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01/10/2021

L’Antitrust avverte: fondi Ue a rischio per corruzione e normativa appalti

Il Sole 24 Ore - Carmine Fotina

la relazione annuale / PANORAMA
«Le incognite sulla attuazione del Pnrr sono molte, a partire da un quadro normativo ipertrofico che frena gli investimenti». Il presidente dell'Antitrust Roberto Rustichelli lancia l'allarme: occorre accelerare sulla semplificazione. Non solo: la corruzione resta un fenomeno radicato che va combattuto con forza, perché rischia di compromettere la ripresa post Covid. -a pagina 8

ROMA

C'è un filo che unisce le proposte formulate dall'Antitrust al governo in vista della legge per la concorrenza e la realizzazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). È la normativa sugli appalti, che ieri il presidente dell'Autorità per la concorrenza, in occasione della presentazione al Senato della relazione annuale, ha chiesto ancora una volta di modificare in un'ottica di maggiore semplificazione. La proposta, in relazione alla spesa pubblica del Pnrr, è sospendere di fatto il Codice dei contratti pubblici e ricorrere alle sole norme contenute nelle direttive europee del 2014, con le dovute integrazioni solo laddove le disposizioni europee non siano auto-applicative. Si mette in guardia da «molte incognite» che gravano sul Recovery plan, inevitabili in un Paese in cui «il tempo medio di realizzazione delle opere pubbliche, il cui costo supera i 50 milioni di euro, risulta pari a circa 14 anni». Per Roberto Rustichelli non è scontato che le risorse previste dal piano si traducano tempestivamente in opere pubbliche, quindi in investimenti, a causa di un quadro normativo ipertrofico e di un pericolo reale di corruzione. «Se si considera che oggi il 74% dei procedimenti in materia di corruzione riguarda il settore degli appalti pubblici, in particolar modo le procedure di gara (82%), piuttosto che gli affidamenti diretti (18%), una riflessione urgente si impone». Il Codice, è la tesi dell'Antitrust, «rischia con le sue farraginosità e complicazioni, di ostacolare il conseguimento» degli obiettivi del Pnrr.

La relazione annuale è anche l'occasione per tornare sull'urgenza di una nuova legge annuale per la concorrenza, su cui concorda anche la presidente del Senato Elisabetta Casellati dicendo che in Parlamento c'è grande attesa per la presentazione della delega da parte del governo. Poi Rustichelli dedica ancora una volta ampio spazio al tema del dumping fiscale tra Paesi. «Il danno si è ancor più aggravato - ribadisce il Garante -. L'Europa è la principale vittima dell'elusione delle grandi società, con oltre il 35% dei profitti spostati dal Vecchio Continente a fronte di meno del 25% degli Stati Uniti».

Nella relazione vengono additati sei paesi come principali responsabili - Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Belgio, Cipro e Malta - e citati alcuni dati, tratti da uno studio di tre ricercatori delle università di Berkeley e Copenhagen, secondo i quali «sono 27 i miliardi realizzati nel 2018 in Italia dalle multinazionali e spostati nei paradisi fiscali europei; 40 quelli spostati dalla Francia; 71 i profitti sottratti alla tassazione in Germania». Preoccupa la reale praticabilità dell'accordo maturato al vertice del G20 di Venezia che prevede l'introduzione di una global minimum tax pari ad almeno il 15%. Sicuramente «un passo avanti», commenta il numero uno dell'Antitrust, «ma sarà difficile applicare in modo uniforme la nuova imposta a causa della mancata standardizzazione dei criteri di calcolo della relativa base imponibile».

Per quanto riguarda invece l'attività svolta, nella relazione il Garante si sofferma soprattutto sulla crescita del ricorso allo strumento degli impegni nella tutela dei consumatori. Esaminando le istruttorie avviate dal 2019, il 42% dei 66 provvedimenti di accettazione degli impegni volontari presentati dalle imprese coinvolte - dai trasporti aerei e marittimi ai servizi bancari e finanziari, dai prodotti assicurativi alla fornitura di energia elettrica e gas - ha previsto ristori a beneficio di oltre 580 mila consumatori, per un importo complessivo restituito di circa 34 milioni di euro. Mentre, dal 1° gennaio 2020 al 31 luglio 2021, l'Autorità ha comminato sanzioni complessive per 627 milioni di euro, di cui 496 milioni in materia di tutela della concorrenza e 131 milioni in materia di tutela del consumatore.

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L'ATTIVITÀ

627

Bilancio dal 2020

Dal 1° gennaio 2020 al 31 luglio 2021, comminate sanzioni per 627 milioni. In materia di intese e abusi, i procedimenti chiusi con accertamento dell'illecito sono stati 8, mentre quelli chiusi con impegni 3. Nove le istruttorie per concentrazioni. Per quanto riguarda la tutela del consumatore e delle microimprese, 82 procedimenti chiusi con l'accertamento dell'infrazione e 52 con impegni


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