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16/03/2021

L’appalto, il manager e la ‘talpa’

QN - La Nazione

PERUGIA 'C'è un milione da giustificare in base alle tariffe Anac, devono trovare qualche escamotage per ampliare le aree esterne, qualcosa del genere'. Chi parla è Reno Vitali, nel dicembre del 2017 manager della Servizi sociali, l'interfaccia con l'Azienda ospedaliera di Perugia «unico referente - annota la Finanza - fino al suo licenziamento nell'aprile del 2018». E' dicembre del 2017. Concorsopoli sembra lontana ma la guardia di finanza ascolta. «La telefonata aveva ad oggetto l'appalto delle pulizie presso l'ospedale», conferma la testimone sentita dai pm Paolo Abbritti e Mario Formisano nell'ambito della 'Fase 2' dell'inchiesta. Quella, appunto, sugli appalti, ovvero l'indagine-madre che poi travolgerà sanità e politica. Nei mesi scorsi con le perquisizioni di una dirigente dell'Usl Umbria 1, Patrizia Valentinucci e del presidente della Cooperativa Lucio Scarponi, indagati nel nuovo fascicolo 1153 avviato per corruzione insieme allo stesso Vitali e a Serena Zenzeri, gli accertamenti hanno ripreso quota. Tutto ruota attorno all'appalto per le pulizie. Aggiudicato dalla Servizi nel 2011 per quattro anni per 24,7 milioni e poi prorogato tecnicamente prima di 6 mesi, poi di anno in anno, in attesa che Umbria Salute, come centrale unica di acquisto, bandisse la gara centralizzata per quasi tutte le aziende dell'Umbria, nel luglio del 2018. Formata la commissione a febbraio 2019, a maggio sono state ammesse 27 società sulle 28 totali e ora si dovrebbe decidere. Tra i nuovi testimoni sentiti alcuni sono rimasti top secret, indicati con le lettere dell'alfabeto e la procura ha blindato anche le dichiarazioni dello stesso Vitali, l'indagato-ombra. Mentre il verbale della ex dipendente della Servizi, vicina a Vitali, è stato depositato al tribunale del Riesame, insieme all'informativa delle fiamme gialle. La donna potrebbe essere una delle 'talpe' che al'epoca si rivolsero ai Cinquestelle: «Io avevo elaborato un manoscritto di tutte le vicende corruttive all'interno dell'Azienda ospedaliera e della Servizi associati sulla base di quello che mi veniva raccontato da Reno (Vitali, ndr). In parte ho copiato appunti suoi, questo manoscritto l'ho portato al Movimento 5 Stelle. Ho scritto anche una lettera anonima alla prefettura», ha detto, tra l'altro ai pm, a fine 2019. La donna - già allontanata dalla Cooperativa nei mesi precedenti all'indagine - è stata sentita due volte: un fiume in piena: accuse a pioggia di battute di caccia, mazzette, festini e viaggi-premio. «Reno mi ha detto che tutte le gare aggiudicate erano frutto di accordi con i vertici dell'Azienda ospedaliera e della politica in virtù dei rapporti che Reno aveva» e che già «a Natale 2017 mi diceva che bisognava fare attenzione in quanto quelli della direzione gli avevano detto che c'erano indagini in corso per le procedure di gara. In particolare gli avevano detto che doveva evitare di parlare con loro e che eventuali colloqui dovevano avvenire fuori dagli uffici, preferibilmente al bar tenendo i telefoni lontani». Accuse a pioggia anche nei confronti dei precedessori dei direttori dell'Azienda. Nell'informativa viene affrontato il capitolo assunzione del figlio della Zenzeri, anche con riferimento al 'dossier' di cui parlava Valorosi intercettato (e chiamato «passaggio di consegne»). In particolare la Finanza ha stigmatizzato - di lì l'accusa mossa dai pm - che l'assunzione alla Servizi avvenne nel 2014 (a tempo indeterminato nel 2016) mentre la dirigente avrebbe avallato una modifica contrattuale di 142mila euro l'appalto-pulizie. Tutto accuse negate dall'indagata, difesa dagli avvocati Luca Gentili e Claudio Lombardi e dallo stesso Ad della Cooperativa, assistito dall'avvocato Giancarlo Viti. «Lui (Vitali, ndr) ci ha fatto certi casini anche su sta storia delle persone che faceva fare le domande», spiegava il presidente Cardinali a Valorosi. Erika Pontini