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08/06/2021

L’argine della Cgil alle spinte verso destra

Left - Leonardo Filippi

IN COPERTINA LAVORO
11 principale sindacato italiano rivendica lo scampato pericolo sul "massimo ribasso" nel di Semplificazioni. Ma il giudizio sul governo resta per lo più negativo: «Al centro del suo operato c'è prima l'impresa e solo dopo i lavoratori»
Soddisfazione, più o meno moderata, per alcune vittorie portate a casa nel decreto Semplificazioni. Preoccupazione per le spinte verso una deregulation contenute nella norma, e più in generale per l'idea di ripartenza post Covid promossa dal governo. Dove al centro c'è l'impresa, ben prima e ben più del lavoro. Sono questi i sentimenti prevalenti in casa Cgil, all'indomani della approvazione da parte dell'esecutivo del testo che dovrà "mettere a terra" i progetti contenuti nel Recovery pian. Tre sono i temi fondamentali del decreto: creazione della Cabina di regia per gestire il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), rafforzamento della Pubblica amministrazione, snellimento delle procedure. Due i principali punti contestati dal primo sindacato italiano (ma anche dagli altri confederali e dal centrosinistra): la possibilità di aggiudicare al massimo ribasso le opere del Piano e l'eliminazione del tetto ai subappalti al 40%. Una la conquista indiscutibile: lo stralcio del massimo ribasso dalla bozza finale. La quota di subappalti consentita, invece, sale al 50%, e resta in vigore sino al 31 ottobre. Secondo Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil che rappresenta gli edili, su questo fronte il sindacato avrebbe però compiuto una «mossa del cavallo», «sganciando la discussione dalla percentuale in sé di subappalto e portandola sul terreno della qualificazione di impresa, della crescita dimensionale, della specializzazione produttiva». Perché in realtà, pur saltando la quota limite, secondo le nuove disposizioni «un contratto di appalto sarà nullo se viene ceduto ad un terzo, se viene affidata ad altri l'esecuzione integrale dell'opera oppure la "prevalente esecuzione delle prestazioni o lavorazioni" relative al complesso delle categorie prevalenti o in caso di contratti ad alta intensità di manodopera - spiega Genovesi. Insomma il principio è che chi vince una gara deve poi "fare", al di là degli importi, la parte prevalente». Ma la «svolta vera - prosegue - è la norma per cui il subappaltatore deve garantire gli stessi standard qualitativi e di prestazione previsti nel contratto di appalto e riconoscere ai lavoratori un trattamento economico e normativo non inferiore a quello che avrebbe garantito il contraente principale, inclusa l'applicazione dei medesimi contratti collettivi nazionali. Secondo il principio: "Stesso lavoro, stesso salario e stessi diritti". Si tratta dunque di un potente incentivo a internalizzare o a selezionare imprese più specializzate, che si pongono nella parte alta del ciclo produttivo e del valore». Non tutto però, anche per il segretario degli edili, è rose e fiori. «Rimangono questioni aperte sul fronte ambientale (v. il "fast track", la corsia accelerata per le grandi opere "ecologiche", ndr) e della trasparenza, visto che aumentano le soglie per l'affidamento diretto e la procedura negoziata con cui si può procedere senza bando e ritorna l'appalto integrato, in cui progettazione ed esecuzione dei lavori possono essere affidati allo stesso aggiudicatario, sul modello della legge Obiettivo di Berlusconi. Un modello che spesso fa lievitare i costi col meccanismo delle varianti in corso d'opera». Proprio a partire da questi aspetti, assai duro è il commento di Maurizio Brotini, segretario Cgil Toscana e componente del direttivo nazionale: «Siamo di fronte ad un miscuglio nefasto di norme di berlusconiana memoria e di controriforma costituzionale alla Renzi per quanto riguarda la centralizzazione ademocratica delle scelte che riguarderanno il Pnrr. Lo dico con una battuta: chi si contenta gode, ma chi gode si contenta di più, e non sono i lavoratori e le lavoratrici, l'ambiente e la partecipazione democratica». E una prospettiva di destra, secondo Brotini, quella che il governo persegue non solo con il di Semplificazioni ma pure col Pnrr. «Nel Recovery - aggiunge - è fissata la centralità dell'impresa privata, mentre il lavoro rappresenta una variabile accessoria e subordinata. Anziché metterlo al aumentare gli organici e la professionalità non solo dell'Ispettorato nazionale del lavoro ma anche delle Asl. Sento dire che ci sono i controlli. Ma dove sono?». Sul piano della giustizia penale, anche alla luce della sua esperienza del processo ThyssenKrup che si è concluso dopo dieci anni ma si è salvato dalla prescrizione perché le indagini sono state fatte in due mesi e mezzo, con magistrati che sapevano come muoversi, Raffaele Guariniello rilancia una sua proposta avanzata ormai da anni e finora rimasta inascoltata: «Una riforma della giustizia penale che comprenda l'istituzione di una Procura nazionale in materia di sicurezza sul lavoro e più in generale in materia ambientale. Abbiamo procure troppo piccole dove ci sono bravissimi magistrati, ma che non hanno modo di specializzarsi. E invece la specializzazione è la chiave di volta». Uno dei problemi della sicurezza evocato ultimamente è quello relativo alle condizioni di lavoro negli appalti e nei subappalti, al centro del decreto Semplificazioni. Non è una preoccupazione infondata. «Nelle sentenze che leggo ormai da tanti anni l'infortunio in ambito degli appalti e dei cantieri è il fenomeno più frequente. Ma le norme ci sono ed è importante che non vengano toccate, che si continui a imporre la sicurezza e che se ne verifichi l'osservanza». Il magistrato ci tiene poi a fare chiarezza: «Le norme per un infortunio che avviene nei subappalti non ritengono responsabile solo il subappaltatore, ma anche l'appaltatore e il committente che ha l'obbligo di organizzare l'assistenza anche in rapporto al caso del subappalto. È chiaro che più si va scendere e più aumentano i pericoli, ma le leggi prevedono anche questo. Il decreto 81, il Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, si preoccupa di evitare che i costi della sicurezza possano essere suscettibili di ribasso. E questo viene detto anche per i cantieri temporanei o mobili». La conclusione, quindi, di fronte a qualsiasi scenario si venga a creare, è netta: «E importante che questa norma rimanga. Se vogliamo modificare il decreto 81, facciamolo, ma per renderlo ancora più incisivo. Questa norma contro il ribasso è stata messa per evidenti ragioni, perché l'impresa appaltatrice o subappaltatrice per vincere l'appalto potrebbe cercare di ridurre i costi della sicurezza, ma la legge è chiara, non si possono ridurre». Il tema della sicurezza sul lavoro riguarda l'annoso problema della cultura d'impresa ma non solo. Guariniello solleva l'attenzione sugli Rls, cioè i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza a cui sono demandati compiti di verifica e di controllo. «Un mestiere molto difficile, molto delicato. Come dice il decreto 81, nell'ambito di un'azienda l'Rls "non deve subire pregiudizio alcuno", ma poi in concreto non è così. E poi è realmente formato? Gli Rls rischiano di essere dei figli di nessuno, non li possiamo abbandonare a se stessi, anche i sindacati devono farsi carico di aiutarli nell'assolvere i loro compiti che sono, appunto, delicati». La sicurezza sul lavoro, infine, non può essere disgiunta da quella ambientale, che spiega l'impegno recente dell'ex magistrato dopo che la Commissione europea ha lanciato una campagna per modificare una direttiva sulla tutela penale dell'ambiente. «Le due cose - lavoro e ambiente - non si possono disgiungere. Il processo Eternit ci ha insegnato che i rischi non restano confinati nell'azienda ma finiscono per coinvolgere tutta la popolazione. Ogni anno a Casale Monferrato - e l'ho segnalato anche alla Commissione Ue - muoiono 50 persone, sono cittadini esposti all'amianto nell'ambiente. Purtroppo tanti procedimenti penali in materia di crimini ambientali sono finiti in prescrizione». La proposta di legge che Guariniello ha presentato come presidente della Commissione amianto nel giugno 2020 prevede norme nuove tra cui «una che prevede che quando si verifica un disastro, il reato si consuma fino a quando si verificano gli effetti, non basta cessare l'attività dell'azienda». E stata recepita questa proposta di legge dalle forze politiche? «È rimasta lì, è ferma».

Foto: Nella foto a fianco I magistrato e giurista Raffaele Guariniello II Testo unico su salute e sicurezza andrebbe modificato solo per rendere più incisive le norme contro il ribasso