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24/09/2020

Lavoro, i sindacati contro la Fiera “Punta sugli appalti all’esterno”

La Repubblica - Marco Bettazzi

L'economia
Tutte le sigle respingono la proposta fatta dall'azienda sul nuovo integrativo
Non ci sono i 123 licenziamenti (poi sospesi) che nel 2016 provocarono settimane di scioperi e manifestazioni dei dipendenti contro l'allora presidente Franco Boni, ma il clima alla Fiera di Bologna, complice il Covid, torna caldo. A causa della cancellazione della maggior parte degli eventi quest'anno e dell'incertezza prevista per il 2021, la società ha proposto ai sindacati una modifica del contratto aziendale che prevede la futura esternalizzazione del personale "di quartiere", quello che gestisce l'accoglienza e la gestione dei padiglioni. La mossa viene giudicata «inaccettabile» dai sindacati, che chiedono l'intervento dei soci pubblici (tra cui Regione, Città metropolitana e Comune) e sono pronti a far ripartire le proteste. «È il modello Marchionne», accusano.
«Dispiace l'assoluta chiusura aprioristica delle sigle sindacali - ribatte il direttore della Fiera, Antonio Bruzzone -. Probabilmente non colgono la profonda crisi che sta vivendo il settore a livello globale». La Fiera stima infatti per quest'anno un calo del 70% del fatturato, con una perdita che solo nel primo semestre secondo indiscrezioni avrebbe già superato i 10 milioni, per la cancellazione o il rinvio di eventi come Cosmoprof, Fiera del libro per ragazzi, Eima e Cersaie. Di fronte a questo terremoto la società vuole rivedere il contratto aziendale, che prevede maggiori tutele per i dipendenti e anche figure che non si trovano altrove. A Bologna infatti ci sono circa 110 impiegati a tempo indeterminato che gestiscono commerciale e amministrazione, più le figure che lavorano nei padiglioni: un centinaio di precari da cui la società pesca in caso di bisogno e una novantina di dipendenti "part time" che lavorano in occasione degli eventi ma sono assunti a tempo indeterminato. Sono proprio queste ultime due figure che la Fiera vuole esternalizzare ad agenzie esterne, come voleva l'ex presidente Boni: senza licenziamenti, ma bloccando il turn over di chi va in pensione. A questo si aggiungono modifiche all'organizzazione del lavoro, giudicata troppo rigida.
«È una forzatura inaccettabile nella forma e nella sostanza - scrivono i delegati aziendali assieme a Cgil, Cisl, Uil, Usb e Sgb - che utilizzando l'argomento della crisi del settore prova a rivedere l'attuale modello di buon lavoro a totale vantaggio della libertà d'impresa. Ritirino la proposta: se l'invito non dovesse essere accolto, verificheremo coi lavoratori tutte le azioni di tutela possibili».
«La proposta non incide sull'occupazione e sugli stipendi degli attuali dipendenti - dice invece Bruzzone - ma cerca una maggiore elasticità.
Una necessità improrogabile vista l'aleatorietà del calendario fieristico dei prossimi anni». Senza intesa, l'azienda è pronta ad applicare il contratto nazionale del commercio.

Foto: kL'ingresso Gli obelischi rossi che ornano l'accesso alla Fiera