residua rinunciano a fornire. Vi chiedo se potete predisporre nota e determina di accettazione della donazione (e citando la riduzione dell'ordine) così chiudiamo anche la partita ordini. Grazie Carmen». Ma la vicenda si presenta più complicata di quando i dipendenti di Aria avessero previsto. Il 23 maggio la questione non è risolta. Alle 23.58 Schweigl scrive a Romanò, vuole modificare l'ordine dei camici a Dama: «da 75mila a 49.353», ossia dall'ordine originario ai capi effettivamente consegnati dal cognato del governatore, chiede di fare un atto unico di «donazione e riduzione». La questione non si risolve e la corrispondenza continua fitta, notte e giorno. Fino al 5 giugno, quando Giuseppina Squillace, responsabile ufficio legale di Aria, scrive a Bongiovanni le obiezioni alla bozza che sanavano la situazione Dana. Spiega che non si può recepire la proposta parziale di conversione in donazione e l'interruzione dell'ulteriore fornitura contrattualmente prevista.

Foto: La sede della Regione


Foto: (foto ANSA)