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30/03/2021

L’Aquila, anniversario triste “Prima il sisma poi il Covid da dodici anni è zona rossa”

La Stampa - MATTEO DE SANTIS

IL REPORTAGE
Un'altra Pasqua blindata nell'epicentro del terremoto 2009 Il sindaco: nonostante la pandemia la ricostruzione va avanti Molte zone del centro sono inagibili: non tutti i residenti hanno fatto rientro a casa Un negoziante: "Al primo filo di luce il virus si è abbattuto come un disastro"
L'AQUILA La zona rossa non è l'imbucata indesiderata dell'ultimo momento che rovina la festa, ma una compagna obbligata di tutti i giorni. «L'abbiamo inventata noi», scherzano, ma neanche tanto, a L'Aquila. «Ormai ci stiamo da 12 anni», il sentimento fatalista di chi, prima della pandemia, si è dovuto confrontare con il terremoto. L'anniversario, da calendario, ricorre il 6 aprile, data anche dell'ultimo grande assembramento da 15mila persone per la fiaccolata del decennale. All'atto pratico, però, questa sarà la dodicesima Pasqua, senza considerare tutte le altre feste comandate dal 2009, che L'Aquila non vivrà da città completamente aperta. «Battiamo 12-2 il resto d'Italia», dice un barista di Corso Vittorio Emanuele. Sotto i portici di Corso Federico II, l'orologio fermo alle 3.32 ricorda l'attimo di quella maledetta notte successiva alla domenica delle Palme in cui una scossa di magnitudo 6.3, dopo mesi di purgatorio con la terra già tremante e rassicurazioni che tutto fosse sotto controllo, emise la condanna all'inferno. Una settimana dopo ancora si scavava tra le macerie, si contavano i morti (309 totali, 55 studenti universitari fuorisede), i feriti (1600) e i danni economici, artistici e morali. Da quel momento la città abruzzese, rinomata per la somma di castelli, piazze, fontane, cannelle e rintocchi della campana del Duomo che faceva sempre 99, si è trasformata nella città degli infiniti colori e delle continue divisioni cromatiche: zone rosse, gialle e verdi nel centro storico determinate dal terremoto sulla base dell'agibilità degli edifici e dello stato dei cantieri; zona rossa, arancione, gialla e non ancora bianca per il Covid, ulteriore bastone tra le ruote di una ricostruzione partita effettivamente solo nel 2014. «Paradossalmente si stava meglio nella zona rossa del sisma: c'era più comunione e condivisione», sostiene Francesco, uno dei ragazzi che nel 2011, stanchi di ciondolare tra il centro commerciale e le "New Town", scavalcarono le transenne per riscoprire e riprendersi il centro storico. «Mia madre diceva che pure la guerra era stata più umana di quella zona rossa: ora almeno proviamo in qualche modo a resistere e a limitare i danni», dissente Peppe, gestore di una pizzeria al taglio nella centralissima via Patini. L'Aquila con il terremoto, senza volerlo e saperlo, è stata quasi precorritrice di un sentiero simile a quello imboccato dal resto d'Italia con il Covid, avvistato pesantemente in Abruzzo soprattutto durante la seconda ondata autunnale: fisiologica impreparazione, chiusure, riaperture provvisorie, illusioni, ritardi colpevoli e incolpevoli, promesse non mantenute, l'emergenza come regola quotidiana, le scuole nei Musp (Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio) e l'intralcio della burocrazia. Eppure, nelle vie di un centro storico che piano piano - seppur con ancora più di qualche macchia rossa sulla cartina e parecchi edifici tuttora segnati - stava riprendendo forma e vita, il vento di uno spirito di adattamento soffia ancora forte. «O riaprivo qui o non aveva proprio senso farlo - confessa Stefano, titolare di un negozio di dischi in Corso Vittorio Emanuele - e chiudevo. Sono ritornato in centro nel 2017, dopo quattro sedi provvisorie in periferia. La prima è stata addirittura un gabbiotto di legno. Prima del sisma, a vendere i dischi, eravamo in cinque, ora siamo uno e mezzo». L'importante è esserci: esistere e resistere. «Magari, in una settimana, con il guadagno dell'unico giorno buono - ammette Peppe, rientrato nei locali della sua pizzeria nel 2019 - riesco a drenare le perdite degli altri. È comunque un modo per tenere vivo un esercizio che ha più di 60 anni». L'arte di arrangiarsi accompagna i commercianti che sono ritornati all'ovile del centro dopo l'esilio in periferia. «Al primo filo di luce - confessano in un negozio di scarpe con più di 80 anni d'attività - il Covid si è abbattuto come un disastro. I clienti scarseggiano e tutti i giorni siamo in attesa di un qualcosa che non succede». Il sisma a L'Aquila, come ormai il virus nel mondo, è anche l'unità di riferimento temporale dominante. «Qui non si dice più che una cosa è successa 20 o 30 anni fa - spiega Angelo, un pensionato dislocato ancora nelle "New Town" periferiche che dovevano essere provvisorie - ma prima o dopo il terremoto. Non so neanche il mio indirizzo attuale, perché per me è sempre quello della casa di via XX Settembre. Purtroppo lì ci sono ancora i lavori». Cantieri, gru e operai quasi dappertutto che fanno salire la nostalgia de L'Aquila che era: «la piccola Salisburgo d'Italia» per la musica e i teatri, la movida dei giovedì universitari e la squadra di rugby che vinceva scudetti. Ma anche crescere la voglia matta di intravedere L'Aquila che potrà essere: l'apertura della sede distaccata del MAXXI (Museo Nazionale arti del XXI secolo), il recupero delle altre chiese (dopo la Basilica di Collemaggio e San Bernardino) e di tutti gli spazi sbranati dal mostro del terremoto. «Nonostante la pandemia - riflette il sindaco Pierluigi Biondi di Fratelli d'Italia, tifoso sfegatato del Toro con tanto di sciarpa granata in ufficio - il cammino va avanti. La ricostruzione privata è oltre l'80%, mentre quella pubblica, che sconta difficoltà legate alle norme che regolano i contratti pubblici, codice degli appalti e procedure farraginose, si attesta intorno al 60%. Ma, soprattutto, c'è un costante e quotidiano riappropriarsi di luoghi, consuetudini, legami con il territorio e una riscoperta dell'identità culturale che il virus ha solamente sospeso, in attesa di poter tornare a vivere una città che sta rinascendo, oltre che più sicura, ancora più bella e affascinante di quanto non lo fosse già prima». Prima che si colorasse di tutte le tonalità del dolore. - © RIPRODUZIONE RISERVATA

IL CENTRO STORICO

Area interdetta Cantieri attivi Cantieri ultimati LE TAPPE 1 6 aprile 2009 Il terremoto causa 309 morti, 1600 feriti. Il centro storico è in macerie 2 2014 Parte effettivamente il processo di ricostruzione del centro storico de L'Aquila 3 6 aprile 2019 Decennale del terremoto: fiaccolata con la presenza di 15 mila persone 4 18 novembre 2020 Dopo li lockdown di marzo e aprile, L'Aquila si colora di rosso fino a Natale PIERLUIGI BIONDI SINDACO DELL'AQUILA Siamo in attesa di poter tornare a vivere una città che sta rinascendo più bella di prima

Foto: Uno scorcio del centro storico de L'Aquila con i crolli dovuti al terremoto del 2009