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24/03/2020

L’ansia delle imprese edili “Servono misure per tutelarci”

La Stampa - MONICA SERRA

I costruttori costretti alla serrata: l'emergenza sanitaria si fa economica IL CASO
Appello al governo "Adesso aspettiamo indicazioni precise"
MILANO Alessandro Mereghetti lo dice senza troppi giri di parole: «Il bene primario di un'azienda sono i propri dipendenti e la cosa più importante è la loro salute». Titolare di Icg Srl, Mereghetti è uno dei tanti imprenditori edili milanesi che da una decina di giorni, anche più, hanno chiuso i battenti e fermato le lavorazioni. Tra i suoi dipendenti, «i dieci impiegati amministrativi hanno continuato a lavorare in smart working, mentre i venti operai sono a casa e usufruiscono della cassa integrazione concessa dal governo». Tutti i suoi appalti milanesi, per lo più pubblici (scuole, strade, urbanizzazioni) si sono fermati da venerdì 13 marzo. «Ma martedì scorso sono stato costretto a richiamare tre operai per via dell'unico appalto che abbiamo vinto nella Bergamasca, proprio in val Brembana e val Seriana, le zone più colpite dal coronavirus». Non per un'attività urgente e necessaria: la manutenzione delle reti d'acqua potabile di alcuni Comuni con inizio dei lavori previsto per il primo aprile. «Eppure la stazione appaltante ha preteso che andassimo fino a Zogno con i camion, per dimostrare che abbiamo i mezzi dichiarati nella gara d'appalto. Una cosa che in genere si fa sulla carta, inviando la documentazione e i libretti dei mezzi. A maggior ragione in questo momento». Ma i lavori inizieranno comunque il primo aprile? Mereghetti scuote la testa: «Per il momento nessuno si è fatto sentire, ma il Dpcm imporrebbe il blocco almeno fino al 3». Il pensiero dell'imprenditore è condiviso da gran parte dei suoi colleghi milanesi: «Le ditte più grandi sono ferme da giorni. È necessario per tutelare i lavoratori, anche perché è quasi impossibile oggi procurarsi i dispositivi di protezione come mascherine, guanti e gel igienizzanti. E in ogni caso è molto difficile far rispettare, nei cantieri, la distanza di un metro tra gli operai ». Di diverso avviso tanti imprenditori bergamaschi che invece hanno continuato a lavorare fino alla serrata imposta venerdì dalla Regione Lombardia e in attesa di conoscere i dettagli del decreto del presidente del Consiglio. «Abbiamo sempre detto che con responsabilità eravamo pronti a chiudere, ma aspettavamo indicazioni precise dal Governo, oltre a tutte le misure necessarie per garantire la sopravvivenza delle imprese», fanno sapere dall'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) di Bergamo. Nessun imprenditore ha voglia di parlare, «sono tutti troppo presi dall'emergenza», mentre Confindustria scrive al premier Conte per chiedergli di far slittare di qualche giorno il Dpcm. Anche la presidente di Ance Bergamo, Vanessa Pesenti, è impegnata per via dell'emergenza. In serata affida il suo pensiero a una nota. «In questi giorni abbiamo chiesto più volte misure specifiche per il settore edile, che nulla ha a che vedere con l'attività manifatturiera», scrive. «La salute è un bene primario e con responsabilità ci siamo resi subito disponibili a sospendere, dove necessario, le attività dei nostri cantieri. In attesa di conoscere i dettagli del decreto, segnaliamo che abbiamo già recepito le indicazioni dell'ordinanza della Regione. È però fondamentale che - conclude la presidente vengano previste anche tutte le misure necessarie alle nostre imprese perché l'emergenza sanitaria non si trasformi poi in emergenza economica». -