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17/07/2020

L’assessore Lepore “Vorrei una città laica e di sinistra”

La Repubblica - Andrea Chiarini

Il personaggio
● a pagina 3 Non si sente un predestinato, non si dichiara ancora apertamente, ma disegna un identikit da candidato sindaco che gli assomiglia molto. Per la sua storia personale e per la sua visione politica. È un "passettino" in avanti, verso il 2021, prudente ma deciso, quello che l'assessore Matteo Lepore ha fatto martedì sera al salotto di Patrizia Finucci Gallo nella versione outdoor nel cortile dell'Hotel Guercino di via Serra in Bolognina. «Giudicatemi per il lavoro che abbiamo fatto in questi dieci anni » dice Lepore, attento al plurale, ricordando le sue tappe, da assessore al Commercio a responsabile della Cultura e Turismo. In fondo ciò che dice Virginio Merola di se stesso - «per fare questo mestiere bisogna essere davvero convinti perché son più le rogne che le soddisfazioni» - si adatta bene al percorso iniziato anni fa dal quartiere Savena fino a Palazzo dell'assessore-predestinato.
«Bisogna vedere se gli altri ci credono davvero» dice a chi lo conosce bene. Vero è che da quando Merola ha scelto di non appoggiare nessuno dei papabili si è aperta una competizione sulle candidature che rischia di fare l'autoscontro come le Ferrari in Austria, lasciando poi magari vincere un altro... Anche se il segretario Pd Luigi Tosiani a Repubblica ha detto che si dovrà arrivare con un solo nome alle consultazioni di coalizione e questo sgombera il campo da possibili equivoci, pur con la pattuglia di parlamentari dem da Andrea De Maria a Gianluca Benamati a Francesco Critelli che restano piuttosto critici sull'ipotesi Lepore.
Il quale però guarda avanti puntando non solo agli «organigrammi di partito», ma a coinvolgere cittadini e associazioni come nell'esperienza, non a caso citata, dei patti di collaborazione di Bologna bene comune. I record di turisti pre Covid sono ormai lontani, ma Lepore alla platea interessata del Guercino mette sul piatto 11 milioni, frutto della recente manovra di bilancio da 150 milioni, «che serviranno - dice - per la cultura e la promozione turistica». Si cerca di ripartire, in maniera che definisce «artigianale». Per ora. Ma è sulla città che vorrebbe che si sbilancia di più, quasi un programma elettorale.
«Progressista, riformista» dice. Di centrosinistra. «Perché Bologna lo è più del Pd, che in passato ha anche candidato gente di centrodestra». Il modello è la Barcellona di Ada Colau, il messaggio è al mondo delle imprese «con le quali abbiamo fatto tanto insieme», gli interlocutori sono nella cultura, nell'Università, ma con attenzione all'associazionismo e al volontariato, dalle Sardine alle Cucine popolari. Un metodo «laico, civico e inclusivo» capace di coinvolgere anche chi «la pensa diversamente da noi». «L'altra sera a Repubblica delle Idee - racconta Lepore - ho assistito a un dibattito in cui mi sono riconosciuto molto in Elly Schlein, Fabrizio Barca e il ministro per il Sud e la coesione del territorio Giuseppe Provenzano. Credo che senza il Sud non ci sia autonomia del Nord che tenga». Il Covid per Lepore ha tirato fuori tutta la polvere dal tappeto, dal precariato degli addetti del settore della cultura, i primi a pagare il lockdown, alla situazione fuori controllo della logistica: «Parliamo in questo caso di soggetti deboli e di uno sfruttamento con subappalti e contratti di un solo giorno che aprono le porte al caporalato, che c'è anche da noi». Il prossimo sindaco avrà molto da fare.
Di fronte alla crisi attuale, con la pandemia che arretra a fatica, Lepore fa il paragone con il crac del 2008 della Lehman Brothers: «Arrivammo in Comune con un quadro economico generale preoccupante, dopo un Commissariamento, l'esempio per reagire fu il patto per lo sviluppo dell'allora presidente Errani, con sindacati, imprese e istituzioni tutti dalla stessa parte». Lepore si pone e pone come scadenza al Pd la data di settembre quando, già si intuisce , metterà le carte in tavola. «Finora gli amministratori hanno avuto un ruolo di supplenza rispetto al partito, ma trovo positiva e coraggiosa la presa di posizione di Tosiani, deciso a dare un indirizzo forte al percorso che ci porterà alle primarie».
Percorso che inizierà comunque presto con la direzione del Partito democratico fissata per venerdì 17 luglio. Come Merola, Lepore non crede all'idea amministrativa e politica di un uomo solo al comando.
«Quando abbiamo ceduto a questa tentazione con Renzi, poi ci siamo girati indietro e non c'era più nessuno e alle successive regionali andò a votare solo il il 37% degli elettori. Non si governa senza consenso, che non è un termine negativo ma significa partecipazione e ascolto . Perché da soli non si fa nulla». Quanto all'ultima domanda-sassolino, un peso da togliersi, l'assessore a conclusione della serata ammette che non gli va proprio giù quando lo dipingono "amico dei centro sociali".

ASsessore matteo Lepore assessore alla cultura

No all'uomo solo al comando Bene il segretario Tosiani sulla scelta di un indirizzo forte per la candidatura alle primarie