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29/09/2018

Le cave restano «congelate» E l’ex sindaco lancia accuse

Brescia Oggi

BOTTICINO. Una controversa vicenda amministrativa suscita i timori degli operatori
Giacomo Rossi: «Rischiamo contenziosi pericolosi» Il Tar deciderà a gennaio sulla validità del bando
A più di un anno dall'approvazione dei requisiti per il bando cave, discussi nel Consiglio comunale del 31 luglio 2017, la situazione riguardante il futuro del bacino marmifero di Botticino si trova ora in una fase di stallo, dopo la sospensione della gara da parte del Tar fino a gennaio 2019.Lo scorso 4 giugno, al momento dell'apertura delle offerte pervenute per l'Ateo3 (sinistra Rino), solo una delle tre era stata ammessa alla gara, presentata da un Consorzio di cinque operatori, quattro dei quali già operanti nel bacino. Le altre due offerte, invece, non erano state accolte per mancanza dei requisiti.Nel frattempo alcune aziende avevano già presentato ricorso al Tar perché contrarie alla modalità di assegnazione. Dei ricorsi presentati due sono stati in parte respinti e in parte dichiarati irricevibili per tardività, mentre per quanto riguarda il ricorso presentato dalla Società Cooperativa Valverde il Tribunale amministrativo ha riconosciuto il corretto uso dello strumento del bando di gara, ma ha ritenuto necessario approfondire alcuni degli aspetti posti alla base del progetto, in particolare la scelta di affidare la gestione dell'intero ambito estrattivo in un lotto unico e l'imposizione del quantitativo minimo di escavazione. L'udienza pubblica per la trattazione di merito è stata fissata per il 30 gennaio 2019, congelando così di fatto il naturale proseguimento della gara. Se l'amministrazione e il sindaco si sono dichiarati «pronti ad affrontare questa fase di passaggio fino alla risoluzione definitiva dei ricorsi e a vigilare sull'attività estrattiva fino alla completa definizione», alle minoranze e non solo la situazione non appare così rosea.In particolare «Per cambiare Botticino» e «Laboratorio Civico Botticino» esprimono la propria preoccupazione riguardo al futuro dell'attività estrattiva e vedono nella sospensione del bando uno «stravolgimento delle tempistiche dell'iter concessorio ipotizzate dall'amministrazione». Preoccupazioni espresse anche da Giacomo Rossi, ex sindaco del paese e presidente dell'associazione culturale «Un'anima per la politica». Uno dei problemi sollevati da Rossi riguarda la proroga agli attuali esercenti per permettere loro di proseguire l'attività estrattiva. Infatti, le concessioni scadute nel 2014 e già prorogate dall'antitrust, sono state nuovamente prorogate per il 2019 in attesa della risoluzione dei ricorsi.«A soffrirne sono il bacino e le entrate stesse - afferma Giacomo Rossi - senza contare che al termine della proroga potrebbe aprirsi un contenzioso tra i nuovi assegnatari e gli attuali esercenti, che nel frattempo dovranno operare senza investimenti, senza piani di coltivazione e sapendo di non potere procedere con continuità perché esclusi dal bando».E prosegue: «Inoltre, per quanto riguarda l'Ateo2 (destra Rino) e la cosiddetta area frantoio, l'amministrazione aveva promesso di portare a termine i bandi entro luglio di quest'anno, ma così non è avvenuto. Come è stato possibile, dunque, procedere con le proroghe se non c'è un bando?».L'ex sindaco accusa alla fine maggioranza e minoranze di scarso coinvolgimento della cittadinanza e senza cercare un punto di incontro tra le parti: «Bisognerebbe cercare il consenso di tutti perché le cave sono un bene comune da preservare».

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