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17/10/2018

Le casette del sisma hanno solo 3 mesi e già cadono a pezzi

La Verita' - MAURIZIO TORTORELLA

• GLI APPALTI DELLA VERGOGNA
Costruite a peso d'oro da una coop rossa con la regia di Renzi: a Vìsso soffitti crollati, a Muccia tetti inadeguati per la neve
• Potrebbe occuparsene FAnticorruzione di Raffaele Cantone. O magari un magistrato volenteroso, tra Roma e Macerata. Perché questa vicenda avrebbe bisogno di un occhio, forse due. A meritare attenzione sono le mitiche «casette» del terremoto. A due anni e due mesi dal sisma del 24 agosto 2016, che provocò disastri tra Amatrice e Norcia, non sono ancora state consegnate tutte le Soluzioni abitative, le Sae, cioè i container prefabbricati destinati agli sfollati che la cronaca per l'appunto ha ribattezzato «casette». Prendiamo il piccolo centro di Visso, per esempio, un Comune di 1.300 abitanti in provincia di Macerata: dopo il terremoto il sindaco, Giuliano Pazzaglini, ne aveva chieste più di 200, ma nel marzo 2017 non ne aveva ancora vista una. Poi finalmente hanno iniziato ad arrivare. Ecco. Il punto che meriterebbe una seria occhiata da parte della magistratura riguarda di certo le 50 Sae che sono state consegnate più di recente a Visso, lo scorso 29 luglio, con i primi freschi di ottobre. Perché in quelle casette, come in tantissimi altri Comuni terremotati, si stanno scoprendo difetti vistosi e disastrasi. E non soltanto perché, tre mesi fa, si è scoperto che in decine di quelle casette non funzionava l'acqua calda, come ha denunciato ieri il quotidiano La Stampa. Se quel difetto era tollerabile con il caldo dell'estate, ora diventa più seccante in vista del terzo, rigido inverno che ora attende i terremotati. PUZZA DI UMIDO Ma non è solo quello: a Visso, per esempio, c'è molto di più e di peggio. In almeno 35 di quelle casette, infatti, i rivestimenti interni sono completamente marci. Lo ha denunciato Giorgio Calabrò, il macellaio che in settembre ha orgogliosamente riaperto il negozio nel centro del paese: «L'isolante in lana di roccia di tutte le stanze era fradicio», ha raccontato Calabrò a Cronache Maceratesi. «Tutti lo sapevano e tutti se ne sono fregati, per sbrigarsi. Quando sono entrato nella mia casetta, puzzava di umido e quindi ho installato un deumidificatore che tirava via tre o quattro litri d'acqua al giorno. Poi è successo che il soffitto di un'altra Sae è crollato perché era marcio, e allora hanno cominciato a controllarle tutte». Viene da chiedersi che cosa sarebbe potuto accadere se i soffitti non di una, ma di 35 0 di tutte le 50 nuove casette di Visso, fra due 0 tre mesi, si fossero trovati sotto il peso della neve. Forse quel che è accaduto lo scorso 10 aprile, quando per una scossa d'assestamento a Muccia (sempre Macerata) crollarono decine di pensili, cappe e cucine. Per non parlare dei tetti senza pendenza, inadatti a zone dove d'inverno cade la neve; o dei boiler esposti, che d'inverno regolarmente esplodono per il gelo. IL FALLIMENTO DELLE SAE A Visso il sindaco Pazzaglini, giustamente, è più che irritato: «Le Sae sono il frutto di un modello che non ha funzionato», protesta. «Sono state previste sulla base di gare bandite prima del terremoto, quando non si aveva la minima idea dei bisogni che si sarebbero presentati». Ha ragione da vendere, Pazzaglini. La gara di cui parla risale al 2014 e fu indetta dalla Consip, la centrale acquisti del Tesoro che si occupa di approvvigionamenti per le pubbliche amministrazioni. Si era stabilito che la fornitura di 18.000 prefabbricati, da utilizzare per le emergenze future, meritasse una bella gara pubblica per un valore massimo di 1,2 miliardi di euro. Fu una dei bandi pubblici più costosi della storia, presentato come mossaprevidente e saggia, e perfino razionalizzatrice sul versante della spesa. Nell'agosto 2015, sotto II governo di Matteo Renzi, la gara assegnò due lotti su tre a un raggruppamento di cui faceva parte il Consorzio nazionale servizi, una grande cooperativa rossa bolognese aderente a Legacoop. Itestò appena qualche scandaSo il fatto che nel Consiglio di sorveglianza del Cns sedesse anche Salvatore Buzzi, con Massimo Carminati, uno dei presunti artefici del corrotto sistema degli appalti romani colpito dall'inchiesta Mafia capitale. DUE ANNI DI RITARDO La consegna delle casette, nei mesi successivi al terremoto del 2016, partì con una lentezza disperante e negli anni è proseguita con il contagocce. Si è scritto di subappaltatori improvvisati, ma non si è avuta notizia di alcuna inchiesta. Ora, a partire da Visso e quasi ovunque, nel cratere del sisma, emergono anche le disastrose magagne di quell'appalto, mostruoso non soltanto nelle dimensioni ma anche nei risultati. Ed è giusta pure la seconda obiezione del sindaco Pazzaglini: visto quel che è accaduto, le casette sarebbe stato meglio farle costruire dopo il terremoto, e sulla base delle richieste delle amministrazioni locali, consapevoli di quel che serviva. Di certo si sarebbe anche risparmiato.

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