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04/07/2019

L’appalto integrato torna libero Ma l’apertura è a rischio blocco

Il sole 24 Ore - Supplemento - Francesco Carnovale

Progettazione / LA FASE PRELIMINARE
Sperimentazione fino al 2020 però il decreto dimentica una parte delle norme
Ritorna l'utilizzo dello strumento dell'appalto integrato fino al 2020. C'è anche questa tra le modifiche al Codice dei contratti pubblici, introdotte dal decreto legge 32/2019. Anche se il modo in cui il decreto sblocca cantieri è stato scritto potrebbe, all'atto pratico, creare molti dubbi tra gli operatori. COSA CAMBIA L'articolo 1, comma 1 lettera b) del decreto sblocca cantieri prevede, infatti, la sospensione fino al 31 dicembre 2020, a titolo sperimentale, dell'articolo 59 comma 1 quarto periodo nella parte «in cui resta vietato il ricorso all'affidamento congiunto della progettazione e dell'esecuzione». E infatti l'articolo 59, comma 1, quarto periodo del Codice prevede che «è vietato il ricorso all'affidamento congiunto della progettazione e dell'esecuzione di lavori ad esclusione dei casi di affidamento a contraente generale, finanzadi progetto, affidamento in concessione, partenariato pubblico privato, contratto di disponibilità, locazione finanziaria, nonché delle opere di urbanizzazione a scomputo di cui all'articolo 1, comma 2, lettera e). Si applica l'articolo 216, comma 4-bis». Con la previsione normativa inserita in sede di conversione del DI 32/2019, di carattere sospensivo, il legislatore ha quindi dato la possibilità alle amministrazioni di poter ricorrere all'appalto integrato per tutte quelle opere i cui progetti definitivi siano stati approvati dall'organo competente e "banditi entro il 31 dicembre del 2020. I DUBBI DEGLI OPERATORI L'argomento «appalto integrato» ha suscitato nel mondo degli operatori del diritto non poche critiche, dal momento che uno dei principi capìsaldi del Codice dei contratti pubblici del 2016 consisteva proprio nel divieto di ricorso all'appalto integrato da parte delle Pa, per garantire un più elevato livello di progettazione e conseguentemente evitare il ricorso alle varianti in corso d'opera. In particolare, l'Autorità anticorruzione nel documento di approfondimento sulle principali novità introdotte dallo sblocca cantieri del 20 maggio scorso ha rilevato le seguenti criticità: «Nella sostanza - come era chiaramente emerso nell'esperienza pregressa nell'appalto integrato la commistione fra progetto ed opera rischia di incidere sulla qualità dei lavori». Dalle norme sopra richiamate appare evidente che la sospensione dell'efficacia dell'articolo 59, comma 1, quarto periodo riguarda sia il divieto generale di appalto integrato, sia le sue eccezioni. Pertanto, oggi è consentito alle stazioni appaltanti di bandire una gara di progetto di livello inferiore all'esecutivo. L'effetto sospensivo del divieto però riguarda soltanto «il ricorso all'affidamento congiunto dellaprogettazione e dell'esecuzione di lavori ad esclusione dei casi di affidamento a contraente generale», formule di Ppp e urbanizzazioni. APPLICAZIONE INCERTA È invece ancora in vigore l'obbligo contenuto nella terza parte dell'articolo 59 comma 1 del Codice che impone di assegnare le gare su progetto esecutivo, fatto salvo il caso di opere ad alto tasso di tecnologia o di innovazione. Si tratta di una previsione che, nella pratica, rischia di mettere a rischio l'applicazione della previsione dello sblocca cantieri. Sebbene lo spirito della nuova norma sia chiaro, infatti, (aprire di nuovo all'appalto integrato), è indubbio che questo passaggio contrasti con le novità del DI 32/2019. Si presuppone che, a base di gara, sia posto il progetto definitivo, eliminando così dainovero delle possibilità la liberalizzazione dell'appalto integrato estesa fino al progetto preliminare (il cosiddetto appalto integrato complesso). Gli operatori economici attestati per prestazioni di progettazione e costruzione dovranno documentare i requisiti per 10 svolgimento della progettazione esecutiva, laddove i predetti requisiti non siano dimostrati dal proprio staff di presentazione. TUTELE PER I PROGETTISTI 11 legislatore, inoltre, ha previsto il nuovo comma ì-quater all'articolo 59 del Dlgs 50/2016 il quale prescrive che, qualora l'operatore economico si avvalga di più soggetti qualificati per la realizzazione del progetto, sarà cura della stazione appaltante indicare nei documenti di gara le modalità di corresponsione diretta al progettista della quota del compenso per gli oneri di progettazione indicati in sede di offerta. Si rileva che trova comunque applicazione, ed è tutt'oggi in vigore, il secondo comma dell'articolo 59 del Codice appalti, secondo cuila scelta di ricorrere all'appalto integrato dovrà comunque essere motivata dalla stazione appaltante nella determina a contrarre. La reintroduzione dell'appalto integrato nei settori ordinari renderànecessario sempre e comunque l'utilizzo del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa rispetto al criterio del prezzo più basso, per il quale il legislatore ha esteso l'ambito di applicazione solo agli appalti di importo inferiore alla soglia comunitaria. IL FENOMENO DELLE VARIANTI Restano però aperte sul tavolo della discussione le questioni relative al fenomeno delle varianti che, con la riattivazione dell'appalto integrato previsto dallo sblocca cantieri, riprendono vita. Appare utile ricordare che in vigenza del precedente regime normativo all'articolo 93, comma 4 del Dlgs 163/2006 (il vecchio Codice appalti) era precisato che «il progetto definitivo individua compiutamente i lavori da realizzare» e all'articolo 24, comma 1 del Dpr n. 207/10 (il regolamento appalti), era prescritto che gli elaborati grafici ed i calcoli devono essere sviluppati «ad un livello di definizione tale che nella successiva progettazione esecutiva non si abbiano significative differenze tecniche e di costo». Inoltre, al comma 3 dell'articolo 169 del Dpr citato, era prescritto il vincolo per l'aggiudicatario di non apportare «alcuna variazione alla qualità ed alla quantità delle lavorazioni previste nel progetto definitivo». Potevano essere modificate le previsioni solamente nei casi previsti nell'articolo 132 del Dlgs 163/2006 e cioè per gli stessi motivi che giustificavanolapredisposizione di perizie di variante in corso d'opera compresa, se necessaria, la formazione di nuovi prezzi ai sensi dell'articolo 163 del Dpr n. 207/2010. Il contributo operativo più importante, quindi, era fornito dall'articolo 169 del Dpr 207/2010, abrogato dal Codice appalti del 2016. I POSSIBILI RISCHI Ad oggi quindi non appaiono esservi limiti al ricorso dello strumento delle varianti. La sospensione del divieto di ricorso allo strumento dell'appalto integrato, senza limiti al fenomeno delle varianti, anziché velocizzare la realizzazione delle opere pubbliche, potrebbe rappresentare per le amministrazioni nuovi e maggiori costi. Occorre prendere atto che i rimedi, finora adottati, per eliminare le richieste di maggiori compensi non hanno sortito, fino ad oggi, effetti positivi. Per questa ragione, è auspicabile un intervento del legislatore in sede di emanazione del nuovo regolamento unico affinchè vengano forniti alle stazioni appaltanti strumenti utili per limitare il ricorso alle varianti, ed evitare così contenziosi e soccombenza della pubblica amministrazione. Inoltre, le nuove previsioni regolamentari potrebbero tornare utili anche ai nuovi collegi consultivi tecnici, per la risoluzione delle dispute in fase di esecuzione. © RIPRODUZIONE RISERVATA