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23/03/2021

Landini “No ai condoni Vaccinate i lavoratori invece di licenziarli”

La Repubblica - Roberto Mania

L'intervista
Il decreto amplia la platea dei precari che hanno diritto al sostegno, ma l'assegno passa da mille a 800 euro al mese
Roma - «Entro l'estate i lavoratori vanno vaccinati, non licenziati. È un errore da correggere quello del governo, mentre è del tutto sbagliata la scelta politica di un nuovo condono fiscale: un'offesa a chi paga sempre le tasse». Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, non rompe con l'esecutivo Draghi ma chiede un cambio di rotta significativo su alcuni punti del decreto Sostegni, tanto più dopo aver firmato proprio a Palazzo Chigi, e non più di dieci giorni fa, il Patto sul lavoro pubblico.
Landini, cos'è che non le piace del decreto che stanzia 11 miliardi per le imprese, e dunque per il lavoro, oltre tre miliardi per la cassa integrazione e aumenta le risorse per il reddito di cittadinanza? «Il provvedimento è sicuramente necessario, ma ci sono tre cose che non mi convincono proprio. La prima: la decisione di inserire in un decreto per sostenere l'economia, in questo drammatico momento, un nuovo condono fiscale. Che, come è evidente a tutti, non c'entra nulla con il lavoro, la povertà, l'emergenza.
Anzi, è un modo di offendere chi le tasse le paga sempre anche per garantire, non dimentichiamolo, i diritti e i servizi a chi le tasse, invece, le evade. Pessima scelta. Tra l'altro, il condono del governo Conte I, quello Lega-M5S, arrivava fino a mille euro di sanzioni, questo del governo Draghi addirittura innalza il livello fino a 5 mila euro e la cancellazione delle cartelle vale sia per le persone fisiche sia per altri soggetti, senza alcun richiamo all'Isee. Qui ci vedo una netta contraddizione con le affermazioni contenute nel discorso programmatico del presidente Draghi. Dove era forte il richiamo alla dimensione europea e alla volontà di una riforma complessiva del sistema fiscale, fondato sulla lotta all'evasione, sulla rimodulazione dell'Irpef e sul rafforzamento del principio della progressività nella tassazione. Il condono non c'entra nulla con tutto questo e rischia di indebolire il profilo europeo dell'esecutivo». Draghi ha spiegato che la riforma andrà ben preparata. Non ha mai detto che l'avrebbe varata dopo un mese per di più con un decreto legge.
«Lo so bene e noi siamo pronti a dare il nostro contributo. Ma appunto: che ragione c'era per un altro condono fiscale? Quale è il bisogno? Si è inserito un provvedimento che va contro il senso comune che dovrebbe avere qualunque Paese».
Nemmeno Draghi ha difeso il condono. È una bandiere di Lega, M5S e Forza Italia. Però il premier ha detto che ci sono crediti inesigibili da decenni e questo vuol dire che è la macchina statale a non funzionare.
«Se si voleva ridurre il magazzino delle cartelle presso l'Agenzia della Riscossione si poteva agire sulle cartelle e sui crediti davvero inesigibili, non sui debitori. Insomma si poteva, per esempio, guardare alle aziende fallite non a tutti indiscriminatamente. Il condono generalizzato, seppur con qualche paletto, è sbagliato. Lo avevamo detto ma non ci hanno ascoltato».
Detto del condono. Quali sono gli altri due punti del decreto che non la convincono? «Il secondo riguarda i sostegni destinati ai lavoratori precari. È vero che si è allargata positivamente la platea a figure finora escluse, penso per esempio ai lavoratori in somministrazione, ma a fronte di questo è stato ridotto l'ammontare dell'indennità: da mille euro al mese a 800 euro. Questo in un momento in cui nel nostro Paese sta crescendo la povertà anche tra coloro che hanno una qualche forma di occupazione». Il terzo punto, saranno i licenziamenti: da luglio le grandi imprese manifatturiere potranno licenziare.
«Guardi, questa dovrebbe essere una fase di coesione sociale, di unità del Paese. Invece aver stabilito che da luglio, in teoria, le imprese industriali potranno ricorrere ai licenziamenti collettivi mentre per gli altri settori di attività continuerà il blocco fino ad ottobre dividerà il Paese. Una decisione incoerente rispetto all'impegno del governo di arrivare in autunno ad una riforma condivisa, grazie al confronto aperto, degli ammortizzatori sociali. Penso, lo ripeto, che in questo momento i lavoratori andrebbero tutti vaccinati e non licenziati».
Quanti sarebbero, secondo lei, i licenziamenti potenziali? «So che anche la Banca d'Italia, non il sindacato, ha riconosciuto che il blocco ha salvato almeno 6/700 mila posti di lavoro. Le aziende possono ristrutturarsi, se serve, anche senza ricorrere ai licenziamenti. Ci sono strumenti alternativi, la cassa integrazione ordinaria, i contratti di solidarietà, quelli di espansione.
Queste soluzioni andrebbero incentivate e rese prioritarie».
Pensa che il governo abbia scelto di stare dalla parte della Confindustria? «No, penso che non ci fosse bisogno di sbloccare i licenziamenti prima di una riforma degli ammortizzatori sociali». Tuttavia, l'Italia è l'unico Paese ad avere adottato un provvedimento di questo tipo.
«Ognuno fa i conti con la propria situazione. C'è un confronto aperto, si poteva aspettare. Il messaggio che si dà e che i problemi si risolvono licenziando i lavoratori».
Le imprese hanno detto che non si sarà alcuna corsa ai licenziamenti.
Non le crede? «È una ragione in più per un superamento con maggiore gradualità del blocco. Tenga conto che la questione delle eventuali ristrutturazioni industriali si lega fortemente con la politica industriale che il governo vorrà mettere in campo. Abbiamo chiesto di avviare un confronto su dossier importanti come ad esempio Stellantis, Ilva, Alitalia la cui soluzione disegna il futuro industriale del nostro Paese».
Si sente tradito da Draghi il cui arrivo a Palazzo Chigi lei aveva salutato molto positivamente? «No. L'autorevolezza e la competenza del presidente del Consiglio non sono in discussione.
Responsabilità per me significa dire sempre quello che si pensa con trasparenza. Nei prossimi mesi l'Italia avrà a disposizione ingenti risorse da parte dell'Unione europea. Ecco, non vorrei che ci possano essere aziende che licenziano a luglio per poi chiedere soldi in autunno. Sarebbe molto grave. Continuo ad avere aspettative da questo governo e non ho alcun pregiudizio. Giudico sul merito delle scelte e in rapporto agli interessi di chi rappresento. E siamo pronti a discutere sul Recovery Plan».
Quindi bene i 3,3 miliardi per la cassa integrazione, l'aumento degli stanziamenti per il reddito di cittadinanza e per il reddito di emergenza? «Assolutamente sì, compresi gli stanziamenti per il piano di vaccinazione. Però mi preoccupo quando sento un esponente della maggioranza dire che ora si devono sbloccare gli sfratti per cacciare le persone in affitto oppure che va cancellato il codice degli appalti».
Ma lei ce l'ha con Draghi o con Salvini? «Io guardo al merito e al futuro del Paese».

Foto: Maurizio Landini Leader della Cgil