scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
27/05/2021

Lavoro, appalti, fisco: la mina delle bandiere Pd

Il Sole 24 Ore - Emilia Patta

Maggioranza. Dopo il pressing su riaperture e giustizia di Salvini ora anche Letta punta i piedi. Ma il premier va avanti per la sua strada: qualcosa si può prendere, qualcosa no
Roma A Palazzo Chigi non negano che negli ultimi giorni «i dossier aperti con il Pd» si siano accumulati sul tavolo. Prima la questione dello stop al blocco dei licenziamenti, che ha visto prima la fuga in avanti del ministro democratico Andrea Orlando - non concordata per altro con il segretario Enrico Letta - sulla proroga fino a fine agosto e poi il compromesso imposto da Mario Draghi. In queste ore l'arroccamento di buona parte del Pd sul codice degli appalti, che la riforma della Pa dovrebbe in parte superare per snellire le procedure per le opere, con la conseguenza che il tema delicato dei subappalti sarà probabilmente stralciato e affrontato nella legge delega di fine anno. Per non parlare della proposta un po' estemporanea di Letta di innalzare la tassa di successione a partire dai patrimoni sopra il milione di euro, proposta stoppata in diretta da Draghi durante la conferenza stampa sul decreto sostegni bis («non è il momento di prendere, ma di dare»). Insomma, proprio il Pd che dovrebbe essere il principale intestatario dell'agenda Draghi sembra in difficoltà sulle prime riforme messe in campo. E l'accusa di molti, anche dall'interno, è che Letta si sia buttato troppo a sinistra, forse per recuperare i voti finiti al M5s, perdendo di vista la missione assegnata dal Presidente della Repubblica a questo governo («serve la piena collaborazione di tutti per l'attuazione della riforme previste dal Pnrr», ha ricordato ancora ieri Sergio Mattarella). Lui, il segretario dem, naturalmente rigetta al mittente le critiche e ribadisce che la tassa di successione è una tassa sulla rendita, non sul reddito, e in tutti gli altri Paesi Ue è molto più alta che in Italia. Quanto alla presunta svolta a sinistra, Letta ricorda che il dibattito sulla redistribuzione della ricchezza è in primo piano in tutto il mondo, a partire dall'America di Joe Biden. Altro che svolta a sinistra: «Solo con la pace sociale e la redistribuzione ci potrà essere vera crescita». È solo una fase, assicurano per altro da Palazzo Chigi, dove si ricordano gli ottimi rapporti con Letta (un incontro tra premier ed ex premier potrebbe esserci già oggi, anche se un chiarimento c'è già stato al telefono) e dove si ricorda di contro il pressing della Lega sulle riaperture delle scorse settimane. Draghi è ben consapevole che i partiti fanno i partiti, e delle tante bandierine che piantano qualcuna si può prendere e qualcun'altra no: la sintesi spetta a lui. Ma certo se le bandiere vengono piantate troppo lontane le une dalle altre il rischio scollamento c'è. Il caso della giustizia è un caso di scuola: i Cinque stelle spingono per mantenere l'impianto della riforma Bonafede sulla prescrizione che la ministra Marta Cartabia vuole superare per accelerare i tempi dei processi come ci chiede la Ue (oggi la Guardasigilli proverà a sciogliere il nodo in un incontro con il movimento chiesto dallo stesso Giuseppe Conte). E qui colpisce la posizione super-cauta del Pd, che rinunciando a difendere la "sua" riforma (Orlando) cancellata a suo tempo da Bonafede dà di fatto una sponda al M5s. Dall'altra parte Matteo Salvini, invece di intestarsi lui le riforme Cartabia, butta la palla in tribuna appoggiando i referendum sulla giustizia dei Radicali perché, spiega, non ha fiducia sulla capacità di fare riforme di questo governo a causa dei giallorossi. Una situazione di sfilacciamento, quella della larga maggioranza draghiana, resa ancora più difficile dall'afonia del M5s: a parte alcune bandiere sulla giustizia, il primo gruppo parlamentare è diviso al suo interno su tutti gli altri grandi temi in agenda. A Draghi non resta che andare avanti per la sua strada: «Sto... poi ti racconto meglio», rispondeva ieri il premier alla domanda «come stai» del presidente dell'Europarlamento David Sassoli prima della foto opportunity a Bruxelles.

Foto: ANSA


Foto: Dossier aperti. Il segretario del Pd Enrico Letta, con il premier Mario Draghi sullo sfondo