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21/05/2020

L’appello di Sapelli & C. per ripartire

La Verita' - GIULIANO GUZZO

Il celebre economista, assieme a imprenditori, storici e filosofi, sottoscrive un testo che chiede misure straordinarie: «Le forze vive del Paese devono potersi liberare»
«Sì all'interesse nazionale, no allo statalismo». «Lo Stato guardiano sì, lo Stato imprenditore no». Sono solo alcuni dei passaggi dell'accorato appello dell'economista Giulio Sapelli e di altri studiosi in favore di una ripresa economica degna di questo nome, che traghetti cioè realmente il nostro Paese oltre la stagnazione del lockdown. Il documento - sottoscritto, tra gli altri, da Gaetano Cavalieri, imprenditore del lusso, dagli storici Marco Gervasoni e Eugenio Capozzi e dal filosofo Corrado Ocone muove da una premessa: «Le forze vive della società italiana vanno liberate e va loro consentito di agire». Affinché ciò sia possibile, ammoniscono gli autori dell'appello, urge però agire con tempestività su almeno tre versanti. Anzitutto occorre «ripensare, riducendone il peso, il sistema fiscale che grava sul capitale e sul lavoro»; il che naturalmente comporta, va da sé, l'accantonamento di ogni ipotesi di patrimoniale, che avrebbe solo effetti depressivi in un sistema già paralizzato. In seconda battuta, scrivono Sapelli e gli altri firmatari del documento, è fondamentale sburocratizzare il tessuto economico, liberandolo da quello che viene definito come «il coacervo degli "infiniti" adempimenti in materia di lavoro». Difficile, in effetti, anche solo immaginare forme di investimento quando, in aggiunta alla crisi economica, occorre fard i conti pure con un sistema procedurale labirintico, che annichilerebbe anche il più vulcanico spirito d'iniziativa. A questo proposito, l'appello avanza l'ipotesi di «misure straordinarie come la sospensione, nel periodo di ricostruzione, del Codice degli appalti e del Codice del consumo», senza neppure escludere un ripensamento dello stesso «reato di abuso d'ufficio per snellire autorizzazioni e avvìi lavori». Infine, come terzo e necessario intervento, il documento richiama l'urgenza da una parte di «azioni mirate per preservare la liquidità dei produttori» e, dall'altra, di «un piano di investimenti infrastrutturali finanziato dalla Bce» volto a liberare «risorse a tutela delle piccole imprese, dell'economia locale e del made in Italy». Richieste ambiziose? Giulio Sapelli e gli altri ne paiono perfettamente consapevoli. Ma sono altresì consapevoli di come, sotto il profilo non solo economico ma pure sociale e di tenuta dell'intero sistema, a causa dell'esperienza pandemica le cose abbiano preso una piega gravissima, se non irreparabile. Anche perché è indiscutibile, si legge sempre nel documento, che il governo guidato da Giuseppe Conte abbia fatto «ben poco, soprattutto se lo confrontiamo con la politica di helicopter money di Trump ma anche con quella di Merkel e di Macron». Ne consegue come il tempo delle parole sia terminato: occorre far sul serio e subito, altrimenti ci sarà ben poco, domani, da ricostruire. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: AUTOREVOLE Giulio Sapelli a una presentazione del suo libro [Ansa]