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04/11/2018

L’appello delle Acli «Via alle grandi opere»

QN - La Nazione

LAVORO MARTELLI: SBLOCCARE GLI INVESTIMENTI
È UNA PARTITA che negli ultimi sei anni ha avuto un valore di 4,5 miliardi di euro in Toscana. Il sistema della spesa pubblica per appalti o per l'acquisto di beni e servizi oltre i 40mila euro (al di sotto di questa soglia le amministrazioni possono effettuare l'affido diretto dei lavori) è peraltro tornato anche a crescere nel 2017, facendo registrare un +10,5% rispetto all'anno precedente, con 9.343 procedure. E proprio per questo c'è grande attesa per la firma di quel protocollo di intenti sugli appalti a cui la Regione Toscana ha messo mano da tempo in collaborazione con associazioni di categoria e sindacati. Un'attesa che però sconfina nella preoccupazione per un ritardo considerato ingiustificato. «NEI MESI scorsi - spiega Andrea Di Benedetto, presidente della Cna Toscana - abbiamo sollecitato la Regione per fare in modo che, nel rispetto delle regole, la ricaduta della spesa pubblica legata agli appalti veda sempre più coinvolte le imprese toscane». Da qui il lavoro sul protocollo di intenti che, stando alle ultime stesure, prevede «il 50 per cento degli inviti alle gare riservati a imprese toscane, con una clausola sociale per proteggere i lavoratori», osserva Di Benedetto, sottolineando che «Cna Toscana è pronta ad assumersi gli impegni che scaturiscono da quel protocollo». MA PERCHÉ allora il ritardo, si domanda ancora il responsabile toscano dell'associazione di categoria: «Forse il fatto del continuo rinvio della sottoscrizione segnala la difficoltà di qualcuno degli attori coinvolti? Non possiamo perdere altro tempo, la politica si assuma le sue responsabilità». C'è anche un caso considerato emblematico da Di Benedetto e portato a esempio di cosa potrebbe essere cambiato, con l'approvazione del protocollo. L'episodio riguarda l'asfaltatura di alcune strade nel Comune di Cascina. Un imprenditore locale del settore, racconta la Cna, ha verificato che «alla gara sono state sorteggiate e invitate venti aziende, una di Arezzo, tutte le altre di Umbria, Marche, Lazio, Campania». NESSUN dubbio sulla legittimità formale della gara, si osserva, ma perché non coinvolgere anche aziende del territorio al momento della selezione? «Non chiediamo favoritismo ai Comuni e alla Regione - sostiene Di Benedetto - ma pretendiamo che le nostre aziende possano partecipare alle gare indette nel loro territorio nel rispetto delle norme e procedure previste dal Codice degli appalti». Un volume di affari, come detto, miliardario e che rappresenta il 5,9% del totale nazionale, con un importo annuo medio di 1.522 euro per abitante. «Il protocollo di intenti sugli appalti è ancora più importante per le imprese toscane alla luce di quanto constatiamo tutti i giorni: ben pochi degli appalti pubblici nella nostra regione sono affidati a imprese locali», conclude Di Benedetto.

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