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08/09/2020

L’appello: «Basta scuse, fate il Polo bibliotecario»

Alto Adige

Lettera aperta de «Il Cristallo». La rivista raccoglie il variegato mondo della cultura italiana «L'ex Pascoli non può restare vuoto e nel degrado. Abbiamo bisogno di quella struttura»
PAOLO CAMPOSTRINI Perché il ponte Morandi lo hanno tirato su in un anno nonostante i Benetton, che sono vivi e vegeti, e "mutatis mutandis" il Polo bibliotecario langue da anni nonostante Condotte sia invece, commissariata ? La domanda se la fanno quelli del "Cristallo", rivista che raduna la cultura italiana altoatesina. E Carlo Bertorelle che la guida. Già, perché la Provincia nicchia? Certo, se avviasse la procedura accelerata affidando, come prevede la legge, l'appalto ai secondi classificati i commissari fallimentari avrebbero qualcosa da dire. Ma cosa più dei Benetton col loro ponte? Un paio di risposte arrivano dal Comune di Bolzano. Dice Juri Andriollo , assessore alla Cultura: «Ho un sospetto. Un terribile sospetto: che i fondi per il Polo siano spariti, deviati verso altre opere sul territorio . Non più a Bolzano». Non sono pochi i fondi. Più di 60 milioni. «E poi - insiste l'assessore - non c'è più Tommasini in Provincia. C'è la Lega, con due assessori competenti, uno al Patrimonio e uno alla cultura ». A questo proposito, il primo, ha più volte ribadito che no, il progetto Polo resta ma che ha affidato la questione all'ufficio legale per evitare rischi di ricorsi al Tar o alla corte dei Conti: «Condotte ha più volte detto che è interessata ha spiegato Massimo Bessone - e io le credo. Per cui prima di avviare l'affidamento ad altri, ho chiesto agli uffici se ci sono rischi». In realtà Condotte tace, del cantiere neppure l'ombra e a loro volta gli uffici stanno valutando. Ma dall'ultima chiamata dei commissari sono passati mesi, risalendo le comunicazioni al 2019. Per cui l'attacco alla Provincia arriva anche dai banchi dell'opposizione a palazzo Widmann: «L'assessore dice Sandro Repetto , consigliere Pd - deve uscire allo scoperto. Non ha più l'alibi che prima c'era Tommasini. Ora c'è lui. E quello che vedo è un politico che invece di agire da politico delega tutto ai funzionari. Certo che i funzionari non vogliono rischiare ricorsi o chiamate in causa. Dunque il Polo è fermo». Anche per Repetto, insomma, il tema è che in Provincia il Polo sia passato in secondo ordine e che si giri intorno alla questione: «La Lega e a questo punto anche gli alleati della Svp devono dire alla città che vogliono il Polo o no. Ma devono dirlo chiaro. E dovrebbe dirlo anche Zanin.... ma poi non solo dirlo ma agire di conseguenza». Che Bolzano sia da anni in attesa di un centro culturale ampio e flessibile è evidente. Basti pensare alle condizioni della biblioteca Civica ormai costretta a lavorare in locali fatiscenti e che costano un occhio in canoni d'affitto. «La Provincia ci aveva promesso il Polo per trasferire lì la cultura cittadina - insiste Andriollo - e su queste promesse abbiamo impostato il futuro anche della Biblioteca Civica. Dopo le prime difficoltà con Condotte si è chiesta la proroga al padrone di casa dei locali sul ponte Talvera ma anni fa ormai... Ora il tempo è scaduto ed è chiaro che Condotte mena il can per l'aia. Dunque Bessone, in prima persona e Kompatscher decidano: o sì o no. Se si che si attivino. Senza mandare avanti sempre e solo i funzionari». In effetti Condotte, forte della vecchia assegnazione dei lavori, sono anni che evita la rottura dei rapporti con la Provincia attivandosi così solo in occasione di scadenze amministrative ma mai sciogliendo il nodo vero: comunicare l'inizio dei lavori. Anche Carlo Betorelle, nella sua lettera aperta che è stata inviata per la sottoscrizione a numerosi uomini e donne di cultura bolzaninini e no, ricorda come il progetto Polo alle ex Pascoli sia in campo da dieci anni. Più volte oggetto di refresh architettonici, per salvare la facciata razionalista, e di scadenze più volte posticipate per favorire Condotte. In più, il luogo rischia ogni giorno di più il degrado. Evitato nelle sue dimensioni più visibili, per ora, con una serie di interventi predisposti proprio dall'assessorato di Bessone, in termini di sicurezza statica e sicurezza tout court. Dunque le ex Pascoli stanno diventando un non luogo. E proprio per questo ora che uomini di cultura e la più prestigiosa rivista del mondo intellettuale di lingua italiana, chiede di decidersi: o il Polo si vuole, e allora si agisca subito e con procedure anche accelerate come col Morandi, illuminando così una precisa volontà politica a prescindere dalla possibile conflittualità amministrativa, oppure non lo si vuole più. «Ma allora la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente , uscendo da questa agonia ...» .

Foto: Lo stato di abbandono e degrado del complesso ex Pascoli in via Longon