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27/05/2020

L’antimafia dei dossier contro i nemici

La Repubblica - Antonio Fraschilla

Il caso
L'antimafia usata come una clava. A pagarne le spese deputati, dirigenti, assessori non in linea con i gran consiglieri attorno all'allora governatore Rosario Crocetta.
È quello che emerge in controluce leggendo le carte dell'inchiesta che ha portato agli arresti uno degli elementi di spicco di quel cerchio magico crocettiano: Antonio Candela, astro nascente ai tempi del governo dell'ex sindaco di Gela. Ad esempio dall'indagine emerge un appalto al centro di presunte tangenti: quello per l'efficientamento energetico dell'Asp di Palermo.
Una gara da 126 milioni di euro in nove anni. L'allora presidente della commissione Sanità, Giuseppe Digiacomo, solleva più di un dubbio, ma viene attaccato. ● a pagina 9 L'antimafia usata come una clava.
A pagarne le spese deputati, dirigenti, assessori non in linea con i gran consiglieri attorno all'allora governatore Rosario Crocetta. È quello che emerge in controluce leggendo le carte dell'inchiesta che ha portato agli arresti uno degli elementi di spicco di quel cerchio magico crocettiano: Antonio Candela, astro nascente ai tempi del governo dell'ex sindaco di Gela. Dall'indagine emerge un appalto, in particolare, al centro di presunte tangenti: quello per l'efficientamento energetico dell'Asp di Palermo. Una gara da 126 milioni di euro in nove anni. L'allora presidente della commissione Sanità, Giuseppe Digiacomo, nel 2015 solleva più di un dubbio sulla gara ponendosi una semplice domanda: «Perché se l'Asp spende 8 milioni di euro all'anno per l'energia, con l'efficiantamento dovrebbe spenderne 126 in nove anni, cioè tra i 4 e i 10 milioni di euro all'anno in più?». Contro Digiacomo inizia un fuoco di fila. A partire dallo stesso governatore Rosario Crocetta, che difende Candela e la gara in questione: «Sembra che Digiacomo negli ultimi tempi si stia divertendo a recitare a soggetto, solo che non avendo studiato all'accademia di arte drammatica gli spettacoli gli vengono male - attacca il governatore - mentre ha intenzione di creare una tragedia in realtà mette in scena una farsa. Domanda: si può rispondere al fatto di frequentare un noto faccendiere, già arrestato poiché considerato "promotore e organizzatore" di truffe?».
Contro Digiacomo vennero messe in giro anche voci sul suo comportamento personale: «Hanno provato a massacrarmi solo per aver posto qualche domanda su quella gara molto anomala - dice oggi l'ex deputato del Pd - sono arrivati a mettere in giro voci sul fatto che io bevevo molto, che non ero sobrio. Ma ci rendiamo conto di che stagione abbiamo vissuto?». Crocetta su Candela si difende: «Io ho avuto tanta fiducia in lui per le continue denunce che mi faceva - dice - non ho avuto mai "miei uomini" per il semplice motivo che non ho mai chiesto a nessuno alcun favore. Candela ha avuto una medaglia da parte della presidenza della Repubblica, per la sua lotta a favore della legalità. Certamente la presidenza della Repubblica aveva punti di osservazione più potenti dei miei per valutare i comportamenti di Candela. Digiacomo non poteva poi andarsi a inserire in un appalto come ha fatto, di questo resto convinto e ho riferito alla procura subito». Rimane un certo modo di agire, con le denunce usate come arma impropria. Lo stesso Candela, intercettato, si diceva non a caso pronto a denunciare i rivali. Scrivono i magistrati: «Parlava con disprezzo del presidente della Regione, dell'assessore alla Salute Ruggero Razza, del "ladro" Vincenzo Barone "messo lì dentro", del Damiani che "c'ha duemila cazzi che a sto punto vale la pena metterli nero su bianco", di Alessandro Caltagirone, di "questo Lanza in quota di Stancanelli", e parlava dei veri e propri "dossier" ricattatori che il Taibbi diceva di avere confezionato o di essere pronto a confezionare per lui con tanto di "foto satellitari" delle "porcate" fatte da ognuno».
Denunce, dossier fatti arrivare sul tavolo al punto giusto. Mezzi che funzionavano, eccome. La scomparsa Maria Rita Sgarlata è stata cacciata dalla giunta proprio per un dossier su una presunta piscina abusiva: era passata con l'ala dei renziani e non era forse più affidabile? Ma non per motivi politici è stata messa fuori dalla giunta. No, si è preferito lo strumento della denuncia salvo poi scoprire, come ha messo nero su bianco un giudice, che la piscina non era abusiva. E in questo sistema dell'antimafia usata come clava si scopre che anche l'ex assessore Nicolò Marino era stato vittima di dossier, come emerso dal processo che ha portato alla condanna di Antonello Montante, l'ex leader di Confindustria membro di spicco del cerchio magico crocettiano. Marino entra in rotta con alcuni padroni delle grandi discariche e dall'indagine su Montante emerge che su Marino inizia un'attività di "ricerca" sulla sua vita privata e sull'acquisto di una Ferrari.
Tutto alla fin fine faceva brodo, l'importante era non intaccare il sistema antimafia.

Foto: kEx manager Antonino Candela


Foto: kIl cerchio magico L'ex manager della Sanità Antonio Candela con Crocetta. A destra Antonello Montante